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DEVOZIONE DEI CENTO REQUIEM
Moltissime grazie si narrano dagli scrittori delle pene del Purgatorio
ottenute dai divoti delle sante Anime per mezzo della divozione dei
cento Requiem e tra gli altri racconta il giornaletto mensile intitolato
l'Eco del Purgatorio, che un associato del medesimo scrisse al
direttore di quel periodico quanto segue: Crederei di mancare alla gratitudine
verso le benedette Anime del Purgatorio se le tacessi una grazia che
testé ho ricevuto per l'intercessione delle Anime stesse.
Dedito siccome io sono al commercio, mi sono trovato per ben quattro
settimane in gravissime angustie, attesa la scadenza in ognuna
di esse di impegni commerciali, che, per ragioni imprevedute non mi
trovava in grado di soddisfare. Agitato, narrai le mie angustie ad una
pia persona, la quale mi consigliò di ricorrere all'assistenza
delle Anime del Purgatorio, alle quali io aveva molta divozione. Questa
persona m'insegnò di recitare ogni giorno cento Requiem alle
sante Anime, domandando loro la grazia di essere provveduto. Praticai
con grande fervore questa pia divozione; e per vie al tutto insperate,
che neppur avrei potuto immaginare, mi sono trovato soccorso e
provveduto per guisa da poter soddisfare al tempo debito agl'impegni
correnti. Io continuo a recitare ogni giorno i cento Requiem ed
ho tatto celebrare cinque Messe per i morti, e ne farò celebrare
altre per attestare a quelle Anime benedette la mia gratitudine. Qualche
dotto e pio scrittore dice che moltissime volte si ottengono più
facilmente le grazie, che desideriamo, per mezzo delle sante Anime penanti
che non per l'intercessione dei Santi stessi.
Metodo di praticare la pia divozione.
Per questo pio esercizio, ognuno può servirsi di una corona comune
di cinque poste o diecine, percorrendola tutta due volte, per formare
le dieci diecine, ossia il centinaio di Requiem.
S'incomincia col recitare un Pater noster, e poi una diecina di Requiem
sui dieci grani piccoli della corona, infine della quale si dirà
sul grano grosso la seguente giaculatoria:
Gesù mio, misericordia delle Anime del Purgatorio, e specialmente
dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata.
Indi si recita di séguito la seconda e le altre diecine di Requiem
sui dieci grani piccoli seguenti, ripetendo la suddetta giaculatoria
invece del Pater noster ad ogni grano grosso, ossia al fine di ogni
diecina. Terminate le diecine (ossia il centinaio) di Requiem, si dica
il De profundis:
Finita così questa pia pratica, sarebbe molto utile alle sante
Anime se si volessero aggiungere in loro suffragio le seguenti
brevissime preghiere, in memoria delle sette principali effusioni
del preziosissimo Sangue di Gesù Cristo.
I. O dolcissimo Gesù, per il sudore di Sangue che patiste nell'Orto
di Getsemani abbiate pietà di quelle Anime benedette; e specialmente
dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem…
II. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste nella vostra
crudelissima Flagellazione, abbiatene pietà, e specialmente
dell'Anima N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem…
III. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste nella vostra
dolorosissima Coronazione di spine abbiatene pietà; e specialmente
dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem…
IV. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste in portare
la Croce al Calvario, abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima
di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem…
V. O dolcissimo Gesù, per i dolori che provaste nella vostra
Crocefissione, abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima
di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem…
VI. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste nell'amarissima
agonia che aveste sulla Croce, abbiatene pietà; e specialmente
dell'Anima di N. N. e dell’Anima più abbandonata.
Requiem…
VII. O dolcissimo Gesù, per quel dolore immenso che soffriste
quando spiraste l'Anima vostra benedetta, abbiatene pietà;
e specialmente dell'Anima più abbandonata. Requiem…
Raccomandiamoci ora tutti alle Anime del Purgatorio, e diciamo: Anime
benedette! noi abbiamo pregato per voi, ma voi che siete sì care
a Dio e state sicure di non poterlo più perdere, pregatelo
per noi miserabili, che stiamo in pericolo di dannarci e di perderlo
per sempre.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia
Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep.
Famag., Vie. gen.
PREGHIERA PER I DEFUNTI DA RECITARSI
PER 33 GIORNI
La forza e la potenzialità di questa preghiera sono straordinarie.
Se recitata con fede e costanza, grandi sono le grazie che essa può
far ottenere. Innanzitutto, può servire per la salvezza certa
di tante anime del purgatorio che aspettano le nostre preghiere, ma
può essere utilizzata anche come preghiera personale per ottenere
la grazia a noi necessaria. La preghiera deve essere ripetuta per 33
giorni. Una volta a settimana si deve prendere la Comunione, ed
in più la Comunione deve essere presa in suffragio di detta anima.
Se si riuscirà a far coincidere il 33° giorno con una
Festa importante, per esempio il Natale o il giorno dei Santi, la preghiera
sarà ancora più forte. Ogni giorno Ripetere 33 volte di
seguito
"Eterno Padre, io Ti offro il Sangue preziosissimo
di Gesù Cristo scaturito dalla piaga della mano destra in suffragio
dell'anima più sofferente del purgatorio. Vergine Maria, consolatrice
degli afflitti e Tu, San Giuseppe intercedi per questa anima. E tu,
anima benedetta, vai avanti a Dio, domanda per me questa grazia,
e se è utile alla salvezza dell'anima mia fai in modo che mi
sia concessa". Amen.
Ripetere 7 volte di seguito
"Addolorata Vergine Maria prega per quest'anima del Purgatorio".
7 L'eterno riposo.
Ricorda:
La prima settimana si offrirà il sangue della mano destra
La seconda settimana si offrirà il sangue della mano sinistra.
La terza settimana si offrirà il sangue del piede destro.
La quarta settimana si offrirà il sangue del piede sinistro.
Gli ultimi 5 giorni si offrirà il sangue e l'acqua scaturiti
dal Sacro Costato.
Occorrerà, in fine, ogni settimana e l'ultimo
giorno della preghiera (il 33°) prendere la comunione in suffragio
di detta anima. Si suggerisce nel limite del possibile far coincidere
il (33°) giorno con una festa importante come il Natale o il giorno
dei Santi, perché la preghiera risulti essere ancora più
forte.
