Racconto intervista ultima parte

Un signore, conosciuto dalla famiglia dell’ossessa e da padre Pierpaolo aveva assunto palesemente,un atteggiamento apertamente incredulo.Fin qui niente di male .Il peggio era che all’incredulità aggiungeva un fare apertamente beffardo. Un giorno per sfidare l’incredulità altrui,alludendo al caso dell’ossesione,si espresse con queste parole:”se sei uno spirito,entra in mè”Pochi anni dopo ,costui si ammalò di tisi Un giorno chiamò l’esorcista e gli disse:”Di qualunque malattia devo morire non di questa”.E scoppiò in pianto.Anche qui il terrore non aveva perdonato. Pier Paolo visse sempre, in seguito, nell'incubo dei suoi ricordi. Un giorno si sentì dare una grossa bastonata in testa. Si guardò intorno ma non c'era nessu­no. La sua testa non si sostenne più ed egli andò con il mento puntellato contro il petto)Diceva:”Si tratta della vendetta del? demonio. Ed è solo poco mi pettavo dì più.Signore è misericordioso Ma il terrore non lo abbandonò più,Chi scrive è persuaso che questi casi di morte o di accidenti abbiano avuto con lo spirito dell'ossessa quello stesso rapporto che corre tra qualsiasi malattia e lo sconcerto psi­chico che l'accompagna. La cosa è tanto più evidente in quanto lo sconcerto psichico è indubbiamente precedente, ed ebbe ogni migliore opportunità di tramutarsi in trau­ma fisico. Non c'è alcun dubbio infatti che una minaccia misteriosa, di presunta fonte diabolica, non possa lasciare tracce indelebili: ed è oltremodo facile che, in una psicolo­gia debole o semplice, possa inserirsi come un cuneo. Uno strumento cioè che, penetrando sempre più a fondo con la lentezza inesorabile con cui procede una massa rappresentativa che si ingrossa e si rassoda per il con­tinuo concorso della volontà, alla fine, lacera tutto quanto: ne nasce quindi una malattia letale.
Contraria invece all'opinione dello scrivente, è il giudizio che nella fami­glia e tra i conoscenti della ex-osses­sa, si dà sulla morte delle suddette persone.In effetti, dobbiamo confessarlo,
può sconcertare la sicurezza con la quale pare che i demoni dispongano del filturo,Jsabò preannunzia la morte del Vescovo dì Piacenza e quella del Cassani: non cè qui ragionesufficiente per crede che queste morti siano opera lello stesso demonio?In realtà il demonio ha potere molto più 1imiltato, benché assai più sottilé e incontrollabile, di quanto la realtà popolare non sia portata a cre­dere. Illustriamo questo punto citando tre dei maggiori pensatori ecclesiastici.
I demoni non possono vedere direttamente, contemplandole nella Sapienza di Dio (visione a loro esclusa), le ragioni fondamentali che regolano il corso dei tempi. Usano soltanto la loro esperienza che si  giova di certi indizi a noi sconosciuti, e che permette loro di vedere le cose future assai più degli uomini. A volte essi possono preannunziarne il modo di disporsi. Spesso però i demoni si ingannano: gli angeli mvece non sì igannano mai.
Bisogna saper distinguere due spe­cie di visioni: una fà congetture sulle cose temporali traendone indizio da cose parimenti temporali; su queste cose temporali si può senza dubbio imprimere qualche traccia fuggevole della propria volontà e del proprio potere. Questo, in una certa misura, è permesso ai demoni. L'altra visione è quella da cui si può leggere diretta­mente nelle leggi eterne ed immuta­bili di Dio lo svolgimento dei tempi e le mutazioni delle cose. Questo significa poter leggere direttamente nella volontà di Dio, che è la cosa più sicura e potente di tutte. Questo pri­vilegio è concesso soltanto agli ange­li: per questo essi sono eterni e anche beati. Il bene che li beatifica è Dio, il loro creatore. Essi godono perenne­mente il possesso e la contemplazio­ne della Sua divinità.La dottrina è ripresa da San Tommaso. Quelle cose che, come effetti, sono contenute già nelle cause loro non con certezza assoluta perché appunto vi si inserisce un momento di occasionalità ,di inprevedibilità.Possono tuttavia essere conosciute con maggior certezza dagli angeli,buoni e cattivi che non dagli uomini.Ciò a parte ogni considerazione sulla visione beatifica
