Era ormaí notte.Il 16 marzo
scorso don Gabriele Amorth è intervenuto al santuario della
Bozzola di Garlasco, nel pavese, per una giornata di preghiera insieme
alle migliaia di fedeli che hanno partecipato alle celebrazioni.uella
signora è realmente posseduta!". Il padre Pier Paolo non
poteva ormai nutrire più alcun motivo di dubbio. Del resto
il suo aspetto stesso lo manifestava chiaramente. Era sconvolto. Rilassato
in tutti i muscoli del corpo, ma contratto nei muscoli del volto.Aveva
poca voglia di parlare. Tuttavia disse: "t inimmaginabile come
lo spirito del male possa resistere alle armi della salvezza e ai
comandi del sacerdote". E, a testa bassa, se ne andò in
cella, per cercare di riposare, se gli fosse riuscito.Padre Giustino
appariva un poco più fresco. Ed era comprensibile: la fatica
maggiore dell'esorcismo era toccata al suo confratello. Diede
un sommarlo resoconto dell'accaduto agli altri frati. Poi disse: "Se
volete una drammatica illustrazione del nostro caso, andatevi a rileggere
S. Agostino. Agostino dice che, dopo il peccato d'origine, la prima
pena conseguitane è stata la morte. Morte morale alla vita
della grazia e morte fisica. Ebbene, la morte conferisce al demonio
una specie di proprietà su di noi. Egli ne ha pieno diritto,
e l'abbandono dell'umanità decaduta ai suoi immondi poteri
è avvenuto per pieno esercizio di giustizia. A causa del peccato
Dio è stato cacciato dal cuore umano? Ebbene, egli se ne è
ritirato, ed è subentrato il demonio. Il demonio può
fare della natura decaduta - nei limiti consentitigli dall'ordine
divino - ciò che gli piace: e ciò spiega l'enorme numero
di posseduti e di ossessi che c'era e c'è tuttora nel mondo
pagano. Gesù stesso ha incontrato sul suo cammino una quantità
notevolissima di posseduti. Gesù è appunto'venuto per
combattere e
conculcare il regno del demonio. Dio si è fatto uomo per combattere
il regno del demonio. Un esito di questo primo e decisivo combattimento
è stato quello che nel pomeriggio di oggi padre Pier Paolo
ha dovuto combat;ere contro lo spirito dell'ossessa. Per un nuovo
mistero d'iniquità e perché il Signore l'ha concesso,
un sortilegio ha permesso al Maligno di impossessarsi di quella povera
signora. 1 disegni di Dio noi non possiamo giudicarli, e non possiamo
giudicarli, e
non possiamo neppure tentare di sapere perché Dio ha permesso
questo caso di possessione. Sta di fatto che il Maligno pare si sia
impossessato con gioia, con voluttà di quel corpo, quasi per
rivendicare un suo antico diritto, strappatogli di mano da Cristo
e dalla Chiesa. t una forza enorme, spaventosa,che è riuscita
a ghermire un corpo consacrato dal battesimo e dai sacramenti. Dio
sa quel che fa e quel che permette: tutto è a servizio degli
adorabili fini della divina Provvidenza. Egli permette il male per
ricavarne il bene: e ciò deve essere ripetuto specíalmente
nei riguardi del nostro caso. Ma Satana non è una forza passiva,
massiccia ma inerte: è invece una forza spaventosamente attiva.
Padre Pier Paolo vincerà, e ne nascerà un- gran bene,
se non altro per l'immenso significato di avvertimento che l'episodio
avrà agli occhi della gente: ma avrà da combattere molto.
Ha combattuto Gesù, per primo, contro le tentazioni e il potere
del demonio: combatterà anche
padre Pier Paolo. E, come ha vinto Gesù, così vincerà
anche padre Pier Paolo. Ma ne vedremo delle belle.Il secondo esorcismo
ebbe luogo nel pomeriggio del 23 maggio successivo. Vi intervennero
tutti coloro che già assistettero al primo esorcismo: esclusa
la madre della signora, chera rimasta terrificata da ciò che
aveva veduto, e che non si era sentita la forza di ritornare ad assistere
a quello strazio. Dopo le rituali preghiere preparatorie, ripresero
gli scongiuri. Ma lo spirito, sempre altezzoso, si rifiutava di uscire,
perché, diceva, altri stavano lavorando per farlo restare.
