Racconto intervista Seconda parte

 

Era ormaí notte.Il 16 marzo scorso don Gabriele Amorth è intervenuto al santuario della Bozzola di Garlasco, nel pavese, per una giornata di preghiera insieme alle migliaia di fedeli che hanno partecipato alle celebrazioni.uella signora è realmente posseduta!". Il padre Pier Paolo non poteva ormai nutrire più alcun motivo di dubbio. Del resto il suo aspetto stesso lo manifestava chiaramente. Era sconvolto. Rilassato in tutti i muscoli del corpo, ma contratto nei muscoli del volto.Aveva poca voglia di parlare. Tuttavia disse: "t inimmaginabile come lo spirito del male possa resistere alle armi della salvezza e ai comandi del sacerdote". E, a testa bassa, se ne andò in cella, per cercare di riposare, se gli fosse riuscito.Padre Giustino appariva un poco più fresco. Ed era comprensibile: la fatica maggiore dell'esorcismo era toccata al suo confratello. Diede
un sommarlo resoconto dell'accaduto agli altri frati. Poi disse: "Se volete una drammatica illustrazione del nostro caso, andatevi a rileggere S. Agostino. Agostino dice che, dopo il peccato d'origine, la prima pena conseguitane è stata la morte. Morte morale alla vita
della grazia e morte fisica. Ebbene, la morte conferisce al demonio una specie di proprietà su di noi. Egli ne ha pieno diritto, e l'abbandono dell'umanità decaduta ai suoi immondi poteri è avvenuto per pieno esercizio di giustizia. A causa del peccato Dio è stato cacciato dal cuore umano? Ebbene, egli se ne è ritirato, ed è subentrato il demonio. Il demonio può fare della natura decaduta - nei limiti consentitigli dall'ordine divino - ciò che gli piace: e ciò spiega l'enorme numero di posseduti e di ossessi che c'era e c'è tuttora nel mondo pagano. Gesù stesso ha incontrato sul suo cammino una quantità notevolissima di posseduti. Gesù è appunto'venuto per combattere e
conculcare il regno del demonio. Dio si è fatto uomo per combattere il regno del demonio. Un esito di questo primo e decisivo combattimento è stato quello che nel pomeriggio di oggi padre Pier Paolo ha dovuto combat;ere contro lo spirito dell'ossessa. Per un nuovo mistero d'iniquità e perché il Signore l'ha concesso, un sortilegio ha permesso al Maligno di impossessarsi di quella povera signora. 1 disegni di Dio noi non possiamo giudicarli, e non possiamo giudicarli, e
non possiamo neppure tentare di sapere perché Dio ha permesso questo caso di possessione. Sta di fatto che il Maligno pare si sia impossessato con gioia, con voluttà di quel corpo, quasi per rivendicare un suo antico diritto, strappatogli di mano da Cristo e dalla Chiesa. t una forza enorme, spaventosa,che è riuscita a ghermire un corpo consacrato dal battesimo e dai sacramenti. Dio sa quel che fa e quel che permette: tutto è a servizio degli adorabili fini della divina Provvidenza. Egli permette il male per ricavarne il bene: e ciò deve essere ripetuto specíalmente nei riguardi del nostro caso. Ma Satana non è una forza passiva, massiccia ma inerte: è invece una forza spaventosamente attiva. Padre Pier Paolo vincerà, e ne nascerà un- gran bene, se non altro per l'immenso significato di avvertimento che l'episodio avrà agli occhi della gente: ma avrà da combattere molto. Ha combattuto Gesù, per primo, contro le tentazioni e il potere del demonio: combatterà anche