TRATTATO DEL PURGATORIO
Di Santa Caterina da Genova
Come (la santa), per relazione col fuoco divino che
percepiva nel suo cuore e che la rendeva casta interiormente, vedeva
con gli occhi dell'anima e comprendeva la condizione dei fedeli nel
purgatorio - erano lì per purificarsi prima di essere presentati
al cospetto di Dio, in paradiso. Cap. 411.
Quest'anima santa, ancora vestita del suo corpo, era
stata posta nel purgatorio dell'amore divino, che, pieno di fuoco, la
bruciava completamente e purificava in lei ogni cosa, perché
- lasciata questa vita - potesse essere subito presentata al cospetto
del suo dolce Dio. E, grazie a questo amorevole fuoco, comprendeva nel
suo intimo la condizione dei fedeli nel purgatorio: erano lì
per purgare ogni ruggine e macchia di peccato non ancora mondate nel
corso della loro esistenza terrena.
Nell'amorevole purgatorio del fuoco divino la santa, unita al divino
amore, gioiva di tutto ciò che operava in lei e, comprendendo
la condizione delle anime, usava queste parole:
«Le anime del purgatorio non possono avere altra scelta che
essere lì. Ciò avviene per disposizione di Dio, che ha
operato con giustizia.
I purganti non sono nella condizione di voltarsi indietro e dire: «Ho
commesso certi peccati, per cui merito di stare qui». E neppure
dire: «Non vorrei averli commessi, così ora andrei
in paradiso». Né ancora: «Lui uscirà di qui
prima di me o io ne uscirò prima di lui».
Non sono in grado di tenere alcuna memoria propria, né in bene
né in male, né su altri: sono così felici di appartenere
al piano di Dio, che non hanno pensieri per se stessi. Vedono solo
tanta bontà e l'opera di Dio, che, pieno di misericordia, conduce
l'uomo a sé; (le anime) non percepiscono la pena e il bene che
ciascuno vive dentro se stesso - del resto, se riuscissero a percepirli,
non potrebbero più prender parte alla carità pura.
Non vedono neppure di essere nella pena per i loro peccati né
sono in grado di trattenere nella mente quella vista, perché
sarebbe una imperfezione in atto, che non può esistere in
questo luogo: lì non è più possibile peccare attualmente.
La percezione del purgatorio avviene in loro una sola volta, nell'istante,
cioè, in cui abbandonano questa vita e poi mai più, perché
questo costituirebbe una proprietà.
Le anime sono nella carità e non possono deviare da essa
con una mancanza volontaria: non sono più in grado di volere
né desiderare altro, se non esclusivamente il volere puro della
carità pura. Infatti, essendo immerse nel fuoco del purgatorio,
appartengono al disegno divino - che è carità pura
- e in esso non sono nella condizione di deviare in nessuna parte. Trovano
così impedimento nel commettere peccato attuale e, parimenti,
nel compiere atti meritevoli.
Non credo esista felicità paragonabile a quella di un'anima del
purgatorio, tranne quella dei santi del paradiso. E ogni giorno questa
gioia aumenta per influsso di Dio nelle anime e tende ad aumentare,
perché ogni giorno consuma ciò che impedisce tale influsso.
La ruggine del peccato è l'impedimento; il fuoco consuma la ruggine
e così l'anima si apre sempre di più all'influsso di Dio.
Se un oggetto coperto, stando al sole, non può corrispondere
al riverbero del sole - non per difetto del sole, che continuamente
splende, ma per ciò che lo copre - quando la copertura, si consumerà
esso si dischiuderà al sole e corrisponderà al suo riverbero
nella misura in cui si sarà consumato ciò che lo copriva.
Lo stesso accade per la ruggine del peccato, copertura delle anime
nel purgatorio: essa si consuma via via per il fuoco e, nella misura
in cui si consuma, corrisponde al suo vero sole, Dio. Tanto cresce
la gioia, quanto viene meno la ruggine e l'anima si apre all'influsso:
mentre una cresce, l'altra si riduce, sino a quando non sia giunto
al termine (il tempo dell'espiazione). La pena non diminuisce,
diminuisce il tempo in cui restare in essa.
Per ciò che concerne la loro volontà (le anime) non possono
mai dire che quelle siano pene; gioiscono della disposizione divina,
con la quale è unita la loro volontà nella pura carità.
Ma, contrariamente alla gioia della volontà in tale modo
unita, subiscono una pena così atroce, che lingua non può
parlarne, né intelletto può capirne una minima scintilla,
se Dio non glielo mostrasse per grazia speciale. Dio mi ha mostrato
questa scintilla per sua grazia, ma non mi è possibile esprimerla
a parole. Quella vista, che il Signore mi mostrò, non lasciò
mai più la mia mente. Dirò di ciò che mi successe
quel che riuscirò a esprimere e intenderà chi il Signore
vorrà che intenda.
Il fondamento di tutte le pene è il peccato, originale o
attuale.
Dio ha creato l'anima pura e semplice, pulita da ogni macchia di peccato,
dotata di istinto beatifico verso di Lui; da quest'ultimo l'allontana
il peccato originale. Il peccato attuale poi, si aggiunge ad esso e
allontana di più l'anima da Dio e, a mano a mano che si scosta,
l'anima diventa maligna, perché non è corrisposta da Dio.
Tutte le forme di bontà esistenti, vengono per divina partecipazione,
che nelle creature irrazionali corrisponde come vuole e come ha disposto
e non viene mai meno a esse. Verso l'anima poi, Dio corrisponde
in maggiore o minore misura a seconda del suo stato di purificazione
dal peccato.
Quando l'anima si avvicina alla sua prima creazione pura e netta
trova in sé un istinto beatifico che cresce con tale impeto e
furore di fuoco di carità - il quale l'attira al suo fine
ultimo - da divenirle insopportabile l'impedimento. A mano a mano
che vede farsi vicino il suo fine ultimo, la pena diventa per lei più
grande e atroce.
Le anime che sono nel purgatorio non possiedono peccato né
esiste impedimento fra loro e Dio, ad eccezione di quella pena che le
ha costrette e a causa della quale l'istinto non ha potuto raggiungere
la sua perfezione (nel fine ultimo che è Dio).