Questi tali erano gli stregoni 'che l'avevano fatto entrare nel corpo
della signora.Ad un certo punto, padre Pier Paolo, perduta la pazienza,
volle sapere chi fosse lo sciagurato che aveva voluto il malefizio.
Ne seguì una scena terrificante.ll quarto esocismo, avvenuto
nel pomeriggio del primo giugno, l'esorcista volle chiarire l'affare
delle piante. "L'altro giorno mi parlasti di tre piante. Dove
si troverebbero?", "non sono io che ti debbo insegnare queste
cose". 'in nome di Dio dimmi dove si trovano"L’ossesssa
stette un poco in forse,come una scrupolosa di fronte a un forte scrupolo
di coscienza;poi facendo scrupolo a sé stessa,disse risolutamente:”Una
nell’orto di….una in fondo al Po,la terza,in un orto presso
la casa di…”. Con che cosa furono legate?",
"Con un filo di lana bianca", "chi le ha legate?".
"La prima... (il mandante, il maleficio); la seconda .., (uno
stregone che presso il popolino aveva nome di santo); la terza, quella
in fondo al Po queste braccia."Quando si slegheranno?".
"Due sono già slegate". "Quando si slegherà
la terza?". "Fintano che ci sarà il deposito (cioè
la palla di sale mai digerita dall'ossessa), la pianta non si slegherà".
"E quando uscirà!l deposito?". "Quando lo vorrai
tu". "Lo yoglio subito. Alzati e rigetta. Dopo qualche insistenza,
l' ossessa ubbidì e rigettò qualcosa tra spasmi atroci.
Poi si sospese per un poco l'esorcismo. La storia delle tre piante
aveva destato in tutti gli astanti la più viva curiosità,
non solo perché la cosa pareva strana, ma anche perché
per essa si sarebbe potuto controllare la veridicità delle
affermazioni dello spirito. Approfittando del breve intervallo, padre
Pier Paolo chiese all'ossessa, che frattanto era ritornata in sé,
se in vita sua avesse mai legato delle piante. "Sì, ne
ho legata una", rispose sorridendo la donna. "Dove?".
"In fondo al Po". "Con che cosa l'ha legata?".
'con un filo di lana bianca". "E il motivo?". "Perché
mi avevano assicurato che, con quel filo, avrei legato il mio male
alla pianta". "Ed è stato così?". 'Tutt'altro.
Appena legata la pianta, non potevo staccarmi... In seguito sono andata
sempre peggiorando s'è seccata. Ma perché tutte
queste domande?". "Perché durante l'esorcismo ha
parlato di questa pianta". "Ho fatto male a legarla?".
"Certamente: è sempre una superstizione. Sapeva che, mentre
lei legava una pianta in fondo al Po, altri, altrove, ne legavano
altre due?" "No". All'ottavo esorcismo fu chiesto:
"Esistono veramente gli stregoni?". "Sì".
"Che cosa fanno?". "Sono persone capaci di fare del
male ad altri". "Hanno potere sul demonio?". "Sì".
"Hanno comunicazione diretta col demonio?". "Sì".
Dopo nuovi scongiuri il sacerdote chiese: "Chi ha dato a questa
creatura la roba ma1eficata?" . "N.N" (il mandante).
"Dove gliel'ha data?". "A casa sua, a Piacenza".
"Chi portò la roba?". "Una donna, N.N:'. Si
trattava di una vecchietta, chè lo spirito descrisse a11a perfezione,çon
il vestito e lo scialle nero "Prima che ti cacciassero in questo
corpo, dov'eri?". "In un borsellino". Risposta stravagante.