padre Pier Paolo. E, come ha vinto Gesù, così vincerà anche padre Pier Paolo. Ma ne vedremo delle belle.Il secondo esorcismo ebbe luogo nel pomeriggio del 23 maggio successivo. Vi intervennero tutti coloro che già assistettero al primo esorcismo: esclusa la madre della signora, chera rimasta terrificata da ciò che aveva veduto, e che non si era sentita la forza di ritornare ad assistere a quello strazio. Dopo le rituali preghiere preparatorie, ripresero gli scongiuri. Ma lo spirito, sempre altezzoso, si rifiutava di uscire, perché, diceva, altri stavano lavorando per farlo restare. Questi tali erano gli stregoni 'che l'avevano fatto entrare nel corpo della signora.Ad un certo punto, padre Pier Paolo, perduta la pazienza, volle sapere chi fosse lo sciagurato che aveva voluto il malefizio. Ne seguì una scena terrificante.ll quarto esocismo, avvenuto nel pomeriggio del primo giugno, l'esorcista volle chiarire l'affare delle piante. "L'altro giorno mi parlasti di tre piante. Dove si troverebbero?", "non sono io che ti debbo insegnare queste cose". 'in nome di Dio dimmi dove si trovano"L’ossesssa stette un poco in forse,come una scrupolosa di fronte a un forte scrupolo di coscienza;poi facendo scrupolo a sé stessa,disse risolutamente:”Una nell’orto di….una in fondo al Po,la terza,in un orto presso la casa di…”. Con che cosa furono legate?", "Con un filo di lana bianca", "chi le ha legate?". "La prima... (il mandante, il maleficio); la seconda .., (uno stregone che presso il popolino aveva nome di santo); la terza, quella in fondo al Po queste braccia."Quando si slegheranno?". "Due sono già slegate". "Quando si slegherà la terza?". "Fintano che ci sarà il deposito (cioè la palla di sale mai digerita dall'ossessa), la pianta non si slegherà". "E quando uscirà!l deposito?". "Quando lo vorrai tu". "Lo yoglio subito. Alzati e rigetta. Dopo qualche insistenza, l' ossessa ubbidì e rigettò qualcosa tra spasmi atroci. Poi si sospese per un poco l'esorcismo. La storia delle tre piante aveva destato in tutti gli astanti la più viva curiosità, non solo perché la cosa pareva strana, ma anche perché per essa si sarebbe potuto controllare la veridicità delle affermazioni dello spirito. Approfittando del breve intervallo, padre Pier Paolo chiese all'ossessa, che frattanto era ritornata in sé, se in vita sua avesse mai legato delle piante. "Sì, ne ho legata una", rispose sorridendo la donna. "Dove?". "In fondo al Po". "Con che cosa l'ha legata?". 'con un filo di lana bianca". "E il motivo?". "Perché mi avevano assicurato che, con quel filo, avrei legato il mio male alla pianta". "Ed è stato così?". 'Tutt'altro. Appena legata la pianta, non potevo staccarmi... In seguito sono andata sempre peggiorando  s'è seccata. Ma perché tutte queste domande?". "Perché durante l'esorcismo ha parlato di questa pianta". "Ho fatto male a legarla?". "Certamente: è sempre una superstizione. Sapeva che, mentre lei legava una pianta in fondo al Po, altri, altrove, ne legavano altre due?" "No". All'ottavo esorcismo fu chiesto: "Esistono veramente gli stregoni?". "Sì". "Che cosa fanno?". "Sono persone capaci di fare del male ad altri". "Hanno potere sul demonio?". "Sì". "Hanno comunicazione diretta col demonio?". "Sì". Dopo nuovi scongiuri il sacerdote chiese: "Chi ha dato a questa creatura la roba ma1eficata?" . "N.N" (il mandante). "Dove gliel'ha data?". "A casa sua, a Piacenza". "Chi portò la roba?". "Una donna, N.N:'. Si trattava di una vecchietta, chè lo spirito descrisse a11a perfezione,çon il vestito e lo scialle nero "Prima che ti cacciassero in questo corpo, dov'eri?". "In un borsellino". Risposta stravagante. Ma lo  straordinario è che la tradizione del "diavolo nel borsellino" era vivissima nel medioevo. "Dove eri prima di entrare nel borsellino?". "In un deserto omnibus)). "Cosa facevi là?". "Andavamo dietro ai cavalli". "Dietro ai cavalli?". "Sì, nel deserto presso l'omnibus quarto". La cosa riusciva sempre più inintelligibile. È ben vero infatti che gli astanti non erano certo obbligati a credere a tutto quello