RACCONTO VERO DI... UN INTEVISTA
CON IL DIAVOLO
Anneliese Michel prima e dopo la possesione diabolica alla destra
Prima parte
Una luce blanda e
carezzevole entrava dalla finestra della sagrestia. I colori già
assumevano una tinta dolcemente rosata. Era una sera di maggio del 1920.
Fuori, in tutta la campagna piacentina, nel tripudio del verde, la primavera
celebrava il suo trionfo.Il convento di S. Maria di Campagna, a Piacenza,
è molto noto. Tutta la provincia piacentina conosce l'ardore
di apostolato dei frati minori di S. Maria di Campagna.Quella sera di
maggio un frate stava riordinando la sagrestia e gli arredi sacri, quando
una signora si presentò per chiedere di essere benedetta.
Desiderava che la benedizione le fosse impartita davanti all'altare
della Madonna. In quella richiesta non v'era davvero nulla di strano:
vi si palesava soltanto un lodevole spirito di pietà. Ma lo strano
venne dopo, quando la donna, ottenuta la benedizione, incominciò
a confidare al frate certi suoi casi abbastanza tenebrosi. Il sacerdote,
come confessore, è generalmente molto abituato alle più
svariate e singolari confidenze; e il padre Pier Paolo Veronesi non
pensò neppure lontanamente di rifiutare la carità di un
poco d'attenzione al desiderio di confidarsi che la signora aveva manifestato.
Tanto più che la donna aveva un atteggiamento talmente mesto
da meritar subito la compassione più viva.Essa raccontò,
prima con fare sommesso e poi in modo sempre più deciso e quasi
allucinato, fatti sbalorditivi. Diceva che in certe ore del giorno una
forza misteriosa, più forte di lei, si impossessava del suo corpo,
della sua anima e che, in quelle circostanze, sebbene riluttante, ballava
al ritmo del tango per ore e ore, fino a cadere a terra esausta. Disse
che cantava, con voce splendida, stornelli, romanze, brani d'opera che
non aveva mai udito prima; che teneva
lunghissimi discorsi in lingue straniere davanti a un pubblico immaginario;
che, canticchiando, parlava in versi della sua fine immi~ nente e della
fine di tutte le sue sorelle. Raccontò che spesso con i denti
lacerava tutto ciò che le capitava e che aveva così rovinato
tutta la sua biancheria e quasi tutta quella del marito; che in casa,
con terrore di tutti i presenti, scivolava tra le spalliere delle sedie
come fosse un serpente e poi ruggiva, miagolava e ululava con un crescendo
così spaventoso che in quei momenti tutta la casa sembrava tramutata,
come per un incantesimo, in un serraglio di bestie feroci. Parlò
di come vedeva cose lontane, sconosciute: una sera, per esempio, prima
con meraviglia e poi scoppiando in un pianto a dirotto, esclamò:
«Quanti fiori! Quanti lumi! Quanta gente nel cimitero di Carpaneto!
Ecco che la calano nella fossa! Povera sposa, così bella e giovane!".
Si constatò poi che, come in altri casi analoghi, aveva detto
la verità.
Raccontò che a volte, dopo salti e voli degni di un acrobata,
compiuti di sedia in sedia, di tavolo in tavolo, addirittura di camera
in camera, il suo corpo cadeva inerte, e per intere giornate rimaneva
gonfio e livido, destando pietà e ribrezzo in chi la vedeva.
Aggiunse fra l'altro che, quando si trovava in crisi, anche la famiglia
dei suoi genitori, seppur lontana, si sentiva indisposta.
"Creda, padre», concluse la donna, "che la mia vita
è diventata un vero inferno. Anche se sono madre di due bambini,
penso alla morte come a una fuga, a una liberazione".