Vedendo con certezza quanto sia grave anche un solo impedimento presso
Dio e che, per necessità di giustizia, viene ritardato quell'istinto,
ne nasce un fuoco così terribile che è paragonabile a
quello dell'inferno, anche se non c'è colpa, - colpa che si ritrova
invece nei dannati dell'inferno, perché prodotta dalla volontà
maligna. A questi Dio non corrisponde la sua bontà; i dannati
restano in quella volontà disperata e nella malignità,
contro la volontà di Dio.
Da ciò si vede ed è chiaro che si considera colpa la volontà
perversa che agisce contro la volontà di Dio: mentre persevera
la mala volontà, persevera la colpa.
Dal momento che quelli dell'inferno hanno lasciato questa vita
con la cattiva volontà, la loro colpa non è rimessa,
né si può rimettere, in quanto non possono più
mutare di volontà: con quella mala volontà sono passati
da questa vita all'altra.
Il passo seguente conferma la decisione nei riguardi dell'anima,
in bene o in male, a seconda della volontà deliberata in
cui si trova: Ubi te invenero, cioè all'ora della morte, in quella
volontà di peccare o di dolore per aver peccato, ibi te iudicabo.
Al giudizio non segue poi remissione, perché dopo la morte la
libertà d'arbitrio non è più mutabile: si ferma
nella condizione in cui si trova al punto della morte.
Le anime infernali portano con sé per sempre la colpa e la pena;
quest'ultima poi, non è proporzionale alla pena che meritano,
ma è infinita. Le anime purganti soffrono solamente la pena
e, poiché sono senza colpa - cancellata dal dolore -, la pena
ha un termine e diminuisce sempre di più in rapporto al
tempo, come si è detto.
O miseria sopra ogni miseria, tanto maggiore poi se non è considerata
dall'umana cecità!
La pena dei dannati non è infinita in quantità, perché
la dolce bontà spande il raggio della sua misericordia anche
all'inferno. L'uomo che muore nel peccato mortale merita pena e tempo
infiniti, ma la misericordia divina rende possibile che solo il tempo
sia infinito e la pena sia invece limitata nella quantità, -
anche se giustamente il Signore avrebbe potuto attribuire al peccatore
una pena maggiore di quella che gli è stata attribuita.
Vedi quanto è pericoloso il peccato commesso con malizia! Difficilmente
l'uomo se ne pente e, non pentendosi, la colpa resta sempre e dura quanto
l'uomo resta nella volontà del peccato, commesso o da commettere.
Ma le anime del purgatorio hanno la loro volontà in tutto
conforme a quella di Dio; a lei Dio corrisponde con la sua bontà
ed esse sono felici perché la loro volontà è purificata
dal peccato originale e attuale.
Quanto alla colpa, le anime riacquistano la purezza della prima
creazione perché hanno lasciato questa vita dolendosi di tutti
i peccati commessi, con l'intenzione di non commetterne più.
Per il dolore che provano Dio perdona subito la colpa e così
alle anime non rimane (altro) se non la ruggine e la deformità
del peccato, che si purifica poi nel fuoco attraverso la pena.
Queste anime, purificate totalmente da ogni colpa e unite a Dio
per volontà, vedono Dio in maniera chiara e proporzionale
a quanto Lui fa loro conoscere; nel vedere quanto è importante
la fruizione di Dio e che l'anima è stata creata a quello
scopo, trovano una conformità tale che le unisce a Dio -
conformità che tende a realizzarsi per l'istinto naturale
che spinge l'anima verso Dio - che non si possono dire ragionamenti,
figure né esempi sufficienti a chiarire questa condizione,
come la mente cioè l'avverta nei suoi effetti e la comprenda
per sentimento interiore.
Un esempio. Poniamo che in tutto il mondo non ci sia che un unico pane
in grado di togliere la fame e che tutte le creature si sazino anche
solamente col vederlo. Ora, la creatura - cioè l'uomo - ha l'istinto
di mangiare quando è sano e, se non mangia, se non si ammala,
se non muore, quella fame crescerà sempre di più, perché
non viene meno quell'istinto.
Lui è contento, perché conosce il pane che lo può
saziare, tuttavia, per il fatto stesso di non averlo a disposizione,
non può togliersi la fame.
Questo è l'inferno che vive chi ha una grande fame: più
l'uomo si avvicina al pane senza poterlo vedere, più si
accende il suo desiderio naturale, che istintivamente è tutto
rivolto verso quel pane, in cui consiste la felicità. La certezza
di non vedere mai quel pane è per lui l'inizio dell'inferno vero
e proprio, quello che vivono i dannati, privati della speranza
di contemplare l'autentico pane, Dio salvatore.
Le anime del purgatorio invece hanno fame, sì, perché
non vedono il pane di cui potersi nutrire, ma conservano la speranza
del momento in cui potranno vederlo e saziarsene completamente;
la loro pena consiste nel non poter soddisfare subito la fame.
È chiaro che lo spirito purificato non trova altro luogo che
Dio per riposare - a tal fine infatti è stato creato - e
il peccato nell'anima non ha altro luogo che l'inferno secondo
l'ordinamento divino. Nel momento in cui lo spirito si separa dal corpo,
l'anima - se si diparte in peccato mortale - raggiunge il luogo
prestabilito, guidata dalla natura del peccato.
Se l'anima non ritrovasse là l'ordinamento divino, che procede
dalla sua giustizia, vivrebbe in un inferno peggiore di quello in cui
si trova, perché fuori da tale disposizione. Quest'ultima infatti
è partecipe della misericordia divina, che permette ai dannati
di non scontare la pena che meritano; essi, d'altro canto, si gettano
subito nell'inferno - come se quel luogo fosse di loro proprietà
- perché non trovano per sé nulla di più adatto
e di meno doloroso.
Lo stesso vale a proposito del purgatorio: l'anima, separata dal
corpo, non possiede più la purezza originaria e, accorgendosi
della sua macchia - che non si può eliminare se non per mezzo
del purgatorio - si getta in quel luogo presto e volentieri.
Se il progetto divino non prevedesse di purgare la ruggine del peccato,
in quell'istante si genererebbe un inferno peggiore del purgatorio,
perché l'anima si vede separata da Dio, che diventa così
importante da far passare in secondo piano le pene del purgatorio
(sebbene, come si è detto, questo luogo sia simile all'inferno).