che diceva lo spirito, ma è anche vero che questa complicata storia del borsellino, del deserto e dei cavalli destava una vivissima curiosità in tutti. Perciò il padre Pier Paolo volle, per quanto possibile, appurare la realtà di quelle cose. Sospese l'interrogatorio e nel breve intervallo, appena l'ossessa fu ritornata alla piena coscienza di sé, le chiese: "Ha mai portato al collo un borsellino?". La signora ebbe un attimo di esitazione, poi rispose:,"'Sì, una volta". "Da chi lo ricevette?". "Da N.N.." (il primo stregone). "Malei conosce N.N..?". "Sì,sono stata con lui molte volte". "Scusi, per far cosa?". La signora arrossì non poco. "Per farmi curare". "N.N. è un medico?"; "Dicono che sia un santo, ha guarito molti ammalati". "E ha guarito anche lei?". "No. Ma mi aveva assicurato che tenendo al collo il borsellino, sarei guarita in breve tempo. Invece sono andata sempre peggiorando". "Per quanto tempo tenne al collo il borsellino?". "Per poco tempo: dal paese di N.N. fino a casa mia perché dove toccava produceva un bruciore fortissimo e mi para- lizzava la parte toccata. Mio marito voleva assolutamente che 10 tenessi, che cercassi di resistere, ma io ad un cérto punto, non potendone più, l'ho preso e l'ho gettato via". "Prima di gettar1o via, guardò che cosa c'era dentro?". "Sì, non c'era niente. Credevo di trovarci qualche immagine sacra, qualche reliquia di santo, invece non c'era, mi pare, che un poco di carta". Alla ripresa de1l'esorcismo, l'ossessa rimase relativamente calma, ma quando le preghiere giunsero al "sanctus", balzò in aria in modo indescrivibi1e, minacciando l'esorcista con urla formidabili. Padre Giustino abbandonò il compito di stenografo per cercare di legare le mani alla donna, ma non vi riuscì. La cosa più terrificante era però la luce di odio che dardeggiava dagli occhi dell'ossessa.   ll'esorcismo successivo del 3 giugno lo spirito si dimostrò animoso e offensivo come la volta precedente. Più perdeva terreno e più si vendi­cava ingiuriando il sacerdote. "Rigetta", gli impose questi. "Non posso", rispose lo spirito. "In nome di Dio..."."Non posso, imbecille"."In nome di Dio...", insistette l'esorcista. Allora l'ossessa ubbidì. "Cos'hai rigettato?". "La bava con tanti fili". "Erzelaide è uscito?". "Non lo so"."Dimmelo, in nome di Dio, per il suo sangue...". Dopo un momento di incertezza, lo spirito rispose: "È uscito". E, sollevando gli occhi verso il sacerdote, l'ossessa soggiunse in atteggiamento di grande tristez­za: "Fra poco rigetterò tutto".Allora il sacerdote incalzò: "Rigetta!". L'ossessa ubbidì e fu sul catino. "Cos'hai rigettato?"."Mi hai fatto rigettare quasi tutto il deposito". "Allora non l'hai rigettato per intero, perché?". "Perché non posso"."È questa la rità?"."Sì"."Impostore! Perché l'altro giorno mi hai detto che l'avevi rigettato tutto? Sei un impostore che dà a intendere una cosa per un'altra".A questo insulto l'ossessa fece per spiccare un salto contro il sacerdote, ma gli assistenti, ormai avvezzi a questi scatti, le furono subito addosso. S'impegnò in una lotta furibona. P. Giustino lasciò il suo compito di stenografo e corse ad aiutare gli assistenti. Passando vicino all'esorcista, gli consigliò di dire qualcosa. Allora l'ossessa scattò violentemen­te, pur essendo letteralmente premuta dal peso degli assistenti, e urlò: "Lasciatemi andare, voglio dare un calcio a quello lì".Era divenuta spaventosamente furibonda. Aveva la bava alla bocca. Il p. Giustino e gli assistenti stentava­no a trattenerla e quasi sfuggiva loro di mano. Allora anche le donne accorsero in aiuto. Un cumulo di corpi fu addosso all'ossessa, ma questa ancora non riusciva a lottare e a divincolarsi. A questo punto p. Pier Paolo ritenne opportuno interrompere l'esorcismo, per non sfibrare completamente la povera signora. ll'esorcismo successivo del 3 giugno lo spirito si dimostrò animoso e offensivo come la volta precedente. Più perdeva terreno e più si vendi­cava ingiuriando il sacerdote."Rigetta", gli impose questi. "Non posso", rispose lo spirito. "In nome di io..."