Il padre era rimasto interdetto davanti a questa confessione. in verità
gli era già successo di trovarsi di fronte a donne esaltate o
addirittura maniache. Il suo ufficio di cappellano del manicomio di
Piacenza lo aveva già addestrato a qualsiasi sorpresa. Niente
di più naturale, quindi, che gli venisse di pensare a un fenomeno
di isterismo o a qualcosa del genere.Chiese: "Sono stati controllati
questi casi?»."Sì», rispose la donna, "da
molte persone»."E succedono già da tempo?"."Da
sette anni"."E in sette anni che cosa hanno detto i medici?»."Sono
andata da tutti i medici che conoscevo, e tutti mi hanno detto, più
o meno velatamente, che sono un caso tipico d'isterismo".
Il padre si sentì rinfrancato nel suo giudizio. "Lei ne
è rimasta persuasa?", chiese."No, perché sento
di non essere isterica e nemmeno pazza"."E allora?".
"Allora", proseguì la donna, "poiché non
posso più sperare di ricevere alcun aiuto dagli uomini, ho sentito
il bisogno di rivolgermi a Dio, di raccomandarmi a lui. Sono andata,
nonostante provassi molta ripugnanza, in tutte le chiese della città
per pregare, per farmi benedire, e confesso che,
soprattutto la benedizione, mi fa stare meglio, almeno per qualche giorno.
Ma ormai sono andata tante volte, che quasi non ho più il coraggio
di ripresentarmi, temo che i sacerdoti mi credano pazza. E a questo
proposito - continuò, animandosi sempre più ascolti".La
signora aveva uno sguardo fermo, risoluto, seppure un poco triste. Nulla
denotava in lei qualsiasi stravaganza di carattere. li padre cominciava
a interessarsi molto al racconto.«Mi fu detto che sulle colline
piacentine c'era un parroco famoso per le sue benedizioni. Smaniosa
di farmi benedire da lui, una domenica dopo pranzo eravamo d'estate
mi feci prestare un calesse per il viaggio. Fu il comune a prestarmi
cavallo e calesse. In compagnia di mio marito e dei miei genitori, contenta
mi misi in viaggio. Il cavallo, ottimo trottatore, per un bel po' divorò
la strada, ma quando, a un certo punto, cominciai a sentirmi male, anche
il cavallo si fermò di botto. Lo frustarono a sangue. La povera
bestia, tra calci e impennate, puntò le gambe, allungò
il collo, ma non si mosse. Allora,
quasi fuori di me, saltai giù dal calesse, mi liberai dalla stretta
dei miei familiari e, volando (noti bene la parola, volando) circa mezzo
metro da terra,attraverso i campi, salii la collina in direzione della
chiesa presso la quale noi volevamo andare. La gente che in quel momento
usciva dalla benedizione pomeridiana, vedendomi salire a quel modo urlando,
gesticolando, coi veli e coi capelli all'aria - cominciò a far
rumore. Le donne gridavano, qualche cane abbaiava, le galline volavano
spaventate dai campi verso casa. Finalmente arrivai sul piazzale. Tutti
mi fecero largo e io, sempre in volo, con la testa bassa e facendo sterzo
della persona, ínfilai la porta semi-aperta della chiesa e andai
a cadere lunga distesa proprio davanti all'altare maggiore, sul quale
era esposta un'immagine di S. Espedito. Il parroco, seguito dalla folla,
accorse e, intuita la cosa, mi benedisse, io rinvenni e per diversi
giorni stetti benissimo».Qui la signora si fermò, domandando
al padre che cosa ne pensasse. Questi, sempre convinto di trovarsi di
fronte a un caso patologico, rispose vagamente: "Certamente sono
fenomeni strani, molto strani». E per concludere aggiunse: "Senta,
se la benedizione le fa bene, venga pure quando crede senza timore;
se non ci sarò io, ci sarà pur sempre qualche mio confratello".Alcuni
giorni dopo la signora si presentò di nuovo. Mentre padre Pier
Paolo era tutto intento a benedirla davanti all'altare della Madonna,
lei, seduta com'era vicino a una colonna del presbiterio (aveva infatti
domandato di sedersi), sommessamente, a bocca chiusa, cominciò
a ululare come un cane che si lamenti nel sonno; poi, reclinata la testa
alla colonna, a occhi chiusi, con le mani in grembo, si abbandonò
improvvisamente al canto: un canto
ricchissimo, passionale, splendido. Dopo aver cantato - erano accorsi,
con gli occhi sbarrati, tutti i bambini che stavano giocando sul piazzale
e nei dintorni della chiesa - stando sempre nella medesima posizione,
in un linguaggio sconosciuto, prese a inveire contro qualche cosa d'invisibile,
con una violenza tale da sembrare una pazza nel colmo del furore.In
quel momento usciva dal coro e si accingeva ad attraversare la chiesa
un altro frate minore, il p. Apollinare Focaccia. Questi ebbe modo di
udire il canto e le successive indecifrabili imprecazioni. A sera, questi,
conversando con p. Pier Paolo, chiese: "Ha osservato quella signora?»."Sì,
perché?"."Non è rimasto impressionato?».