Ma lo straordinario è che la tradizione del "diavolo
nel borsellino" era vivissima nel medioevo. "Dove eri prima
di entrare nel borsellino?". "In un deserto omnibus)). "Cosa
facevi là?". "Andavamo dietro ai cavalli". "Dietro
ai cavalli?". "Sì, nel deserto presso l'omnibus quarto".
La cosa riusciva sempre più inintelligibile. È ben vero
infatti che gli astanti non erano certo obbligati a credere a tutto
quello che diceva lo spirito, ma è anche vero che questa complicata
storia del borsellino, del deserto e dei cavalli destava una vivissima
curiosità in tutti. Perciò il padre Pier Paolo volle,
per quanto possibile, appurare la realtà di quelle cose. Sospese
l'interrogatorio e nel breve intervallo, appena l'ossessa fu ritornata
alla piena coscienza di sé, le chiese: "Ha mai portato
al collo un borsellino?". La signora ebbe un attimo di esitazione,
poi rispose:,"'Sì, una volta". "Da chi lo ricevette?".
"Da N.N.." (il primo stregone). "Malei conosce N.N..?".
"Sì,sono stata con lui molte volte". "Scusi,
per far cosa?". La signora arrossì non poco. "Per
farmi curare". "N.N. è un medico?"; "Dicono
che sia un santo, ha guarito molti ammalati". "E ha guarito
anche lei?". "No. Ma mi aveva assicurato che tenendo al
collo il borsellino, sarei guarita in breve tempo. Invece sono andata
sempre peggiorando". "Per quanto tempo tenne al collo il
borsellino?". "Per poco tempo: dal paese di N.N. fino a
casa mia perché dove toccava produceva un bruciore fortissimo
e mi para- lizzava la parte toccata. Mio marito voleva assolutamente
che 10 tenessi, che cercassi di resistere, ma io ad un cérto
punto, non potendone più, l'ho preso e l'ho gettato via".
"Prima di gettar1o via, guardò che cosa c'era dentro?".
"Sì, non c'era niente. Credevo di trovarci qualche immagine
sacra, qualche reliquia di santo, invece non c'era, mi pare, che un
poco di carta". Alla ripresa de1l'esorcismo, l'ossessa rimase
relativamente calma, ma quando le preghiere giunsero al "sanctus",
balzò in aria in modo indescrivibi1e, minacciando l'esorcista
con urla formidabili. Padre Giustino abbandonò il compito di
stenografo per cercare di legare le mani alla donna, ma non vi riuscì.
La cosa più terrificante era però la luce di odio che
dardeggiava dagli occhi dell'ossessa. ll'esorcismo
successivo del 3 giugno lo spirito si dimostrò animoso e offensivo
come la volta precedente. Più perdeva terreno e più
si vendicava ingiuriando il sacerdote. "Rigetta", gli
impose questi. "Non posso", rispose lo spirito. "In
nome di Dio..."."Non posso, imbecille"."In nome
di Dio...", insistette l'esorcista. Allora l'ossessa ubbidì.
"Cos'hai rigettato?". "La bava con tanti fili".
"Erzelaide è uscito?". "Non lo so"."Dimmelo,
in nome di Dio, per il suo sangue...". Dopo un momento di incertezza,
lo spirito rispose: "È uscito". E, sollevando gli
occhi verso il sacerdote, l'ossessa soggiunse in atteggiamento di
grande tristezza: "Fra poco rigetterò tutto".Allora
il sacerdote incalzò: "Rigetta!". L'ossessa ubbidì
e fu sul catino. "Cos'hai rigettato?"."Mi hai fatto
rigettare quasi tutto il deposito". "Allora non l'hai rigettato
per intero, perché?". "Perché non posso"."È
questa la rità?"."Sì"."Impostore!
Perché l'altro giorno mi hai detto che l'avevi rigettato tutto?