."Non posso, imbecille"."In nome di Dio...", insistette l'esorcista. Allora l'ossessa ubbidì."Cos'hai rigettato?". "La bava con tanti fili". "Erzelaide è uscito?". "Non sò so"Dimmelo, in nome di Dio, per il suo sangue...". Dopo un momento di incertezza, lo spirito rispose: "È uscito". E, sollevando gli occhi verso il sacerdote, l'ossessa soggiunse in atteggiamento di grande tristez­za: "Fra poco rigetterò tutto".Allora il sacerdote incalzò: "Rigetta!". L'ossessa ubbidì e fu sul catino. "Cos'hai rigettato?"."Mi hai fatto rigettare quasi tutto il deposito". "Allora non l'hai rigettato per intero, perché?". "Perché non posso"."È questa la verità?"."Sì"."Impostore! Perché l'altro giorno mi hai detto che l'avevi rigettato tutto? Sei un impostore che dà a intendere una cosa per un'altra".A questo insulto l'ossessa fece per spiccare un salto contro il sacerdote, ma gli assistenti, ormai avvezzi a questi scatti, le furono subito addosso. S'impegnò in una lotta furibona. P. Giustino lasciò il suo compito di stenografo e corse ad aiutare gli assistenti. Passando vicino all'esorcista, gli consigliò di dire qualcosa. Allora l'ossessa scattò violentemen­te, pur essendo letteralmente premuta dal peso degli assistenti, e urlò: "Lasciatemi andare, voglio dare un calcio a quello lì".Era divenuta spaventosamente furibonda. Aveva la bava alla bocca. Il p. Giustino e gli assistenti stentava­no a trattenerla e quasi sfuggiva loro di mano. Allora anche le donne accorsero in aiuto. Un cumulo di corpi fu addosso all'ossessa, ma questa ancora non riusciva a lottare e a divincolarsi. A questo punto p. Pier Paolo ritenne opportuno interrompere l'esorcismo, per non sfibrare completamente la povera signora.Le cose andavano tanto per le lunghe perché, asseriva lo spirito, gli altri stavano scongiurando affinché rimanesse. Anzi, precisò, uno degli stregoni aveva sepolto quattro uova per terra, e vi aveva posto sopra una pietra con delle parole misteriose che significava­no: "Non sarete libera finché non verrete a me". Que­sto nuovo malefizio ritardava l'opera di liberazione compiuta dall'esorcista. Tuttavia la storiella delle uova, vera o falsa che fosse, non fu creduta da p. Pier Paolo, il quale ricordava bene che lo spirito aveva più volte confessato che era già stato segnato il giorno della liberazione. Ma queste divagazioni servivano molto bene allo spirito per distrarre l'attenzione e per ingannare i suoi nemici. Interessante però è aggiunge­re che una volta lo spirito fu costretto a dire che lo stregone aveva dovuto dissotterrare quelle uova e can­cellare quella scritta perché gli esorcismi lo tormenta­vano terribilmente. Pare che lo stregone non riuscisse a liberarsi da un vero e proprio spasimo fisico, per cui dovette disfare la stregoneria delle uova. Questo alme­no è quanto disse lo spirito, con un'estrema precisio­ne di particolari.Comunque, una cosa era certa: la signora andava via via liberandosi dai tormenti della possessione. Duran­te i giorni d'intervallo tra un esorcismo e l'altro si sen­tiva più sciolta, più spedita: non libera del tutto, ma decisamente avviata alla liberazione. Le due forze dia­boliche più pericolose, oltre a Isabò, pareva fossero quei due spiriti che Isabò nominava come Maristafa ed Erzelaide. Ma varie altre forze ancora erano in