«A dirle il vero, no. Come cappellano del manicomio, ormai sono
abituato a certe scene». E infatti la signora non gli aveva fatto
nessunissima impressione; tanto più che inveiva sì, ma
non si muoveva.«Ma guardi - continuò il confratello - che
quella signora è indemoniata".
"Non esageriamo", ribatté p. Pier Paolo. "Non
dobbiamo tanto facilmente accedere a quelle così facili suggestioni
popolari che vogliono vedere l'intervento del diavolo in tutto ciò
che non appare facilmente spiegabile. t vero che la scienza umana non
è in grado di spiegare tutto, ma non
dobbiamo disprezzare le nostre forze di raziocinio. Quello che la scienza
non è riuscita a spiegare oggi, riuscirà a spiegarlo domani».P.
Apollinare non era persuaso. «Siamo sinceri. Non voglio apparirle
un credulone. Ma le confesso che non riesco a spiegare in puri termini
umani la
capacità di una donna di assumere atteggiamenti così fuori
dall'ordinario. Come può una persona parlare una lingua sconosciuta?
Non si può neppure tentare di, avanzare una spiegazione che si
appoggi al subcosciente o a qualche eccezionale struttura psicologica.
La mente umana non può esprimere in termini di logica ciò
ch'essa non ha appreso. Non si tratta di una intuizione inespressa;
non si tratta di una suggestione inafferrabile: è un nuovo mondo
logico, misterioso perché non consueto sia a noi che alla signora.
Appunto: è un'mondo'nuovo che si sostituisce all'attuale».
"R Apollinare, venga con me una volta in manicomio. Potrò
mostrarle tanti casi interessantissimi, di cui la scienza non è
ancora venuta a capo».«Verrò e cercherò di
osservare come mi sarà possibile. Mi dica: è mai riuscito
a notare un caso che anche lontanamente rassomigli a questo?".
"Francamente no»Allora noi potremmo ammettere, almeno invia
d'ipotesi, senza recare offesa alla scienza, la possibilità di
un intervento diabolico.La signora è persona normalissima,solo
che,talvolta, perde coscienza di sé e assume una personalità
diffitrente dalla sua: una personalità
nuova che s'impossessa del suo,corpo e se ne giova come di uno strumento
docilissimo. Ha sentito
come cantava? Neanche il più celebre soprano del nostro secolo
è in grado di cantare come ha fatto lei.$enza dire che la signora
non ha cantato. E poi quelle ingiurie strane dette in una lingua ancor
strana... No, padre: è una cosa e deve far riflettere. Per me,
quellla sígnora è posseduta. E' un caso
iccezionale. Oggi siamo molto più sereni al riguardo, che nel
medioe qùándo si vedevano ovunque
malefizie diavolerie. Però questo non esclude la possibilità
dell'intervento diabolico. Inoltre non
dobbiamo pretendere di saperne più degli autori santi e di Gesù
stesso. S. Pietro dice che i diavoli
furono legati «con le catene dell'inferno per essere tormentati
e serbati per il giorno del giudizio». Quindi il luogo loro è
senz'altro l'inferno. Tuttavia S. Paolo, nella lettera agli Efesini,
dice che essi stanno nell'aria. Gesù stesso dice una volta, secondo
il resoconto di Matteo, che il loro soggiorno è nell'ìnfemo
e un'altra volta dice, secondo il resoconto di Luca, che il soggiorno
è nel deserto. Tutto ci autorizza qui a credere alla possibilità