Per ciò che dipende da Dio, vedo che il paradiso non ha porta
alcuna: chi vuole entrare lo può fare, perché Dio è
tutto misericordia e sta con le braccia aperte verso di noi, per riceverci
nella sua gloria.
La divina essenza è pura e monda - molto più di quanto
l'uomo possa immaginare - e l'anima che ha in sé la minima imperfezione
- un fuscello, per dire - preferirebbe gettarsi in uno o mille inferni,
piuttosto che ritrovarsi alla presenza divina con una minima macchia.
Ma compito del purgatorio è quello di togliere la macchia! L'anima
sceglie questo luogo per trovare in esso la misericordia che le
occorre per potersi mondare dalle sue colpe.
La lingua non può esprimere e il cuore non può capire
quanto sia importante il purgatorio: la pena è infernale, ma
l'anima peccatrice la riceve come dono di misericordia, perché
le pene non hanno peso di fronte alla gravità di quella
macchia che impedisce l'amore.
Vedo che la pena di quelli che sono nel purgatorio è soprattutto
quella di essere causa del dispiacere di Dio e il fatto che esso
sia il frutto di un atto volontario compiuto contro la bontà
divina, rispetto a qualsiasi altro dolore. Dico ciò perché
i purganti, dal momento in cui godono della Grazia, si accorgono
finalmente dell'importanza dell'impedimento che li distacca da
Dio.
Sono certa delle mie parole per ciò che ho potuto comprendere
in questa vita. Ogni vista, ogni parola, ogni sentimento, ogni immaginazione,
ogni giustizia, ogni verità mi sembrano bugie. Di queste parole
resto più confusa che soddisfatta, perché non trovo vocaboli
più estremi con cui potermi esprimere e perciò taccio.
Le mie parole sono niente se paragonate a quello che la mia mente
avverte; tra Dio e l'anima c’è una conformità tale
che, nel momento in cui il Signore la vede nella sua purezza originale,
con il fuoco del suo amore - sufficiente ad annichilire l'anima
immortale - le dona quella tensione, che è sguardo unitivo, attraverso
cui la lega e la tira a se.
L'anima si assorbe in Dio al punto di negare l'esistenza di altro
all'infuori di Dio.
Il Signore l'attira e la infuoca continuamente, fino a condurla
a quell'essere da cui è uscita, quella assoluta purezza nella
quale fu creata.
Quando l'anima vede interiormente che è attirata dal divino
fuoco dell'Amore, sente che il calore la scioglie e ridonda nella mente
il suo dolce Signore. Lei sa che Dio non mancherà mai di
attirarla e di condurla alla perfezione, con attenzione costante e secondo
i suoi piani.
La pena delle anime nel purgatorio consiste proprio nel vedere
ciò che Dio mostra loro nella sua luce e di esserne attratte,
senza però poter seguire quella seduzione, quello slancio unitivo
che il Signore ha dato loro per legarle a sé. La percezione
di quanto sia gravoso quell'impedimento e l'istinto che l'anima ha di
poter essere attratta da quello sguardo senza impedimenti, costituiscono
la sofferenza dei purganti.
Essi non tengono conto della pena vera e propria - per quanto,
di per sé, sia grandissima - ma danno importanza al fatto che
si oppongono alla volontà di Dio, che, acceso da tanto estremo
amore puro verso loro, le attira fortemente a sé con il suo sguardo
unitivo, come se ciò fosse l'attività principale.
Se l'anima trovasse un altro purgatorio oltre quello in cui si trova,
pur di potersi liberare dall'impedimento al più presto,
gli si butterebbe dentro, tanto impetuoso è l'amore, simile a
quello di Dio.
Vedo ancora che dall'amore divino si dipartono verso l'anima raggi e
lampi così colmi di fuoco, penetranti e forti, che, se fosse
possibile, annullerebbero addirittura l'anima, non solo il corpo.
I raggi compiono nell'anima due operazioni: la sua purificazione e il
suo annullamento.
Come succede all'oro: quanto più lo si fonde, tanto diventa puro,
e, se si continuasse a fonderlo, ogni imperfezione verrebbe annullata;
tale è l'effetto del fuoco nella materia.
L'anima non può annullarsi in Dio, ma in se stessa; a mano
a mano che si purifica, si annulla in se stessa e resta in Dio l'anima
pura.
L'oro, puro a ventiquattro carati, per quanto fuoco gli si possa dare,
non consuma più, salvo le sue imperfezioni. Ciò accade
con il fuoco divino nell'anima: mentre Dio la tiene nel fuoco, lei consuma
ogni sua mancanza e va verso la perfezione dei ventiquattro carati.
Monda, resta completamente in Dio senza alcunché di proprio,
perché la purificazione dell'anima consiste nella privazione
di noi in noi: il nostro essere è Dio. L'anima, purificata
a ventiquattro carati, rimane impassibile, perché non ha più
nulla da consumare. Se anche fosse tenuta nel fuoco, non le sarebbe
penoso: è fuoco dell'amore divino che è per lei vita eterna.
Possono vivere senza alcuna contrarietà, come le anime beate,
persino in questa vita, se fosse possibile per loro restare insieme
al corpo. Ma non credo che Dio le tenga sulla terra, eccetto che per
qualche grande volontà divina.
L'anima è stata creata capace di poter raggiungere la sua
perfezione originaria, vivendo secondo quanto era stato disposto per
lei senza lasciarsi contaminare dal peccato. Con il peccato originale
e con quello attuale, essa perde i suoi doni e le grazie e, morta, non
può risuscitare se non per mezzo di Dio.
Risuscitata per mezzo del battesimo, resta in lei però la cattiva
inclinazione che la conduce (se non oppone resistenza) al peccato attuale,
facendola ritornare alla morte.
Dio torna per risuscitarla nuovamente per mezzo di un'altra grazia
speciale, ma l'anima è talmente imbrattata e rivolta verso
se stessa che, per ritornare allo stato in cui Dio l'ha creata,
necessita di tutte quelle operazioni divine, senza le quali l'anima
non potrebbe ritornare alla sua condizione originaria di purezza.