gioco, alcune già partite e altre ancora solidarizzanti con Isabò. La lotta doveva essere ancora lunga.Per sette anni, durante la malattia della signora, era capitato che questa assumesse, nelle sue varie trasformazioni, una voce virile ma affettuosa, tremolante e cordiale. Una voce che affermava di provenire dall'anima santa del nonno, e dava ottimi consigli che, messi in pratica, calmavano subito, almeno sul momento, le furie della povera ammalata. L’intera famiglia aveva una venerazione grandissima del nonno e la sua voce nonostante la stranezza del caso, era simbolo di protezione e di serenità. L'ha detto il nonno!". Questo bastava perché tutti credessero e ubbidissero. Guai,ebbe a dire una volta a Padre Pier Paolo la madre dell'ossessa, "se in mezzo a tante diavolerie e tanti diavoli non ci fosse stata l'anima santa del nonno a consigliar sempre per il meglio". Padre Pier Paolo volle venire a capo di questo affare. Durante il sesto esorcismo disse allo spirito: "Hai detto di non essere solo, di avere anzi vari compagni. Ebbene, tra i tuoi compagni deve esserci un'anima bella, un'anima santa: l'anima del nonno di questa signora. Faceva coraggio alla signora, l'esortava a sopportare con pazienza i suoi mali, a confidare in Dio, a raccomandarsi a Lui.L’ossessa stava in ascolto, sorniona. "Conosci tu quest'anima?". L’ossessa continuava a rimanere muta.Allora padre Pier Paolo perse la pazienza: "Impostore", Proruppe, "eri tu,Spirito, immondo ingannatore,, tu,camuffato, truccato". L'ossessa guardò meravigliata il sacerdote,lo fissò negli occhi, quasi per un attimo di titubanza; poi proruppe in una risata sonora, sgangherata, da avvinazzato, che fece rabbrividire tutti. Padre Pier Paolo restò sempre persuaso, per tutta la sua vita, che que- sta fosse stata l'ultima risposta della "santa anima del nonno". Gli esorcismi si susseguivano l'un l'altro inesorabilmente. Lo spirito era pur sempre altezzoso, ma non così sicuro di sé come le prime volte. Nei momenti più critici l'esorcista ricorreva all'invocazione del trisagio e brandiva la teca del santo Legno della Croce. Quando il duello tra sacerdote e spirito toccava certi suoi momenti di particolare intensità, accadevano sempre scene spaventose. Quando per esempio il furo- re dello spirito -era particolarmente intenso, il corpo della signora si afflosciava su se stesso, come fosse un sacco vuoto, poi, improvvisamente, pareva che un corpo vivo vi balzasse dentro e vi saltasse senza tregua, disperatamente. Ma l'odio dello spirito cozzava sempre contro barriere insuperabili. "Che dobbiamo fare per farti uscire più presto?", aveva. chiesto padre Pier Paolo alla fine dell'ottavo esorcismo. Nel. silenzio profondo della sala, lo spirito, con calma, con solennità, rispose:Pregare". Durante il nono esorcismo il sacerdote chiese: "Dove sono i tuoi compagni?". Alludeva agli altri spiriti che Isabò aveva confessato essersi allontanati dal corpo dell'ossessa in seguito agli scongiuri dell'esorcista. "Non lo so", rispose l'esorcizzata. "In questa stanza ce ne sono?". "Sì, due". "Ebbene, li caccio". "Ebbene, cacciali. Che importa a me di questo?". "Li caccio nel deserto. Hai capito?". "E cacciali nel deserto". Evidentemente nutriva una discreta dose di indifferenza, se non addirittura di disprezzo per i suoi compagni. Un'altra volta il padre ripeté l'intimazione: "Vattene". "Tu credi di potermi trattare come un cane", rispose lo spirito, "ma ti sbagli". Era pieno di un orgoglio incredibile. Spesso riusciva a imporre la sua superiorità di puro spirito. "Se hai paura, va a letto", sghignazzò una volta in faccia all'esorcista. Insisteva molto sulla paura e, naturalmente, aveva buon gioco.  