Sei un impostore che dà a intendere una cosa per un'altra".A
questo insulto l'ossessa fece per spiccare un salto contro il sacerdote,
ma gli assistenti, ormai avvezzi a questi scatti, le furono subito
addosso. S'impegnò in una lotta furibona. P. Giustino lasciò
il suo compito di stenografo e corse ad aiutare gli assistenti. Passando
vicino all'esorcista, gli consigliò di dire qualcosa. Allora
l'ossessa scattò violentemente, pur essendo letteralmente
premuta dal peso degli assistenti, e urlò: "Lasciatemi
andare, voglio dare un calcio a quello lì".Era divenuta
spaventosamente furibonda. Aveva la bava alla bocca. Il p. Giustino
e gli assistenti stentavano a trattenerla e quasi sfuggiva loro
di mano. Allora anche le donne accorsero in aiuto. Un cumulo di corpi
fu addosso all'ossessa, ma questa ancora non riusciva a lottare e
a divincolarsi. A questo punto p. Pier Paolo ritenne opportuno interrompere
l'esorcismo, per non sfibrare completamente la povera signora. ll'esorcismo
successivo del 3 giugno lo spirito si dimostrò animoso e offensivo
come la volta precedente. Più perdeva terreno e più
si vendicava ingiuriando il sacerdote."Rigetta", gli
impose questi. "Non posso", rispose lo spirito. "In
nome di io..."."Non posso, imbecille"."In nome
di Dio...", insistette l'esorcista. Allora l'ossessa ubbidì."Cos'hai
rigettato?". "La bava con tanti fili". "Erzelaide
è uscito?". "Non sò so"Dimmelo, in nome
di Dio, per il suo sangue...". Dopo un momento di incertezza,
lo spirito rispose: "È uscito". E, sollevando gli
occhi verso il sacerdote, l'ossessa soggiunse in atteggiamento di
grande tristezza: "Fra poco rigetterò tutto".Allora
il sacerdote incalzò: "Rigetta!". L'ossessa ubbidì
e fu sul catino. "Cos'hai rigettato?"."Mi hai fatto
rigettare quasi tutto il deposito". "Allora non l'hai rigettato
per intero, perché?". "Perché non posso"."È
questa la verità?"."Sì"."Impostore!
Perché l'altro giorno mi hai detto che l'avevi rigettato tutto?
Sei un impostore che dà a intendere una cosa per un'altra".A
questo insulto l'ossessa fece per spiccare un salto contro il sacerdote,
ma gli assistenti, ormai avvezzi a questi scatti, le furono subito
addosso. S'impegnò in una lotta furibona. P. Giustino lasciò
il suo compito di stenografo e corse ad aiutare gli assistenti. Passando
vicino all'esorcista, gli consigliò di dire qualcosa. Allora
l'ossessa scattò violentemente, pur essendo letteralmente
premuta dal peso degli assistenti, e urlò: "Lasciatemi
andare, voglio dare un calcio a quello lì".Era divenuta
spaventosamente furibonda. Aveva la bava alla bocca. Il p. Giustino
e gli assistenti stentavano a trattenerla e quasi sfuggiva loro
di mano. Allora anche le donne accorsero in aiuto. Un cumulo di corpi
fu addosso all'ossessa, ma questa ancora non riusciva a lottare e
a divincolarsi. A questo punto p. Pier Paolo ritenne opportuno interrompere
l'esorcismo, per non sfibrare completamente la povera signora.Le cose
andavano tanto per le lunghe perché, asseriva lo spirito, gli
altri stavano scongiurando affinché rimanesse. Anzi, precisò,
uno degli stregoni aveva sepolto quattro uova per terra, e vi aveva
posto sopra una pietra con delle parole misteriose che significavano:
"Non sarete libera finché non verrete a me". Questo
nuovo malefizio ritardava l'opera di liberazione compiuta dall'esorcista.
Tuttavia la storiella delle uova, vera o falsa che fosse, non fu creduta
da p. Pier Paolo, il quale ricordava bene che lo spirito aveva più
volte confessato che era già stato segnato il giorno della
liberazione. Ma queste divagazioni servivano molto bene allo spirito
per distrarre l'attenzione e per ingannare i suoi nemici. Interessante
però è aggiungere che una volta lo spirito fu costretto
a dire che lo stregone aveva dovuto dissotterrare quelle uova e cancellare
quella scritta perché gli esorcismi lo tormentavano terribilmente.