di Dio ,che è concessa agli uni e negata agli altri.Quì deve essere fatto un richiamo.Non ebbe forsr Isabò a confessare che egli era “più svelto a pensare” del sacerdote?
Questo potrebbe spiegare la sicurezza offensiva con la quale lo spirito poteva minacciare i suoi nemici, facendosi più potente di quanto in realtà non fosse.Una pagina splendidamente chia­ra è anche quella di Bossuet.Quando Dio creò i puri spiriti, li rese partecipi tanto della sua intelli­genza, quanto della sua potenza: sot­tomettendoli alla sua volontà, volle, per l'ordine del mondo., che le crea­ture corporali e inferiori fossero sot­tomesse alla loro volontà, secondo i limiti che aveva prescritti. Così il mondo sensibile fu sottoposto, in un certo modo, al regno spirituale e intellettuale.
Quando prevale la forza degli angeli su quella degli uomini e degli animali, e qual dominio essa è in grado di esercitare su di loro per ordi­ne di Dio, l'ha dichiarato Lui stesso con la spaventosa carneficina che fece un solo angelo in Egitto, dove mise a morte tutti i primogeniti, tanto tra gli uomini che tra gli ani­mali; e anche colui che apparve così profondamente nell'armata di Sen­nacherib che assediava Gerusalem­me. Si potrà pertanto domandare se Dio conserva lo stesso potere agli angeli disertori e condannati; ma San Paolo decide la questione quan­do, per esercitare i fedeli a resistere vigorosamente alle tentazioni, li avverte che "non abbiamo da lottare contro la carne e il sangue, ma contro i principi e le potenze" che egli chia­ma anche, a causa della loro origine, "Virtù dei cieli", subito dopo che dal cielo furono precipitati, per mostrar­ci ch'essi conservano ancora, pur nel loro supplizio, la potenza e il nome che avevano per la loro natura. E di ciò noi non dobbiamo meravigliarci, perché Dio, che li poteva giustamen­te privare di tutti i vantaggi naturali, ha preferito far vedere, conservando­glieli, che tutto il bene della natura si trasforma in supplizio per coloro che ne abusano contro Dio.
Così l'intelligenza è rimasta ai demoni più che mai acuta e grande; e la forza della loro volontà a muo­vere i corpi, per questa stessa ragio­ne, è loro rimasta come un resto del loro spaventoso naufragio.Se poi alcuno dice la forza della volontà degli angeli deriva loro dal conformarsi alla volontà di Dio: mentre tutto ciò che i demoni hanno perduto; egli non pensa che Dio vuole che i demoni servano come ministri della Sua Giustizia.Così tutti i vantaggi naturali sono rimasti ai demoni per il loro suppli­zio. Dio, in loro, ha tutto cambiato in male. La loro nobiltà naturale è divenuta orgoglio; la loro intelligen­za è divenuta astuzia, la loro volontàè diventata parzialità e gelosia. Sono così diventati superbi, ingannatori e invidiosi. Sono stati ridotti dalla loro miseria alla triste e fosca funzio­ne di tentare gli uomini. In luogo alla felicità, di cui godevano alla loro origine, non posseggono altro che il piacere oscuro e malvagio che posso­no provare i colpevoli nel farsi dei complici, e gli infedeli nel trovare dei compagni di sventura.Dio vuol farci comprendere, con ciò, quale stima dobbiamo fare dei doni naturali di penetrazione, d'in­telligenza e di potenza. Poiché tutto questo resta ai demoni i quali non sono perciò meno infelici né meno degni di disprezzo.Il loro potere sugli uomini, invece di diminuire, piuttosto si accrebbe in seguito, a causa del peccato che fece loro schiavi. In principio Dio aveva messo l'uomo