Drante il decimo esorcismo Isabò esclamò, trionfante: "Sai? MI sono imposssessato di Y".'Non ti credo, dammene una prova". ('lo te la do, ma non come intendi tu". 'Da' un segno visibile a me e ai circo­stanti". ('Niente circostanti: darò un segno solo a te".'Quale?".'Di notte vedrai un'ombra vicino al letto Vedrai la mia forma". 'Va' all'inferno. Non voglio questo segno.. Lo spirito rise ironicamente. 'Allora,che cosa vuoi?".'Dammi un segno".('Non posso dare un segno senza far dolore"."Dammi un segno".A quest'ultima imposizione, il corpo dell'ossessa si gonfiò lentamente, il suo viso si accese di un colore rosso cuoio, poi, con uno sforzo enorme la bocca si aprì ed emise un suono forte, insistente, simile a quello di una sirena.('È questo il segno?", chiese il sacer­dote. "Sì"."Che segno è?"."Il fischio di una sirena".'Non mi basta. Voglio un segno più manifesto".'Ti farò sentire una voce"."Che voce?"."Una voce". E si mise a cantare con una voce talmente stridula che lacerava le orecchie.('Lascia stare e dammi un segno più evidente". ('Allora ti comparirò di notte vicino alletto". "Taci!", urlò l'esorcista e, dietro sug­gerimento di padre Giustino, si rivolse alle donne e disse: ('Impongo allo spirito di comparire qui. Avete coraggio?".('Sì", risposero le donne.Allora il padre si rivolse all'ossessa e riprese: "Tu vuoi comparirmi di notte e io t'impongo di comparirmi qui, alla presenza di tutti. Avanti!".Nella tensione nervosa dell'attesa si era irrigidito sull'attenti e teneva forte nel pugno il manico dell'aspersorio. Con l'acqua santa avrebbe tracciato una insuperabile linea di difesa contro le eventuali velleità del demonio.Era un momento drammatico. "Com­parisci qui", ripeté il sacerdote nel silen­zio altissimo della sala. ('Comparisci qui", disse una terza volta.Finalmente lo spirito, umiliato e con voce opaca, rispose: "Non mi è conces­so". E un evidente fremito smascherò il suo orgoglio infranto.Lo spirito era inoltre abilissimo nell'e­vitare gli ostacoli, ma talvolta doveva scontrarsi in imposizioni più forti della sua volontà.Come quando il padre gli chiese: "Che cosa si deve fare per evitare i malefizi?". Esso si ribellò con forza a più riprese, ma poi fu costretto a rispondere: "Tene­re sul petto una croce benedetta". E si vedeva a chiari segni la profonda lotta che doveva sostenere per resistere a una potenza superiore alla sua e, soprattut­to, nel dover soccombere alla superio­rità del ministro di Dio.In effetti gli esorcismi indebolivano sempre di più la forza del demonio. Dal nono esorcismo in poi talvolta pareva che lo spirito stentasse a trovare le paro­le per la risposta e nello sforzo espressi­vo sembrava balbuziente. Allora dalla bocca contratta e anche dalle narici dila­tate uscivano come degli scoppi secchi, simili al rumore che fanno i sassi quan­do una ruota d'automobile li preme di sbieco e li fa saltare lontano. Ma cercava sempre di nascondere la debolezza con un tono di burbanza."Se vuoi che esca", disse al decimo esorcismo, "va' a chiamare quel tuo compagno che non crede".'Non crede a che cosa? Alla tua esi­stenza?"