Pare che lo stregone non riuscisse a liberarsi da un vero e proprio
spasimo fisico, per cui dovette disfare la stregoneria delle uova.
Questo almeno è quanto disse lo spirito, con un'estrema
precisione di particolari.Comunque, una cosa era certa: la signora
andava via via liberandosi dai tormenti della possessione. Durante
i giorni d'intervallo tra un esorcismo e l'altro si sentiva più
sciolta, più spedita: non libera del tutto, ma decisamente
avviata alla liberazione. Le due forze diaboliche più
pericolose, oltre a Isabò, pareva fossero quei due spiriti
che Isabò nominava come Maristafa ed Erzelaide. Ma varie altre
forze ancora erano in gioco, alcune già partite e altre ancora
solidarizzanti con Isabò. La lotta doveva essere ancora lunga.Per
sette anni, durante la malattia della signora, era capitato che questa
assumesse, nelle sue varie trasformazioni, una voce virile ma affettuosa,
tremolante e cordiale. Una voce che affermava di provenire dall'anima
santa del nonno, e dava ottimi consigli che, messi in pratica, calmavano
subito, almeno sul momento, le furie della povera ammalata. L’intera
famiglia aveva una venerazione grandissima del nonno e la sua voce
nonostante la stranezza del caso, era simbolo di protezione e di serenità.
L'ha detto il nonno!". Questo bastava perché tutti credessero
e ubbidissero. Guai,ebbe a dire una volta a Padre Pier Paolo la madre
dell'ossessa, "se in mezzo a tante diavolerie e tanti diavoli
non ci fosse stata l'anima santa del nonno a consigliar sempre per
il meglio". Padre Pier Paolo volle venire a capo di questo affare.
Durante il sesto esorcismo disse allo spirito: "Hai detto di
non essere solo, di avere anzi vari compagni. Ebbene, tra i tuoi compagni
deve esserci un'anima bella, un'anima santa: l'anima del nonno di
questa signora. Faceva coraggio alla signora, l'esortava a sopportare
con pazienza i suoi mali, a confidare in Dio, a raccomandarsi a Lui.L’ossessa
stava in ascolto, sorniona. "Conosci tu quest'anima?". L’ossessa
continuava a rimanere muta.Allora padre Pier Paolo perse la pazienza:
"Impostore", Proruppe, "eri tu,Spirito, immondo ingannatore,,
tu,camuffato, truccato". L'ossessa guardò meravigliata
il sacerdote,lo fissò negli occhi, quasi per un attimo di titubanza;
poi proruppe in una risata sonora, sgangherata, da avvinazzato, che
fece rabbrividire tutti. Padre Pier Paolo restò sempre persuaso,
per tutta la sua vita, che que- sta fosse stata l'ultima risposta
della "santa anima del nonno". Gli esorcismi si susseguivano
l'un l'altro inesorabilmente. Lo spirito era pur sempre altezzoso,
ma non così sicuro di sé come le prime volte. Nei momenti
più critici l'esorcista ricorreva all'invocazione del trisagio
e brandiva la teca del santo Legno della Croce. Quando il duello tra
sacerdote e spirito toccava certi suoi momenti di particolare intensità,
accadevano sempre scene spaventose. Quando per esempio il furo- re
dello spirito -era particolarmente intenso, il corpo della signora
si afflosciava su se stesso, come fosse un sacco vuoto, poi, improvvisamente,
pareva che un corpo vivo vi balzasse dentro e vi saltasse senza tregua,
disperatamente. Ma l'odio dello spirito cozzava sempre contro barriere
insuperabili. "Che dobbiamo fare per farti uscire più
presto?", aveva. chiesto padre Pier Paolo alla fine dell'ottavo
esorcismo. Nel. silenzio profondo della sala, lo spirito, con calma,
con solennità, rispose:Pregare". Durante il nono esorcismo
il sacerdote chiese: "Dove sono i tuoi compagni?". Alludeva
agli altri spiriti che Isabò aveva confessato essersi allontanati
dal corpo dell'ossessa in seguito agli scongiuri dell'esorcista. "Non
lo so", rispose l'esorcizzata. "In questa stanza ce ne sono?".