di una presenza diabolica. Del resto, la possessione è fenomeno
largamente conosciuto: e noi non avremmo da far altro, per assicurarcene,
che leggere il Vangelo. Inoltre, dai primi tempi del cristianesimo si
usò contro la possessione l'esorcismo. Gli esorcisti costituivano
un ordine particolare della Chiesa. L'azione diabolica era molto vivace
nel mondo pagano (e i nostri missionari dicono altrettanto per il mondo
pagano d'oggi), perciò l'esorcismo aveva luogo innanzitutto in
occasione del battesimo. Ma anche i già battezzati venivano esorcizzati
se sospetti di possessione diabolica. D'accordo, non bisogna esagerare,
e S. Tommaso ce ne avverte chiaramente. Ma è anche vero che noi
troppo facilmente dimentichiamo che Satana è il principe di questo
mondo, che Satana ha tentato lo stesso Gesù e che proprio quando
è cacciato dal nuovo vittorioso regno della grazia, allora tenta
con i maggiori sforzi possibili di mantenere il suo dominio. Come tutto
ciò possa concretamente avvenire, è un mistero:non è
certamente possibile negarlo. Ma ci è anche assolutamente impossibile
negare certa possibilità d'impero che il demonio ha sulla natura
' : sia essa fisica che umana: e qui tutti gli evangelisti, compreso
S. Paolo, ce ne avvertono con tutta chiarezza».Padre Pier Paolo
era rimasto conipiaciuto nell'ascoltare la dotta ed elegante difesa
che p. Apollinare aveva fatto della sua tesi."Tutto verissimo,
caro padre - disse - ma io non discuto il principio, discuto solamente
il fatto, mettendo in dubbio che realmente quella signora sia posseduta
dal demonio».Tuttavia p. Apollinare insistette talmente che il
mattino dopo p. Pier Paolo si presentò al vescovo. Voleva far
tacere lo scrupolo di coscienza che le parole del confratello gli avevano
suscitato.Mons. Pellizzari era persona profondamente amorevole e dolce,
ma
anche quanto mai risoluta. Dopo essersi fatto raccontare il caso in
lungo e in largo, e dopo una seria riflessione, disse: "Caro padre,
fare gli esorcismi".A questo colpo, che era arrivato secco, imprevisto,
p. Pier Paolo sussultò come se l'avesse sfiorato un'auto in corsa.
Chiese: "Eccellenza, e proprio
necessario?»."Sì rispose il vescovo senza un attimo
di esitazione.«E davvero li dovrei fare io?".
Sì "Non potrebbe incaricarne un altro?"."0 lei
o monsignor Mosconi, ma sarebbe meglio lei, che già conosce la
persona"."Perdoni, Eccellenza", continuò il padre.
"Se ben ricordo, ho udito dire che il demonio, negli esorcismi,
inveisce contro il sacerdote, inventando sul suo conto storie tutt'altro
che piacevoli. E se la signora è davvero indemoniata ......"Ma
chi crede alle parole del demonio?", interrupe il vescovo cercando
di persuaderlo e di fargli coraggio. "Non sapete che il demonio
è il padre della menzogna?"."Tutto questo va bene in
teoria - osò insistere il frate - ma in pratica coloro che mi
dovranno assistere, crederanno davvero che il demonio dica soltanto
delle bugie?».«Fate gli esorcismi", ripeté il
vescovo, con tono che ormai non ammetteva replica. E si alzò
per il congedo.Il padre uscì dall'episcopio in condizioni di
spirito abbastanza depresse.