."No, non crede che io sia in questo corpo".E aveva ragione. Un confratello di padre Pier Paolo aveva espresso forti dubbi sulla realtà della possessione diabolica.'Fin qui non c'è nulla di male", disse il padre. 'Dov'è?".('In convento"."Dove?".'In camera".('In quale?"."Allora", esclamò sprezzante lo spirito con un'alzata di spalla, "sarebbe come dirti il nome".A questo punto i presenti udirono arrivare il dottor Lupi. Quella volta egli non era stato puntuale all'appuntamen­to e, per quanto l'avessero atteso, aveva­no dovuto incominciare l'esorcismo senza di lui. Si distingueva benissimo il suo passo un poco trascinato, mentre saliva su per l'ampia scala di legno e i colpi del suo bastoncino che battevano su per ogni gradino.Per un normale atto di deferenza fu sospeso l'esorcismo e si aspettò che entrasse il dottore.Arrivato alla doppia porta che separa la sala dal pianerottolo della scala, il dottore aprì la prima porta e afferrò la maniglia della seconda, quindi fece per entrare."Avanti, avanti signor dottore!", invitarono i due frati. Il dottore volgeva e rivolgeva la mani­glia, apriva e chiudeva la porta, ma non si decideva a entrare, non si faceva vedere. "Che voglia scherzare?", chiese uno.Allora il padre Giustino si alzò dal suo banco, corse all'uscio, lo spalancò. "Non c'è nessuno", disse. Tutti si alzarono in fretta e scesero le scale. A pian terreno la grossa porta di quercia, tutta ferrata, era chiusa a chiave come al solito. Non l'aprirono. Al di là della porta stava fisso di guardia frate Antonio, per tutta la durata degli esorci­smi: non si voleva che qualcuno potesse entrare di nascosto nel convento e cunosasse.Frate Antonio, guardiano coscienzio­so, era al suo posto."È venuto il dottor Lupi?", gli chiesero. "No"."È venuto qualcun altro?"."No"."Sei sempre stato al tuo posto?". "Naturalmente!". Il fraticello era offe­so da tutte queste domande. "Perché?". Ma nessuno ebbe il coraggio di rispondere. Erano stati beffati da qual­che invisibile burlone. Eslénder forse? Risaliti in sala, fu ripreso l'esorcismo. Era l'esorcismo del Sanctus. Lo spirito si agitava freneticamente, deformando in modo pauroso il volto dell'ossessa. Con nono e il decimo esorcismo la signora aveva particolarmente sofferto."lo non ho fatto nulla: ho fatto sol­tanto il mio dovere". "Ma la forza di ballare, cantare, è ancora in te, sì o no?"."No"."E allora non può essere tuo merito il farla cantare, ballare, smaniare durante i giorni che separano un esorcismo dal­l'altro". "Lo so anch'io", rispose lo spirito con aria misteriosa. Data l'ora tarda il padre credette bene di chiudere l'esorcismo, infatti lo spirito sembrava essersi chiuso in un mutismo cocciuto."A te, immondo spirito, comando per i giorni seguenti...". Una sghignazzata lo interruppe ed era mirabile la varietà di quegli occhi grifagni, con quel ceffo sul quale si leggeva odio, ferocia, vendetta, diventò orribile.Finito lo scongiuro, il sacerdote intimò di rigettare. L'ossessa fu sul catino. "Rigetta!"."Non posso"."In nome di Dio, in nome della Madonna...". "Lasciami stare", chiese con voce accorata lo spirito. "No, ti voglio tormentare come hai tormentato durante sette anni questa creatura". "Lasciarni stare. Non è colpa mia se l'ho tormentata. Mi hanno cacciato qui". "Per il sangue di Cristo, per la morte di Cristo rigetta!".L'ossessa finalmente ubbidì."Che cosa abbiamo ottenuto?". "Hai fatto uscire una quantità di palla". Si trattava del bolo malefiziato. "Quanta ancora ne resta?"