al di sotto degli angeli: come dice David, "un poco al di sotto". Ma col peccato, il diavolo, che ci ha vinti, è diventato nostro padrone e noi siamo diventati, come dice lo stesso Gesù, "figli del diavo­lo", schiavi in balìa di questo tiran­no. Non soltanto non ci sappiamo liberare da questa schiavitù, ma non possiamo neppure fare da noi stessi il minimo sforzo per uscirne. Il demonio infatti è chiamato da Gesù "il principe del mondo".Così la nostra liberazione non consiste più se non in questo fatto: che lo spirito superbo che domina tutti gli spiriti orgogliosi, avendo osato di tentare in modo terribile la
persona dello stesso Figlio di Dio, sebbene "non si trovasse in lui ombra di peccato", con ciò perdette il suo impero.Chi infatti non si meraviglierebbe nel vedere trasportare il Figlio di Dio sopra un alto monte e sul pinnacolo del tempio di Gerusalemme? Come fu permesso a questo spirito impuro non soltanto di toccare quel corpo innocente e verginale ma anche di trasportarlo dove voleva, come se ne fosse stato il padrone? Ma è appun­to per questo che ha perduto la sua forza: non si può più nulla perché ha voluto troppo potere. Il Figlio di Dio l'ha vinto lasciandolo fare e ha pro­messo ai suoi fedeli di awerare la sua promessa.La promessa è contenuta nelle parole dell'Apostolo: "Dio è fedele; Egli non permetterà che siate tentati al di sopra delle vostre forze. Gli angeli e i santi arriveranno in vostro soccorso". Avete "per armatura la fede", per armi invincibili "il digiuno e la preghiera", e Gesù Cristo stesso per il sostegno. Ricordiamo soltanto di ciò che Gesù ha detto del demo­nio: "Non è rimasto nella verità; la verità non è in lui; è mentito re e padre di menzogna". Così, avendo perduto per sempre la verità, non gli resta ormai che proporre solo il falso, l'illusione e la stessa vanità.Fin qui, la pagina di Giacomo Beni­gno Bossuet, vescovo di Meaux. Ma noi possiamo ben trarne utili conse­guenze, estremamente valide per il nostro caso.
Se Dio ha permesso al diavo­lo di tentate il proprio Figlio, Nostro Salvatore, e se Dio ha perfino permesso che il diavolo fosse, per un momento, padrone del corpo di Gesù, Egli può anche permettere che il dia­volo si impadronisca del corpo di qualche fedele, redento dal san­gue di Cristo, In fondo, il disegno provvidenziale è sempre lo stesso, In un caso e nell'altro, il momentaneo dominio del demonio si riduce a una scon­fitta. In entrambi i casi, all'appa­rente trionfo della forza demo­niaca si sostituisce poi, travol­gente, l'infinita forza della gra­zia. Il demonio inutilmente fa sfoggio della sua pur enorme potenza natutale. In sostanza egli è costretto a giocare a se stes­so la più terribile beffa ch'egli stesso possa immaginare: affer­mare cioè, e poi negare, il proprio infinito orgoglio ribelle.
Si tratta di un tragico errore di prospettiva, lo stesso che già fece il demonio quando era splendido angelo di luce: credere di poter giudicare con lo stesso metro di naturalità la realtà del piano soprannaturale.
Il diavolo ignora, ho detto. Ma forse è meglio dire che egli finge di ignorare, che egli si costringe a ignorare. Se non facesse così, si sarebbe già sottomesso al divino e onnipotente Nemico. Egli non può sottomettersi a Dio: in ciò sta appunto la sua vera condan­na, nell' essere condannato e nello stesso tempo sempre ribelle a Dio. Il diavolo non può rinuncia­re alla battaglia, dalla quale pur sempre, in ultimo, esce irrimedia­bilmente sconfitto. Questo pare strano? Pare strano che il diavolo possa intervenire direttamente nelle faccende di questo mondo per dimostrare in qualche modo la sua enorme potenza fallace, e, quando sia possibile, per impa­dronirsi in un qualche corpo redento. Ciò significa ignorare semplicemente il fatto che il dia­volo esiste e che Dio