«Sarebbe bello", pensava, «che mi mettessi proprio
a contatto col demonio! E che il demonio facesse una confessione generale
dei miei peccati! E che, per arrotondare la cifra e dare maggior sapore
alla cosa, ne aggiungesse degli altri! ".In realtà, padre
Pier Paolo fingeva di pensare a questi timori. La verità era
che, pensandoci, s'era messo addosso una bella dose di paura: paura
di dover parlare con il demonio, di vederlo praticamente all'opera.
Padre Píer Paolo era un santo frate, credeva realmente di essere
un grande peccatore, e ciò lo rendeva sempre tremebondo- ma in
quei momenti la paura più grossa era, in sostanza, per la possibilità
di un'immediata presenza fisica del demonio.Per confortarsì,
pensava ancora: «E se la donna fosse semplicemente un'isteríca?
Se dopol averla tormentata con dì esorcìsmi,dìventasse
anche più isterica, più matta di prima? Quali le conseguenze?».Già
stava per ritornare indietro, per rinunziare al mandato, quando Pimperatívo
di mons. Pellizzari, suo vescovo, si fece sentire alla sua coscienza
con maggior forza. Il momento dì umana, naturale debolezza fu
subito vinto. E, dopo luel poco di lotta tra il sì e il no,
~edette completamente al comanto del vescovo, mormorando, non enza qualche
stizza contro tutte le criche del mondo, le parole di Abbondio "Basta,
il cielo è in obbligo di aiutarmì, perché ìn
questo imbroglio non mi ci sono messo io di mio capriccio".Andò
subìto in cerca del dottor Lupí, il valentissimo e cordiale
direttore del manicomio, che tutta Piacenza conosceva e stimava, e ancora
oggi ricorda. Lo trovò nel suo studio."Dottore", disse
entrando, «mi capita un bel caso». E in pochi minuti lo
mise al corrente della cosa.«è davvero un bel caso",
confermò il dottore. Potrei assistere alle sedute?".«Ero
venuto apposta per invitarla"."Verrò certamente».«Ma
ad una condizione: che lei si tenga le sue opinioni e io le mie. A meno
che i fatti non siano così evidenti da condurci tutti e due alla
medesìma conclusione».Per un certo scrupolo di esattezza
oggettiva e quasi scientifica, e anche per tranquillizzare la propria
ansia, il padre Pier Paolo volle che agli esorcismi assistessero varie
persone. In tal modo non sarebbe stato solo davanti alle eventuali furie
della presunta ossessa. Inoltre chiese a un confratello, padre Giustino,
che conosceva bene la stenografia, di voler fissare su carta lo svolgersi
dei dialoghi: ciò che appunto ci permette di riferite con esattezza
e oggettività l'accaduto.Alle ore 14 del 21 maggio 1920 ebbe
luogo il primo convegno per l'esorcismo. La signora, pallida, elegante,
giunse accompagnata dal manito, dalla madre, da un amico di famiglia
e da due signorine. Furono ricevuti dal padre Pier Paolo, dal padre
Giustino e dal dottor Lupi, giunto puntualissimo all'appuntamento che
stuzzicava la sua curiosità scientífica.
La sala degli esorcismi, a S. Maria di Campagna, è sita al primo
piano del Santuario. E' una bella, spaziosa sala, dagli ampi finestroni
a lungo battuti dal sole. Sul dono della sala, un piccolo altare portatile,
sul quale era stata esposta, fra due candele, la teca del santo legno
della croce. Davanti alPaltare furono poste due sedìe, che avrebbero
dovuto servire da genuflessorio all'esorcista e al suo assistente, per
le preghiere preparatorie. Un poco più indietro, una poltroncina
di vimini per la signora e, ai lati, in semicerchio, altre sedie per
glì assistenti e i testimoni. A destra delFaltare, la poltrona
per il medico, a sinistra, il banco dello stenografo e un piccolo tavolo
con sopra la
stola, la cotta, il rituale romano, l'aspersono e il secchiello dell'acqua
santa.