"Sì, due". "Ebbene, li caccio". "Ebbene,
cacciali. Che importa a me di questo?". "Li caccio nel deserto.
Hai capito?". "E cacciali nel deserto". Evidentemente
nutriva una discreta dose di indifferenza, se non addirittura di disprezzo
per i suoi compagni. Un'altra volta il padre ripeté l'intimazione:
"Vattene". "Tu credi di potermi trattare come un cane",
rispose lo spirito, "ma ti sbagli". Era pieno di un orgoglio
incredibile. Spesso riusciva a imporre la sua superiorità di
puro spirito. "Se hai paura, va a letto", sghignazzò
una volta in faccia all'esorcista. Insisteva molto sulla paura e,
naturalmente, aveva buon gioco.
Drante il decimo esorcismo Isabò esclamò, trionfante:
"Sai? MI sono imposssessato di Y".'Non ti credo, dammene
una prova". ('lo te la do, ma non come intendi tu". 'Da'
un segno visibile a me e ai circostanti". ('Niente circostanti:
darò un segno solo a te".'Quale?".'Di notte vedrai
un'ombra vicino al letto Vedrai la mia forma". 'Va' all'inferno.
Non voglio questo segno.. Lo spirito rise ironicamente. 'Allora,che
cosa vuoi?".'Dammi un segno".('Non posso dare un segno senza
far dolore"."Dammi un segno".A quest'ultima imposizione,
il corpo dell'ossessa si gonfiò lentamente, il suo viso si
accese di un colore rosso cuoio, poi, con uno sforzo enorme la bocca
si aprì ed emise un suono forte, insistente, simile a quello
di una sirena.('È questo il segno?", chiese il sacerdote.
"Sì"."Che segno è?"."Il fischio
di una sirena".'Non mi basta. Voglio un segno più manifesto".'Ti
farò sentire una voce"."Che voce?"."Una
voce". E si mise a cantare con una voce talmente stridula che
lacerava le orecchie.('Lascia stare e dammi un segno più evidente".
('Allora ti comparirò di notte vicino alletto". "Taci!",
urlò l'esorcista e, dietro suggerimento di padre Giustino,
si rivolse alle donne e disse: ('Impongo allo spirito di comparire
qui. Avete coraggio?".('Sì", risposero le donne.Allora
il padre si rivolse all'ossessa e riprese: "Tu vuoi comparirmi
di notte e io t'impongo di comparirmi qui, alla presenza di tutti.
Avanti!".Nella tensione nervosa dell'attesa si era irrigidito
sull'attenti e teneva forte nel pugno il manico dell'aspersorio. Con
l'acqua santa avrebbe tracciato una insuperabile linea di difesa contro
le eventuali velleità del demonio.Era un momento drammatico.
"Comparisci qui", ripeté il sacerdote nel silenzio
altissimo della sala. ('Comparisci qui", disse una terza volta.Finalmente
lo spirito, umiliato e con voce opaca, rispose: "Non mi è
concesso". E un evidente fremito smascherò il suo
orgoglio infranto.Lo spirito era inoltre abilissimo nell'evitare
gli ostacoli, ma talvolta doveva scontrarsi in imposizioni più
forti della sua volontà.Come quando il padre gli chiese: "Che
cosa si deve fare per evitare i malefizi?". Esso si ribellò
con forza a più riprese, ma poi fu costretto a rispondere:
"Tenere sul petto una croce benedetta". E si vedeva
a chiari segni la profonda lotta che doveva sostenere per resistere
a una potenza superiore alla sua e, soprattutto, nel dover soccombere
alla superiorità del ministro di Dio.In effetti gli esorcismi
indebolivano sempre di più la forza del demonio. Dal nono esorcismo
in poi talvolta pareva che lo spirito stentasse a trovare le parole
per la risposta e nello sforzo espressivo sembrava balbuziente.