l'ha condan­nato a essere tale.Piuttosto non si pretenda di svelare ciò ch'è di ragione divina: cioè perché la provvidenza ha permesso in tal modo piuttosto che in un altro; perché questo caso di ossessione sia avvenuto a Piacenza invece che altrove. O perché sia semplicemente avve­nuto. Le divine scritture ci spie­gano ampiamente il perché del­l'intervento diabolico; Gesù ha offerto direttamente se stesso come esempio. Le scritture sante ci spiegano anche che è inutile, oltre che peccaminoso, voler innalzare la nostra potenza di visione e di pensiero fino all'al­tezza divina. Questo sarebbe un peccato vero e proprio: frutto non ultimo delle tentazioni dia­boliche, dell'intervento del male nel mondo 
La presunzione del demonio 
L'angelo ribelle crede di poter piegare tutta la profonda realtà del divino alla propria potenza di splendida natura angelica: crede di poter assorbire nella propria luce creata i misteri di Dio. Nel suo continuo intervenire come tentatore del mondo, egli crede di poter imporre la sua superiorità di puro spirito ovunque ci sia realtà naturale. Si ostina a ignorare, nel proprio enorme orgoglio, che il mondo, per così dire, è tutto quanto fasciato dalla grazia di Dio. Il demonio si ostina a voler ignorare l'infinito miracolo della Redenzione. Per questo egli è costretto a subire il suo scacco più clamoroso e più umiliante.  Durante il mio quinto esorcismo lo spirito si ribellò, come al soli­to, al sacerdote:"Non esco!""Perché?"."Per farti arrabbiare"."Ma io sono più potente di te e oggi ti voglio cacciare" -disse l'e­sorcista."Oggi non esco"."Quale sarebbe il motivo?". "Oggi hai ottenuto anche trop­po". "Eppure l'altro giorno volevi andare via, in una pianta e due gambe, cioè in un uomo". "Ti ripeto che per oggi hai otte­nuto anche troppo". "In nome di Dio, in nome di quell'Ostia Santa che questa mattina è passata alta e solenne in mezzo a noi (era infatti il gior­no del Corpus Domini), che èscesa nell'anima di questa creatu­ra, esci da questo corpo!"."Non vado!" gli gridò lo spirito vibrante di collera. "Ma Cristo, il nostro Dio non deve cedere di fronte a te, spirito immondo: esci da questo corpo".Ma lo spirito continuava a gridare. "Devi andare via oggi, festa del Corpus Domini"."Oggi non vado".D'un colpo, lo spirito si avventò contro il sacerdote e gli strappò la stola che dilaniò fero­cemente, con voluttà, come era solito fare. Da notarsi però che, nonostante sempre si udisse da tutti un crac nella stoffa, e se ne vedessero i brandelli stracciati dai denti forti dell'ossessa, la stola, sottratta dalle furie dia­boliche, si mostrava sempre intatta, come se nessuno l'aves­se toccata."Con quale diritto stai in que­sto corpo? Questa creatura fu fatta un giorno da Dio a Sua immagine e somiglianza. Per lei Egli si è incarnato, per lei ha pati­to ed è morto in croce. Quindi essa è sua".L'esorcista si interruppe, atten-; dendo invano una risposta."Questa creatura è vero tempio dello Spirito Santo, è vera casa di Dio, e nella casa di Dio non ci deve stare altri che Dio. Fuori, spirito immondo".Ma il silenzio fasciava le parole del sacerdote.Lo spirito non rispondeva."Si avvicina l'ora della benedi­zione, ascolta: le campane suona­no, l'organo accompagna il canto del Tantum ergo, il popolo è ingi­nocchiato davanti al Santissimo esposto. In quest'ora tutte le fonti si inchinano. Tu pure devi inchinarti e uscire".Anche questa volta nessuna risposta."Dimmi, dimmi, in nome di Dio, di Gesù Cristo, non ti dà fastidio questo giorno, il giorno del Corpus Domini?".Finalmente suonò una rispo­sta."Sì"."Ebbene, vattene!"