La signora fu fatta sedere. Ai suoi lati si disposero, in piedi, gli
assistenti, pronti per qualsiasi evenienza; le signore, un poco pallide,occuparono
le sedie in semicerchío. 1 due padri, in ginocchio davanti al
piccolo altare, incominciarono a recitare le litanie dei Santi; poi,come
prescrive il rituale, si volsero verso la signora ritenuta ossessa e
continuarono a recitare le preghiere preparatorie.
Quando i due sacerdoti arrivarono allo scongiuro potentissimo, la signora,
che fino ad allora era rimasta seduta, sbadigliano e stirandosi le braccia
come fosse una belva che sta per svegliarsi, subito alle prime parole
dell'esorcismo, "Exorcizo te, immundissime spiritus, omne
phantasma, omnis legio% improvvisamente, unite le mani alla punta dei
piedi, si lanciò con mirabile eleganza in aria e piombò
poi,snodandosi come una biscia, in mezzo alla sala, rimanendovi sdraiata.Il
corpo della donna era totalmente trasformato. Il suo volto era orribile.
Immediatamente accennò a scagliarsi contro l'esorcista,gridandogli
con maschia voce tonante: «Ma chi sei tu, che osi venire a combattere
con me? Non sai ch'io sono Isabò, che ho le ali lunghe e i pugni
robusti?». E scaricò all'indirizzo del sacerdote un cumulo
d'ingiurie.L'esorcista, vinto dall'emozione, sulle prime si sentì
come annientato, ma poi una forza nuova l'invase, e si sentì
forte di uno spirito combattivo ch'egli non seppe umanamente spiegarsi.Impose
alla donna di tacere. 1o, sacerdote di Cristo, impongo a te, chiunque
tu sia, e te lo impongo per i misteri dell'incarnazione, dellaPassione
e della Resurrezione di Gesù Cristo, per la sua salita al Cielo,
per la sua venuta al giudizio universale, di star fermo, di non far
male né a questa creatura di Dio né ai circostanti, né
alle cose loro, e di ubbidire in tutto a ciò che ti comando".Finito
lo scongiuro, in mezzo all'ansia dei presenti, incominciò il
terribile interrogatorio in cui avrebbero dovuto tenacemente lottare
il
sacerdote e lo spirito ribelle: l'uno per farsi ubbidire e Paltro per
gettare in faccia all'avversario la sua sillaba preferita: no.1n nome
di Dio, chi sei?", chiese, con autorità, l'esorcista.1sabò»,
urlò la donna, svegliandosi dal suo silenzio, rossa in faccia
e con gli occhi sbarrati."Che cosa significa Isabò?»."Tu
hai dei nemici che ......"Che cosa significa Isabò?".La
donna aveva tentato di deviare subito il discorso ma, arrestata dalla
seconda domanda del sacerdote, mordendosi le braccia e le manie tentando
di afferrare l'abito dell'esorcista, gridò: "Significa essere
fatturato così bene da non potersene più distaccare".Il
termine "fatturazione" vuol significare riferimento ad arte
di stregoneria."Che potere hai?"."Il potere che mi danno»."Che
potere ti danno?»."Tante forze".
«Da chi ricevi queste forze?"."Dalla persona in cui
sa scongiurarmi»."Ma che italiano è questo?".
La donna ebbe come un fremito di sdegno: "Non sono italiano io»,
urlò sarcasticamente. Ed uscì in una tempesta d'ingiurie
che si sarebbe rinnovata molte volte durante tutti gli esorcismi.
Il sacerdote continuò imperterrito: «Da dove vieni?".«Ma
tu mi comandi come se fossi il tuo servo'.
"Dimmi da dove vieni". No nome di Dio, di quel Dio che tu
ben consoci, dimmi da dove vieni".
La donna, udito il nome di Dio, girò la faccia e rimase immobile
per parecchi secondi. "In nome di Dio% ripeté il sacerdote,
"per il suo sangue, per la sua morte, dimmi da dove vieni".