Nel momento in cui l'anima sta per ritornare al suo primo stato, proprio
perché deve trasformarsi in Dio, arde così intensamente,
che quello è il suo purgatorio (non guarda al purgatorio come
purgatorio, ma il suo purgatorio è proprio l'istinto ardente
che le è impedito).
Questo stato - l'ultimo dell'amore - si compie se è assente la
parte umana, perché l'anima possiede imperfezioni nascoste e,
se l'uomo le vedesse, vivrebbe disperato. Quest'ultimo stadio dell'amore
consuma tutte le piccole mancanze e, una volta consumate, gliele mostra
in modo che l'anima veda l'opera di Dio, che produce quel fuoco d'amore
e consuma le imperfezioni che sono da consumare.
Ciò che l'uomo giudica perfetto è difettoso presso
Dio; non appena l'uomo compie l'atto di vedere, sentire, intendere,
volere o avere memoria, si macchia e le operazioni che compie,
apparentemente perfette, restano contaminate; se l'opera deve essere
perfetta, si deve compiere in noi senza noi e l'opera di Dio deve
essere in Dio senza che l'uomo agisca per primo.
Questo è ciò che compie Dio nell'ultima espressione
dell'amore puro solamente per mezzo suo. L'opera è così
penetrante e ardente nel fondo dell'anima che il corpo, che la
circonda, pare si agiti fortemente, come se si trovasse in un grande
fuoco che non lo lascia mai quieto, sino alla morte.
L'amore di Dio che riempie l'anima (secondo quanto io vedo) dona una
gioia che non si può esprimere a parole, ma questa gioia non
toglie nemmeno una scintilla di pena nelle anime del purgatorio.
L'amore trattenuto produce una pena grande quanto è la perfezione
di quell'amore di cui Dio l'ha resa capace. Ne consegue che le anime
del purgatorio provano gioia grandissima e pena grandissima
senza che la prima ne impedisca l'altra.
Se esse potessero purgarsi per mezzo della contrizione, purgherebbero
in un istante tutto il loro debito, tale è l'impeto di contrizione
che è in loro, poiché hanno la chiara consapevolezza dell'importanza
di quell'impedimento! E’ fuori dubbio che Dio non risparmia nulla
al pagamento di quel debito, perché così è
stato stabilito dalla sua giustizia. L'anima, d'altro canto, non ha
più possibilità di scelta propria e non può vedere
se non quello che Dio vuole, né vorrebbe vedere altro, perché
così è stato preordinato per 1ei.
Se poi quelli che stanno nel mondo fanno l'elemosina per abbreviarle
il periodo della pena (1' anima) non può permettersi di
voltarsi a guardarla con affetto e di prenderla in considerazione: l'unico
a operare è Dio, che ha il suo modo di appagarsi. Il fatto di
potersi voltare per guardare all'elemosina, risulterebbe una proprietà
che la distoglierebbe dalla percezione del volere divino e, di conseguenza,
farebbe diventare la sua pena infernale.
Immobili di fronte a tutto ciò che Dio dà loro (di gioia
o di pena) le anime del purgatorio non potranno mai più
voltarsi verso se stesse, perché hanno trovato la loro intimità
nella volontà del Signore e su di essa si sono plasmate, felici
di vivere il progetto divino.
Presentare al cospetto di Dio un'anima in debito ancora di un'ora col
purgatorio, significherebbe renderla colpevole di una grande offesa
e ciò le costerebbe una pena pari a più di dieci
purgatori, perché la somma giustizia e la pura bontà
non potrebbero reggerne la vista e, per parte di Dio, ciò
risulterebbe sconveniente.
Se l'anima si accorgesse che Dio non è pienamente soddisfatto
anche solo per una mancanza pari a una farfallina d'occhio, non
potrebbe tollerarlo, anzi, sopporterebbe più volentieri mille
inferni piuttosto di non essere ancora del tutto purificata davanti
alla presenza di Dio (se fosse possibile scegliere quei mille inferni).
Mentre vedo nella luce di Dio ciò che sto raccontando, mi
viene voglia di gridare così forte da spaventare tutti gli uomini
di questo mondo e dire loro: «O miseri, che vi lasciate accecare
in questo mondo al punto da non stimare affatto questa necessità,
quando vi imbatterete in essa! Tutti vi nascondete sotto la speranza
della misericordia di Dio, che sapete essere grande; non vi rendete
conto invece che l'immensa bontà di Dio vi giudicherà
per aver agito contro la sua volontà? La sua bontà ci
deve guidare a compiere il suo volere e non ad avere speranza, se ci
rendiamo colpevoli di un'azione malvagia. La giustizia non può
venir meno e deve compiersi in qualche modo».
Non essere troppo sicuro di poter credere: «Io mi confesserò,
prenderò l'indulgenza plenaria e a quel punto sarò purgato
da tutti i miei peccati!». Sappi che questo tipo di confessione
e di contrizione - che occorrono per ottenere l'indulgenza plenaria
- sono difficili da raggiungere. Se solo te ne rendessi conto,
tremeresti di timore e saresti più sicuro di non poterla raggiungere
che di raggiungerla.
Io vedo le anime rimanere nella pena del purgatorio consapevoli
di due obiettivi: il primo consiste nel patire volentieri le pene, sapendo
che Dio ha usato grande misericordia in proporzione a ciò che
meriterebbero e all'importanza che ha il loro Signore. Se la sua
bontà non temperasse la giustizia con la misericordia - e la
giustizia si soddisfa col sangue di Cristo - un solo peccato meriterebbe
mille inferni eterni.
Le anime purganti conoscono la grande misericordia divina e volentieri
patiscono la pena senza lamentarsi e senza che ne venga meno un solo
carato, perché pare loro di meritarla giustamente, secondo
il piano divino e poiché non possono esercitare la loro
volontà.
L'altro scopo è accorgersi della gioia che non manca mai,
anzi, cresce per accostarsi a Dio.
Le anime vedono queste due realizzazioni del progetto divino non in
esse né per mezzo di se stesse, ma esclusivamente in Dio,
verso il quale, rispetto alle pene che patiscono, prestano maggior
attenzione, perché per Lui nutrono una stima più
grande: ogni attimo di cui possono godere di Dio supera ogni
pena e gaudio che l'uomo possa capire, ma, nonostante li superi, non
toglie una scintilla di gioia o di pena.