."Ero nei deserti lontani, mi hanno chiamato, mi hanno scon­giurato: sono venuto, adesso non posso andarmene". La sua voce pareva un gemito."Ma Iddio, il nostro Dio, è grande, è onnipotente. Davanti a questo Dio, il Faraone capitola, Paolo cade a terra, e tu pure devi cedere e darti per vinto".Lo spirito gli rivolse anche un'occhiata piena di angoscia inesprimibile, e non gli rispose.Allora si sentì il suono delle campane e la benedizione."Satana -disse il sacerdote ­ecco il momento della benedizio­ne. Ora Cristo, sotto forma di pace, viene innalzato perché voglia benedire tutto il Suo popolo. In questo momento, con tutte le autorità, con tutto l'im­pero che mi viene da Dio, ripeto a te le parole del Salvatore Divino: Exi ab fa) exi ad fa! Satana, rendi onore a Dio Padre, dà luogo a Gesù Cristo, dà luogo allo Spiri­to Santo per mezzo dell'Apostolo .Pietro. Un giorno ti umilierò in Simon Mago. Exi ad fa!)'.Il comando cadde in un silen­zio di tomba che sinistramente contrastava con il gioioso suono delle campane. Lo spirito taceva, affranto, ma pareva incatenato a quel corpo.Durante l'ottavo esorcismo, il Padre disse:"Quando uscirai?"."Il 23 giugno del 1920". "Perché non prima?". "Questo è il destino"."Chi ha destinato così?". "Quando mi hanno scongiura­to, hanno fissato che nessuno otterrà la guarigione se non farà esorcismi prima del 23"."Tutte imposture, tutte menzo­gne". L'esorcista gridò indigna­to. Chi avrebbe infatti potuto credere a simili affermazioni?"Iddio è superiore agli strego­ni!"."Se Dio fosse superiore agli stregoni rispose lo spirito in tono solenne e dilatando gli occhi per il terrore io non usci­rei mai più".Confessiamo che questa potenza degli stregoni sconcerta. L'arte della magia è sempre stata cono­sciuta, preso tutti i popoli, ma per quante cose possa insegnarci la storia, il motivo sconcertante resta. La stregoneria è comunemente detta magia nera. C'è distinzione infatti tra magia bianca e magia nera. La prima di fatto è arte empirica: vuole inserirsi nelle forze della natura per controllar­le. Essa può, fino a un certo punto, essere assorbita nella filo­sofia e nelle scienze sperimentali. La seconda invece è tenebrosa, dif­ficile a spiegarsi per via speculativa. 
Magia e magi negli antichi popoli 
la magia nera era diffusa in tutto il mondo. Tutti i popoli primitivi, gli Assiri, i Babilonesi, gli Egiziani, i Celti, i Buddisti, Cinesi, Giapponesi, Greci, Romani, Induisti e gli stessi Giudei conoscevano largamen­te quest'arte. Presso i Caldei, e poi presso i Medi e i Persiani, pare che i magi abbiano costi­tuito una casta sociale: all'in­circa come i leviti presso i Giu­dei. Da qui la figura leggenda­ria, fantastica, del mago: una persona giudicata eccezionale, misteriosa, temibile, abitante ai confini del mondo visibile, assorta a leggere negli astri i segreti più nascosti, a trarre da un altro mondo invisibile i fenomeni più strabilianti. Noi abbiamo anche una certa figu­razione stereotipata della per­sona del mago antico: indossa una specie di mitra fatta a modo di un cono tronco, è for­nito di una bacchetta puntan­do la quale, il mago può trac­ciare il cerchio magico e opera­re prodigi.
Ma lo spirito continuava a gridare. "Devi andare via oggi, festa del Corpus Domini"."Oggi non vado".D'un colpo, lo spirito si
avventò contro il sacerdote e gli strappò la stola che dilaniò fero­cemente, con voluttà, come era solito fare. Da notarsi però che, nonostante sempre si udisse da tutti un crac nella stoffa, e se ne vedessero i brandelli stracciati dai denti forti dell'ossessa, la stola, sottratta dalle furie dia­boliche, si mostrava sempre intatta, come se nessuno l'aves­se toccata."Con quale diritto stai in que­sto corpo? Questa creatura fu fatta un giorno da Dio a Sua immagine e somiglianza. Per lei Egli si è incarnato, per lei ha pati­to ed è morto in croce. Quindi essa è sua".L'esorcista si interruppe, atten-; dendo invano una risposta."Questa creatura è vero tempio dello Spirito Santo, è vera casa di Dio, e nella casa di Dio non ci deve stare altri che Dio. Fuori, spirito immondo".Ma il silenzio fasciava le parole