"Dai deserti lontani»."Sei solo o hai dei compagni?"."Ho
dei compagni».«Quanti?"."Sette", rispose.Perché
sei entrato in questo corpo?», chiese a un certo punto il sacerdote.Ter
un forte amore non corrisposto .«Non corrisposto da chi?"."Sei
un imbecille».«Rispondi. Chi non ha corrisposto questo amore?«Questo
corpo», urlò la donna, dandosi un forte pugno sul petto.«E
perché non ti ha corrisposto?».Fiera, sdegnosa, alta suonò
una risposta incredibile: "Perché ciò non è
giusto».«Dunque questo corpo è una tua vittima».La
conseguenza tratta dal padre fu sottolineata da una risata orribile.
La donna rideva, ma questa volta a bocca chiusa, e assumendo un muso
da maiale la cui visti gelò tutti in un brivido di spavento.«Quando
sei entrato in questo corpo?».Costretta da molti scongiuri, tra
violentissimi sobbalzi che misero a dura prova i muscoli degli assistenti,
la donna rispose: «Nel 1913, il 23 aprile, alle ore 5 del pomeriggio».Che
cosa tenebrosa! Secondo la dichiarazione della donna, uno spirito estraneo
entrato in corpo, in seguito allo scongiuro di uno stregone, per mezzo
di un bicchiere di vino, di un poco di carne di salame e di qualche
goccia di sangue."Hai invaso solo questo corpo o anche i membri
della famiglia?»."Anche i membri della famiglia».«Dammene
una prova».«Quando questo corpo sta male, anche la famiglia
è indisposta"."Quanto tempo hai impiegato per entrare
in questo corpo?".«Sette gíomi".1n che luogo
è successo?".«In una casa di qui".«Quale?».
«Non chiedere», gridò allarmata la donna, «non
si può».«Allora vattene!".«No, mai".Il
sacerdote rinnovò l'esorcismo: "T'impongo di uscire».«Non
esco. Sono Isabò». E in un impeto- di ribellione si sbarazzò
degli assistenti, si lanciò contro il sacerdote, gli afferrò
l'abito e gli strappò la stola,
gridando:, «Hanno impiegato sette giorni per farmi entrare, e
tu vuoi farmi partire da questo corpo con un solo esorcismo?".Era
un momento critico. Tutti erano in movimento. Solo il dottore stava
fermo, impassibile. Il sacerdote benedisse la donna con l'acqua santa
e lei,come fosse stata scotta da fuoco vivo, si gettò a terra
contorcendosi.«Quando uscirai?".Un'espressione di profonda
tristezza mutò il volto della donna. "Come debbo fare, se,
mentre tu lavori perché io vada, altri stanno lavorando perché
resti?".Le scene si facevano sempre più orribili e agghiaccianti.
Ma poi la donna fu costretta a rispondere: «Uscirò quando
avrò rigettato la palla che tengo nel ventre». Si trattava
della palla di salame con il quale era stato compiuto il maleficio.Era
stato nel frattempo preparato un catino: "Rigetta!".L'ossessa,
con un balzo formidabile, fu sul catino e rigettò qualcosa. Va
notato che durante gli esorcismi la donna non ebbe mai a rigettare cibi
ingeriti nei pasti immediatamente precedenti, ma soltanto le cose prese
per maleficio sette anni prima.
"Dimmi, immondo spirito, le parole che ti fanno soffrire di più».
Il sacerdote voleva costringere la donna a rigettare tutta la roba malefiziata.L'ossessa
si volse verso l'esorcista con terrore e non rispose. Ma quando le fu
ripetuta la domanda, con uno scatto inesprimibile di spavento e di ribellione,
urlò: «No!». Era decisa a combattere e lo fece duramente,
finché, dopo un momento d'incertezza e di paura profonda, non
ebbe finalmente a scandire, nel silenzio profondo della sala: «Sanctus!
Sanctus! Sanctus!".L'esorcismo era ormai durato troppo ore, e la
signora era addirittura sfinita. Dopo aver imposto allo spirito di non
fare del male ad alcuno, il sacerdote pose fine all'esorcismo.