Sento nella mia mente il processo di purificazione delle anime
del purgatorio nella misura in cui la vedo, in maniera sempre più
chiara, come vi ho detto ormai da due anni a questa parte; ogni
giorno che passa la vedo e la sento più evidente: vedo che la
mia anima sta in questo corpo come in un purgatorio che si sovrappone
a quell'altro per salvare il corpo dalla morte - nella misura in cui
il corpo stesso è in grado di sopportare - e che cresce
sempre di più, finché sopravviene la morte fisica.
Vedo che lo spirito è alienato da tutti i doni spirituali
che possono dargli nutrimento, come la letizia o il piacere; non
può gustare alcuna cosa dello spirito, né per volontà
né per intelletto, né attraverso la memoria per cui
poter esprimere felicità di questo o di quello!
Il mio mondo interiore è immobile e assediato; tutto ciò
che reggeva la vita spirituale e corporale gli è stato tolto
a poco a poco; nel momento in cui sono venute meno le sue impalcature,
si rende conto che per lui sono state cose di cui nutrirsi e confortarsi,
ma, una volta riconosciute come tali, sono così aborrite che
scompaiono senza lasciare traccia, poiché lo spirito ha
in sé l'istinto di eliminare ogni cosa che possa impedire
il raggiungimento della sua perfezione, a costo di permettere che l'uomo
venga gettato nell'inferno, pur di pervenire al suo intento.
Per questa ragione lo spirito elimina tutto ciò di cui l'interiorità
dell'uomo si può nutrire e lo assedia in maniera così
sottile da non lasciar passare il benché minimo fuscello
d'imperfezione, che non sia da lui veduto e aborrito.
Per questo l'anima era assediata interiormente:
non poteva sopportare che quelle persone che erano entrate in relazione
con lei e che parevano sulla via della perfezione, trovassero sostentamento
in alcuna cosa. Quando le vedeva nutrirsi di ciò che lei
aborriva, lasciava quel luogo per non vederle, soprattutto se si
trattava di alcune persone in particolare.
Anche la parte esteriore restava ancora assediata, perché
lo spirito non le corrispondeva: non trovava cosa sulla terra da
cui poter trarre sostegno, secondo l'istinto umano, né le rimaneva
altro conforto se non Dio, che agisce per amore e con grande
misericordia per soddisfare la propria giustizia, la cui vista le dava
una grande gioia e una immensa pace.
Non esce però di prigione né cerca di uscirne fintanto
che Dio non abbia compiuto ciò che le occorre; la sua felicità
è la soddisfazione di Dio e, per lei, non si potrebbe trovare
pena alcuna, per enorme che sia, quanto non corrispondere più
all'ordinamento di Dio, perché l'anima riconosce che il
progetto è giusto e misericordioso.
Diceva: «Vedo e tocco tutte queste cose, ma non so trovare vocaboli
adatti ad esprimere ciò che vorrei dire. Quello che ho detto,
lo sento operare dentro di me, spiritualmente».
La prigione nella quale mi sembra di essere è il mondo, i legami,
il corpo; la mia anima, che vive nella grazia, lo sa bene e sa bene
anche che cosa implica essere privati della possibilità
- o ritardarla - di pervenire al suo fine. L'anima è delicata
ed è resa degna dalla Grazia divina di essere con Dio una
cosa sola, perché partecipe della sua bontà.
Come è impossibile che a Dio possa accadere alcuna pena,
così vale per le anime che sono a Lui vicine: quanto più
gli si fanno prossime, tanto maggiormente ricevono del suo Essere.
Il ritardo che l'anima ha (nell'unirsi al suo Signore) è causa
di grande pena per lei e fa in modo di allontanarla dalle proprietà
che ha in sé per natura e che, per grazia, le sono mostrate.
Non potendole trattenere, ma essendone capace, la pena è
in proporzione alla stima che lei ha di Dio. La stima poi è tanto
maggiore quanto l'anima più conosce e tanto più conosce,
quanto è più senza peccato. L'impedimento è
più terribile quando l'anima, completamente raccolta in Dio e
senza alcun altro impedimento esterno, giunge alla perfetta conoscenza
senza errore.
L'uomo che preferisce farsi ammazzare piuttosto di offendere Dio,
sente che la morte gli procura pena, ma la luce di Dio lo induce a dare
più importanza al suo Signore che alla morte corporale.
L'anima conosce il progetto di Dio e stima ancor più quel
progetto di tutti i tormenti, per terribili che possano essere, tanto
quelli interiori, quanto quelli esteriori, perché Dio - per il
quale quest'opera si compie - eccede in tutto ciò che si possa
immaginare e sentire.
L'anima, come già si è detto, non vede né parla
né conosce danno o pena in sé propria, ma il tutto conosce
in un solo istante, pur non vedendolo in se stessa, perché lo
spazio che Dio occupa in lei (per poco che sia) la impregna al punto
da allontanare ogni cosa e da non lasciarle considerare null'altro.
Dio fa perdere tutto ciò che è dell'uomo e che il purgatorio
purifica.
NOVENA DI SANTA GELTRUDE PER LA
LIBERAZIONE DELLE ANIME DEL PURGATORIO
Nostro Signore disse a Santa Geltrude la Grande che la seguente preghiera
libererebbe mille anime dal Purgatorio ogni volta che venga detta con
amore.
La preghiera è stata poi estesa anche ai peccatori viventi.
Eterno Padre, io offro il Preziosissimo Sangue del
Tuo Divin Figlio, Gesù, in unione con le Messe dette in tutto
il mondo, oggi, per tutte le Anime sante del Purgatorio per i peccatori
di ogni luogo, per i peccatori della Chiesa universale, quelli della
mia casa e dentro la mia famiglia. Amen
CORONCINA ALLE CINQUE PIAGHE PER
LE ANIME ABBANDONATE
Meditando sulle cinque piaghe di nostro Signore Gesù Cristo.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio
aiuto. Gloria al Padre.