del sacerdote.Lo spirito non rispondeva."Si avvicina l'ora della benedi­zione, ascolta: le campane suona­no, l'organo accompagna il canto del Tantum ergo, il popolo è ingi­nocchiato davanti al Santissimo esposto. In quest'ora tutte le fonti si inchinano. Tu pure devi inchinarti e uscire".Anche questa volta nessuna risposta."Dimmi, dimmi, in nome di Dio, di Gesù Cristo, non ti dà fastidio questo giorno, il giorno del Corpus Domini?".Finalmente suonò una rispo­sta."Sì"."Ebbene, vattene!"."Ero nei deserti lontani, mi hanno chiamato, mi hanno scon­giurato: sono venuto, adesso non posso andarmene". La sua voce pareva un gemito."Ma Iddio, il nostro Dio, è grande, è onnipotente. Davanti a questo Dio, il Faraone capitola, Paolo cade a terra, e tu pure devi cedere e darti per vinto".Lo spirito gli rivolse anche un'occhiata piena di angoscia inesprimibile, e non gli rispose.Allora si sentì il suono delle campane e la benedizione."Satana -disse il sacerdote ­ecco il momento della benedizio­ne. Ora Cristo, sotto forma di pace, viene innalzato perché voglia benedire tutto il Suo popolo. In questo momento, con tutte le autorità, con tutto l'im­pero che mi viene da Dio, ripeto a te le parole del Salvatore Divino: Exi ab fa) exi ad fa! Satana, rendi onore a Dio Padre, dà luogo a Gesù Cristo, dà luogo allo Spiri­to Santo per mezzo dell'Apostolo .Pietro. Un giorno ti umilierò in Simon Mago. Exi ad fa!)).Il comando cadde in un silen­zio di tomba che sinistramente contrastava con il gioioso suono delle campane. Lo spirito taceva, affranto, ma pareva incatenato a quel corpo.Durante l'ottavo esorcismo, il Padre disse:"Quando uscirai?"."Il 23 giugno del 1920". "Perché non prima?". "Questo è il destino"."Chi ha destinato così?". "Quando mi hanno scongiura­to, hanno fissato che nessuno otterrà la guarigione se non farà esorcismi prima del 23"."Tutte imposture, tutte menzo­gne". L'esorcista gridò indigna­to. Chi avrebbe infatti potuto credere a simili affermazioni?"Iddio è superiore agli strego­ni!"."Se Dio fosse superiore agli stregoni -rispose lo spirito in tono solenne e dilatando gli occhi per il terrore -io non usci­rei mai più".
Confessiamo che questa potenza degli stregoni sconcerta. L'arte della magia è sempre stata cono­sciuta, preso tutti i popoli, ma per quante cose possa insegnarci la storia, il motivo sconcertante resta. La stregoneria è comunemente detta magia nera. C'è distinzione infatti tra magia bianca e magia nera. La prima di fatto è arte empirica: vuole inserirsi nelle forze della natura per controllar­le. Essa può, fino a un certo punto, essere assorbita nella filo­sofia e nelle scienze sperimentali. La seconda invece è tenebrosa, dif­ficile a spiegarsi per via speculativa.Magia e magi negli antichi popoli la magia nera era diffusa in tutto il mondo. Tutti i popoli primitivi, gli Assiri, i Babilonesi, gli Egiziani, i Celti, i Buddisti, Cinesi, Giapponesi, Greci, Romani, Induisti e gli stessi Giudei conoscevano largamen­te quest'arte. Presso i Caldei, e poi presso i Medi e i Persiani, pare che i magi abbiano costi­tuito una casta sociale: all'in­circa come i leviti presso i Giu­dei. Da qui la figura leggenda­ria, fantastica, del mago: una persona giudicata eccezionale, misteriosa, temibile, abitante ai confini del mondo visibile, assorta a leggere negli astri i segreti più nascosti, a trarre da un altro mondo invisibile i fenomeni più strabilianti. Noi abbiamo anche una certa figu­razione stereotipata della per­sona del mago antico: indossa una specie di mitra fatta a modo di un cono tronco, è for­nito di una bacchetta puntan­do la quale, il mago può trac­ciare il cerchio magico e opera­re prodigi.
 