."Più di un terzo"."Perché in questi giorni hai fatto sof­frire questa creatura?". Nei giorni tra il nono e il decimo la signora aveva particolarmente sofferto.”io non ho fatto nulla:ho fattoselo il mio dovere Ma la forza di ballare,cantareè ancora in tè sì o nò?” “No”.”E allora non può essere tuo merito il farla cantare,ballare,smaniare durante i giorni che separano un esorcismo dall’altro.”Lo so anchio ,rispose lo spirito con aria misteriosa.Data l’ora tarda il padre credette bene di chiudere l’esorcismo infatti lo spirito sembrava essersi chiusoin un mutismo cocciuto.”A te,immondo spirito,comando per i giorni seguenti …”Una sghignazzata lo interruppe ed era mirabile la varietà di atteggiamenti che l'ossessa prontamen­te assumeva. "... di star fermo"."Di non..."."Di non mosttarmi a te", e rideva. "Ma che cos'è questo?", chiese disgu­stato il sacerdote. "Tu hai sempre una gran paura di vedermi. Eppure bisogna che mi decida a comparirti di notte in fondo alletto". "No! In nome di Dio, in nome della Santa Chiesa, dimmi la verità. Farai paura?". "Un poco"."A chi?".Lo spirito rispose con parole dolci: "A te"."Farai male?".Stanco e irritato lo spirito urlò: "Nooo!". Così si concluse il decimo esorcismo Un giorno il signor Cassani, uno degli assistenti che continuamente stavano al fianco dell'ossessa durante gli esorci­smi, si presentò a padre Pier Paolo. Era agitato."Padre, ho bisogno di lei"."Dica in tutta libertà"."In questi sette anni, come amico e vicino di casa, ho sempre assistito, in compagnia di mia figlia, la povera signora nelle sue crisi. Lo spirito mi ha detto più volte, ultimamente, che dovrò morire. Lo spirito non minaccia mai invano". Il signor Cassani appariva ter­rorizzato.Il sacerdote volle rinfrancarlo: "C'era proprio bisogno che lo dicesse lo spirito perché si sapesse che si deve morire?"."Padre, mi scusi, non m'ha lasciato finire. Lo spirito ha detto che dovrò morire tra tre mesi, vittima della sua vendetta"."Lei ci crede?"."E come no!"."Non sa che lo spirito è il padre della menzogna? E non lo dico io: lo dice la Chiesa"."Padre, a parole vince lei. Vedremo, intanto mi dia la benedizione davanti all'altare della Madonna".Pochi mesi dopo questo colloquio, in un freddo pomeriggio di novembre, padre Pier Paolo fu chiamato proprio dall'ex-ossessa, allora perfettamente guarita: "Padre, accorra subito, se vuole fare in tempo a vedere il signor Cassani, a confessarlo"."Che cos'ha?"."Sta per morire".Il padre accorse. Il signor Cassani era in effetti in gravissimo stato e con voce ormai già spezzata dal rantolo, disse: "Si ricorda, padre, della benedi­zione davanti all'altare della Madon­na? Si ricorda i miei presentimenti?.. Muoio della sua vendetta". Alludeva allo spirito.Il giorno dopo il signor Cassani, fino ad allora sano e robusto, moriva. Il ter­rore per le minacce dello spirito proba­bilmente lo aveva minato.
 
(Continua) il SEGNO del soprannaturale , Marzo 2003

 

 

   


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