I. Mio Redentore, adoro profondamente la piaga della
tua Mano destra e Ti ringrazio per il dolore che in essa volesti soffrire
per la nostra salvezza. In questa piaga racchiudo le Anime del Purgatorio
abbandonate da tutti e particolarmente da coloro che utilizzano per
loro fini egoistici il denaro da esse lasciato e che avrebbe dovuto
essere impiegato in opere di carità o comunque in suffragi
per loro sollievo. Dio Eterno, Redentore e Padre delle nostre anime,
Ti prego di consolare con la tua infinita clemenza quelle povere Anime
afflitte. Pater, Ave, Gloria, L’eterno riposo.
II. Mio caro Gesù, adoro profondamente la piaga
della tua Mano sinistra e Ti ringrazio per il dolore che in essa sopportasti
per Mio caro Gesù, adoro profondamente la piaga della tua Mano
sinistra la nostra salvezza. In questa piaga racchiudo le Anime dei
genitori abbandonati nel Purgatorio dai loro figli ingrati. Abbi compassione,
eterna Sapienza increata, del dolore che soffrono queste Anime
infelici nel vedersi abbandonate proprio da coloro che hanno amato e
cresciuto. Pater, Ave, Gloria, L'eterno riposo.
III. Mio Salvatore, adoro profondamente la Piaga del
tuo Costato che fu prodotta dalla lancia di un soldato dopo la
tua morte. In essa racchiudo le Anime dei poveri del mondo, a qualsiasi
nazionalità appartengano. Al tuo Cuore squarciato affido le Anime
di coloro che sono vissuti nella fame e tra gli stenti e forse neppure
ora hanno qualcuno che si occupi di loro e le aiuti. Pater, Ave, Gloria,
L'eterno riposo.
IV. Eterno Figlio fatto uomo per la mia liberazione,
adoro profondamente la piaga del tuo Piede destro e Ti ringrazio del
dolore in essa sopportato per donarmi il Paradiso. In questa Piaga racchiudo
le Anime dei bambini vittime dell'aborto o comunque della violenza,
accoglili tra le tue braccia amorevoli e perdona anche i loro genitori
e quelli che hanno perpetuato i delitti mostruosi contro gli innocenti
perché come i tuoi carnefici Gesù, non sapevano valutare
l'enormità del peccato che stavano commettendo. Ricorda,
Padre misericordioso, che sono anch'essi tuoi figli amati. Pater,
Ave, Gloria, L'eterno riposo.
V. Eterno Figlio fatto uomo per donarci la vita, adoro
profondamente la piaga del tuo Piede sinistro e Ti ringrazio del
tormento in essa sofferto per renderci felici. In questa piaga racchiudo
le Anime di coloro che hanno operato per la rovina delle famiglie, e
quelle dei giovani che hanno impostato la loro vita nelle frivolezze
senza preoccuparsi dei valori sacri che la tua legge ci propone. Gesù
mio, se avessero conosciuto Te avrebbero potuto comprendere le
meraviglie dell'amore vero e la dolcezza della tua vicinanza, ma forse
nessuno ha parlato loro della felicità e della pace che solo
il tuo amore sa dare. Abbi misericordia, Gesù, Dio-Amore, supplisci
alle loro mancanze con il tuo amore purissimo e lavale con il tuo
Sangue prezioso affinché siano presto purificate e possano giungere
a saziarsi della gioia senza fine. Pater, Ave, Gloria, L'eterno riposo,
De profundis.
Preghiamo: Signore Gesù, per avvalorare maggiormente
le nostre deboli suppliche, Ti preghiamo umilmente di offrire Tu stesso
all'Eterno Padre il terribile dolore prodotto dalle Piaghe dei Piedi,
delle Mani e del Costato, insieme col Sangue preziosissimo, con l'agonia
e con la tua morte. Preghiamo anche Te, addolorata Vergine Maria, di
presentare al Padre insieme alla dolorosa Passione del tuo Figlio
tanto amato, i sospiri, le lacrime e tutte le sofferenze che hai
sofferto per le sue pene, affinché, per i meriti del vostro dolore
e del vostro amore, le Anime che si trovano tra le fiamme del Purgatorio
siano liberate e possano giungere in Cielo per cantare in eterno
la divina misericordia. Amen.
Beata Anna Schaffer
ANNA E LE ANIME DEL PURGATORIO
In questi sogni riguardanti il purgatorio (Vedi: Nota 15), Anna vede
le povere anime soffrire spaventosamente perché comprendono fino
in fondo quanto male si sono fatte non amando in pienezza il Signore.
La separazione dall'Infinito Bene per propria colpa è il massimo
dei dolori di queste povere anime. Esse soffrono un lacerante fuoco
di nostalgia verso l'eterno Amore.
In purgatorio ci sono anche delle anime "dimenticate", perché
si pensa che siano già in Cielo e nessuno fa più, per
loro, delle preghiere di suffragio. Purtroppo molti credono che il purgatorio
sia un semplice passaggio quasi indolore, ma la nostalgia di quel Dio
intravisto nell'attimo del giudizio non può non far bruciare.
Dio è santissimo e solo se l'anima è santissima può
stare davanti a Lui. E poiché Dio è anche giustissimo,
ogni debito dev'essere pagato "...fino all'ultimo centesimo"
(cfr.: Mt 18,34), come dice Gesù in una parabola. Nota 15 - Si
ricordi che l'esistenza del purgatorio è verità di fede,
non credendo alla quale ci si autoesclude dalla comunità cristiana.
È così importante pregare per queste povere anime, che
la Chiesa le ricorda tutte al Signore in ogni Santa Messa che viene
celebrata. È bene perciò che anche nella nostra preghiera
personale ci ricordiamo di loro. Un giorno saranno altri a ricordarsi
di noi nelle loro preghiere.