Rimanendo storicamente più vicino a noi, può essere ricorda­to il trionfo straordinario che l'uso della magia ebbe in Italia e in Europa nel secolo quindicesi­mo. Le più importanti bolle pontificie sulla magia e i più poderosi "Mallei maleficarum", risalgono appunto a questo periodo. Oltre al più tenebroso uso della magia, c'era anche uno studio sull'arte magica. Basti pensare al poeta italiano Luigi Pulci, che tante tracce delle sue conoscenze d'arte magica ha lasciato nella sua opera maggio­re, il "Morgante". Un giudizio che voglia complessivamente definire tutte le varie forme di magia è assai difficile. Soprat­tutto perché la magia non èscienza, supponendo essa una enorme sproporzione tra causa ed effetto. Il P. Lagrange, in un suo mirabile studio delle religio­ni semitiche apparso nel 1903, definisce molto bene il carattere sostanziale della magia. Questa, con la propria potenza, suscita un'altra potenza assai maggiore di sé; e questo per azione diretta sulla natura, oppure in virtù di un patto, esplicito o implicito, con una forza supposta intelli­gente e personale, più o meno preternaturale. Il fenomeno pro­dotto è sensibile, straordinario, meraviglioso.
 
Che cosa dicono i teologi
 
Dal punto di vista morale, i teologi sono espliciti.
-San Tommaso dice che in ogni caso la magia appartiene alla superstizione, che è un peccato per eccesso contro la virtù della religione.-Il Nau afferma che è senza dub­bio reale stringere patti di com­mercio tra uomini e demoni.-Il Suarez parla di un rovescia­mento sostanziale di valori, per cui il culto che deve essere pre­stato a Dio, è invece prestato al Demonio.
-Il Gardette dice che, anche volendo trascurare l'aspetto dell' evocazione diabolica, il maleficio riveste una gravità particolarissima, in quanto è eccezionale peccato contro la giustizia e la carità.
 
È chiaro che la credulità popo­lare estende parecchio il campo degli interventi diabolici e per­ciò anche la potenza della stre­goneria: ciò che fa cadere diret­tamente nella superstizione. Ma è anche vero che la dottrina cat­tolica ammette la possibilità e, entro certi limiti, la realtà del­l'intervento diabolico. Il caso della stregoneria è oltretutto storicamente accertato. Chi abbia la volontà di andare a Pia­cenza, tanto per riferirci nostro caso, può avere una prova non appena si informi della vita del primo stregone citato nei dialoghi precedenti. Moltissimi, ancora oggi, sono disposti a giurare su casi straor­dinari collegati sulla sua attivitàmisteriosa. Cose, tutte queste, che debbono essere accertate con moltissime riserve, lasciano comunque sempre titubanti. L'Amidu clergé dedicò dal 1900 al 1902, molti articoli al problema, e tutti per accertare la reale possibilità della magia. A noi, che non intendiamo assumere altra veste che quella del tra­scrittore oggettivo e fedele, non rimane che ricordare che la Chiesa condanna espressamen­te ogni ricorso al demonio.
Dunque, ogni episodio che parla di stregoneria, se deve essere accettato con molta cau­tela, può essere però accettato almeno in via di ipotesi. Tanto più che, ove si tratti di episodi che offrano qualche garanzia di veridicità o almeno di attendi­bilità, ne viene luminosamente confermata la verità del dogma romano. Perché la Chiesa catto­lica ha sempre, anche in sede pratica, l'ultima parola al riguardo. Il demonio, ove sia scoperto, deve confessare la vin­citrice superiorità della Chiesa. Questo spiega alcune afferma­zioni dello spirito durante gli esorcismi. Più gli esorcismi si avviano alla fine e più il tor­mento dello spirito appare evi­dente. La cosa straordinaria, sulla quale non vi è possibile spiegazione, è questa: lo spirito desidera partire ma è incatena­to a quel corpo. Sfoga la sua rabbia tormentando a sua volta il povero corpo dell'ossessa che a volte è figurato in modo da non poter essere più riconoscibile allo sguardo degli stessi astanti.
   
 


  
Papa Leone XIII aggiunse (poi tolta!) all'ordinario della messa una preghiera finale, con la quale si evoca San Michele Arcangelo contro ogni intervento diabolico.
Eccola: "Principe gloriosissimo della Milizia celeste, san Michele Arcange­lo, difendici nella lotta contro gli spiriti maligni sparsi in tutto il mondo per dannare le anime. Vieni in soccorso degli uomini che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza, e che ha riscattato a grande prezzo dalla tirannìa del demonio.La santa Chiesa ti venera come suo custode e protettore. È a te che il Signore ha affidato la missione di introdurre nella felicità del Cielo le anime riscattate. Prega dunque il Dio della pace di vincere Satana, affinché egli non possa più trattenere gli uomini con le sue catene e nuocere alla Chiesa.Presenta all'Altissimo le nostre preghiere affinché senza indugio il Signore ci faccia misericordia".
 
  
il SEGNO del soprannaturale, maggio 2003

 

 

 

   

 

 

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