Allora dalla bocca contratta e anche dalle narici dilatate uscivano
come degli scoppi secchi, simili al rumore che fanno i sassi quando
una ruota d'automobile li preme di sbieco e li fa saltare lontano.
Ma cercava sempre di nascondere la debolezza con un tono di burbanza."Se
vuoi che esca", disse al decimo esorcismo, "va' a chiamare
quel tuo compagno che non crede".'Non crede a che cosa? Alla
tua esistenza?"."No, non crede che io sia in questo
corpo".E aveva ragione. Un confratello di padre Pier Paolo aveva
espresso forti dubbi sulla realtà della possessione diabolica.'Fin
qui non c'è nulla di male", disse il padre. 'Dov'è?".('In
convento"."Dove?".'In camera".('In quale?"."Allora",
esclamò sprezzante lo spirito con un'alzata di spalla, "sarebbe
come dirti il nome".A questo punto i presenti udirono arrivare
il dottor Lupi. Quella volta egli non era stato puntuale all'appuntamento
e, per quanto l'avessero atteso, avevano dovuto incominciare
l'esorcismo senza di lui. Si distingueva benissimo il suo passo un
poco trascinato, mentre saliva su per l'ampia scala di legno e i colpi
del suo bastoncino che battevano su per ogni gradino.Per un normale
atto di deferenza fu sospeso l'esorcismo e si aspettò che entrasse
il dottore.Arrivato alla doppia porta che separa la sala dal pianerottolo
della scala, il dottore aprì la prima porta e afferrò
la maniglia della seconda, quindi fece per entrare."Avanti, avanti
signor dottore!", invitarono i due frati. Il dottore volgeva
e rivolgeva la maniglia, apriva e chiudeva la porta, ma non si
decideva a entrare, non si faceva vedere. "Che voglia scherzare?",
chiese uno.Allora il padre Giustino si alzò dal suo banco,
corse all'uscio, lo spalancò. "Non c'è nessuno",
disse. Tutti si alzarono in fretta e scesero le scale. A pian terreno
la grossa porta di quercia, tutta ferrata, era chiusa a chiave come
al solito. Non l'aprirono. Al di là della porta stava fisso
di guardia frate Antonio, per tutta la durata degli esorcismi:
non si voleva che qualcuno potesse entrare di nascosto nel convento
e cunosasse.Frate Antonio, guardiano coscienzioso, era al suo
posto."È venuto il dottor Lupi?", gli chiesero. "No"."È
venuto qualcun altro?"."No"."Sei sempre stato
al tuo posto?". "Naturalmente!". Il fraticello era
offeso da tutte queste domande. "Perché?". Ma
nessuno ebbe il coraggio di rispondere. Erano stati beffati da qualche
invisibile burlone. Eslénder forse? Risaliti in sala, fu ripreso
l'esorcismo. Era l'esorcismo del Sanctus. Lo spirito si agitava freneticamente,
deformando in modo pauroso il volto dell'ossessa. Con nono e il decimo
esorcismo la signora aveva particolarmente sofferto."lo non ho
fatto nulla: ho fatto soltanto il mio dovere". "Ma
la forza di ballare, cantare, è ancora in te, sì o no?"."No"."E
allora non può essere tuo merito il farla cantare, ballare,
smaniare durante i giorni che separano un esorcismo dall'altro".
"Lo so anch'io", rispose lo spirito con aria misteriosa.
Data l'ora tarda il padre credette bene di chiudere l'esorcismo, infatti
lo spirito sembrava essersi chiuso in un mutismo cocciuto."A
te, immondo spirito, comando per i giorni seguenti...". Una sghignazzata
lo interruppe ed era mirabile la varietà di quegli occhi grifagni,
con quel ceffo sul quale si leggeva odio, ferocia, vendetta, diventò
orribile.Finito lo scongiuro, il sacerdote intimò di rigettare.
L'ossessa fu sul catino. "Rigetta!"."Non posso"."In
nome di Dio, in nome della Madonna...". "Lasciami stare",
chiese con voce accorata lo spirito. "No, ti voglio tormentare
come hai tormentato durante sette anni questa creatura". "Lasciarni
stare. Non è colpa mia se l'ho tormentata. Mi hanno cacciato
qui". "Per il sangue di Cristo, per la morte di Cristo rigetta!".L'ossessa
finalmente ubbidì."Che cosa abbiamo ottenuto?". "Hai
fatto uscire una quantità di palla". Si trattava del bolo
malefiziato. "Quanta ancora ne resta?"."Più
di un terzo"."Perché in questi giorni hai fatto soffrire
questa creatura?". Nei giorni tra il nono e il decimo la signora
aveva particolarmente sofferto.”io non ho fatto nulla:ho fattoselo
il mio dovere Ma la forza di ballare,cantareè ancora in tè
sì o nò?” “No”.”E allora non
può essere tuo merito il farla cantare,ballare,smaniare durante
i giorni che separano un esorcismo dall’altro.”Lo so anchio
,rispose lo spirito con aria misteriosa.Data l’ora tarda il
padre credette bene di chiudere l’esorcismo infatti lo spirito
sembrava essersi chiusoin un mutismo cocciuto.”A te,immondo
spirito,comando per i giorni seguenti …”Una sghignazzata
lo interruppe ed era mirabile la varietà di atteggiamenti che
l'ossessa prontamente assumeva. "... di star fermo"."Di
non..."."Di non mosttarmi a te", e rideva. "Ma
che cos'è questo?", chiese disgustato il sacerdote.
"Tu hai sempre una gran paura di vedermi. Eppure bisogna che
mi decida a comparirti di notte in fondo alletto". "No!
In nome di Dio, in nome della Santa Chiesa, dimmi la verità.
Farai paura?". "Un poco"."A chi?".Lo spirito
rispose con parole dolci: "A te"."Farai male?".Stanco
e irritato lo spirito urlò: "Nooo!". Così
si concluse il decimo esorcismo Un giorno il signor Cassani, uno degli
assistenti che continuamente stavano al fianco dell'ossessa durante
gli esorcismi, si presentò a padre Pier Paolo. Era agitato."Padre,
ho bisogno di lei"."Dica in tutta libertà"."In
questi sette anni, come amico e vicino di casa, ho sempre assistito,
in compagnia di mia figlia, la povera signora nelle sue crisi. Lo
spirito mi ha detto più volte, ultimamente, che dovrò
morire. Lo spirito non minaccia mai invano". Il signor Cassani
appariva terrorizzato.Il sacerdote volle rinfrancarlo: "C'era
proprio bisogno che lo dicesse lo spirito perché si sapesse
che si deve morire?"."Padre, mi scusi, non m'ha lasciato
finire. Lo spirito ha detto che dovrò morire tra tre mesi,
vittima della sua vendetta"."Lei ci crede?"."E
come no!"."Non sa che lo spirito è il padre della
menzogna? E non lo dico io: lo dice la Chiesa"."Padre, a
parole vince lei. Vedremo, intanto mi dia la benedizione davanti all'altare
della Madonna".Pochi mesi dopo questo colloquio, in un freddo
pomeriggio di novembre, padre Pier Paolo fu chiamato proprio dall'ex-ossessa,
allora perfettamente guarita: "Padre, accorra subito, se vuole
fare in tempo a vedere il signor Cassani, a confessarlo"."Che
cos'ha?"."Sta per morire".Il padre accorse. Il signor
Cassani era in effetti in gravissimo stato e con voce ormai già
spezzata dal rantolo, disse: "Si ricorda, padre, della benedizione
davanti all'altare della Madonna? Si ricorda i miei presentimenti?..
Muoio della sua vendetta". Alludeva allo spirito.Il giorno dopo
il signor Cassani, fino ad allora sano e robusto, moriva. Il terrore
per le minacce dello spirito probabilmente lo aveva minato. (Continua) il
SEGNO del soprannaturale , Marzo 2003