Per approfondire l'argomento si raccomanda la lettura di "Preghiere
per le povere anime" (pag. 36) di D. Silvio Dellandrea. - Per ordinazioni
rivolgersi a: D. Enzo Boninsegna - Via Polesine, 5 - 37134 Verona -
Tel. 04518201679. L'AMORE DI GESÙ PER LE
POVERE ANIME
Dalle quattro alle sei del venerdì 19 aprile 1918 sognai di trovarmi
in chiesa. Inginocchiata davanti all'altare maggiore, in adorazione
di Gesù Eucaristia, pregai a lungo. Improvvisamente divenne tutto
luminoso e vidi quel Cuore che ha tanto amato gli uomini avvolto in
uno splendore indicibile: da esso uscivano dei raggi di fuoco. Continuai
a pregare per raccomandare a Gesù molte anime. Ogni volta che
pregavo per un'anima (sia conosciuta che sconosciuta), usciva dal Sacro
Cuore un raggio che raggiungeva proprio quell'anima, che anch'io in
quel momento potevo vedere. Nel sogno pregavo dicendo: "Gesù
mio, misericordia!". D'un tratto mi trovai circondata da tante
anime; sembravano tutte abbandonate e mi dicevano: 'Anche per me!' ed
erano molte, talmente tante che non riuscivo a vederle tutte e provai
una grande angoscia e continuavo a ripetere: "Gesù mio,
misericordia!". Ogni volta usciva dal tabernacolo un torrente di
luce che sembrava illuminare tutta la terra; poi mi svegliai.
"Santissimo Cuore di Gesù, Re e centro di tutti i cuori,
abbi pietà di noi."
UN'ANIMA LUMINOSA
Il 22 luglio 1918 feci questo sogno riguardante le povere anime.
Mi sembrò di andare a trovare una donna molto ammalata; questa
mi disse che dalla sua stanza dovevo attraversare altre sei e poi fermarmi
a lungo nella settima. Feci come mi disse: attraversai sei stanze e
quando giunsi alla settima, mi trovai davanti ad una porta di vetro
attraverso la quale vidi che al di là c'erano molte persone.
Mi prese una forte angoscia e pensai: "Certamente queste sono delle
povere anime". Tuttavia, senza esitare aprii la porta e gridai:
"Mio Gesù, misericordia per tutte voi!" e tutte mi
ringraziarono con molta riconoscenza.
Fra tutte quelle persone, una ragazza molto giovane cominciò
a parlare con me. Sul suo capo e sulle sue guance c'era una luminosità
viva e chiara, cosa che non notai sulle altre che, al contrario, avevano
un aspetto molto sofferente. Questa ragazza piena di luce mi disse che
da viva era appartenuta alla nobiltà e che stava ancora espiando
i suoi peccati, particolarmente quelli della lingua e della vanità
(era orgogliosa della sua bellezza). Poi prese la mia mano destra e
la tenne davanti alla sua bocca per farmi sentire quale calore doveva
sopportare per quei peccati: dai suoi denti usciva un tale calore che,
nel sogno, credetti mi si fossero bruciate anche le ossa della mano.
Ebbi paura e per questo continuai a recitare delle giaculatorie. Le
chiesi quindi se con preghiere del tipo "Gesù mio, misericordia"
potevo portar loro un po' di sollievo. Mi rispose che nel medesimo istante
nel quale da parte di un cuore pentito venivano recitate delle giaculatorie
per loro, esse provavano un grande conforto e sollievo.
Allora pregai a lungo in quel modo e tutte quelle anime si misero a
piangere, tranne quella luminosa.
Poi questa mi prese per mano, mi condusse alla finestra e disse: “Vedi,
qui fuori c'è il mondo e il mondo, cieco, non pensa quanto duramente
dovrà essere tutto espiato”. Guardando fuori vidi tanta
gente che passava.
L'anima tutta luminosa si mise a sedere vicino a un tavolino; le altre,
invece, non si mossero dal loro posto. Vedendola triste le chiesi di
dirmi se c'era ancora qualcosa che non andava bene per lei, così
avrei pregato con più diligenza. Le dissi anche: "Se preferisci
scrivere, allora scrivi ciò che ti manca" e le porsi un
foglio con una matita. Lei cominciò a scrivere; sulla prima riga
c'era scritto: "Ho bisogno di una Messa"; purtroppo non riuscii
a leggere il resto e neppure il suo nome. Tutto però era scritto
molto bene, con una calligrafia molto bella.
UNA FOLLA DI ALTRE ANIME
Quando le altre videro questo, cominciarono a chiedere di poter fare
la stessa cosa, per cui dissi loro: "Scrivete anche voi tutto ciò
che vi manca" e diedi loro foglio e matita. Purtroppo, non potei
leggere nulla di quanto avevano scritto, perché i fogli erano
tutti grigi. Mentre queste povere anime scrivevano un sacco di cose,
io continuavo a recitare giaculatorie per loro e dissi: "Per ognuna
di voi che siete qui offro una Santa Comunione" e nel medesimo
istante cominciarono a ringraziare e a piangere. Poi dissero che la
Santa Comunione, la Santa Messa e il prezioso Sangue di Gesù
erano per loro di infinito conforto e sollievo. Allora, nel sogno, pensai
che ero rimasta in quel luogo abbastanza a lungo e che era ora di andarmene.
UN RAGAZZO DI DICIOTTO ANNI
Mentre mi guardavo intorno, vidi seduto in un angolo, un ragazzo di
circa diciotto anni. Teneva in mano un rosario e piangeva amaramente.
Andai da lui e gli dissi: "Non mi dimenticherò di te e farò
anche per te tutto ciò che farò per le altre". Ne
fu molto contento e mi ringraziò.
Poi l'anima tutta luminosa mi prese per mano e mi disse: "Ora sono
le dodici" ed io ripetei: "Il Signore Gesù abbia misericordia
per tutte voi; non vi dimenticherò!" e quindi me ne andai.
Però non erano le dodici, ma le cinque del mattino.
"Mio Gesù, misericordia per tutte le povere anime del purgatorio."
IL FANCIULLO DI DODICI ANNI
Il 21 ottobre 1918 sognai un ragazzo di dodici anni morto poco tempo
prima; pur così giovane, si trovava anche lui in purgatorio.
Mi disse che stava soffrendo moltissimo la sete e mi chiese di pregare
per lui, perché aveva un caldo tremendo.
LA FANCIULLA DI OBERDOLLING
Il 12 gennaio 1919 sognai che una ragazza, tra i quattordici e i sedici
anni, veniva nella mia stanza. Quando mi prese la mano per salutarmi,
la sentii completamente gelida e quindi le chiesi: "Sei così
fredda perché sei uno spirito?" ed ella mi rispose:
"Sì, ed è per questo che sono venuta da te, per dirti:
'Prega per me'; nessuno lo fa da molto tempo, perché tutti mi
credono ormai nella visione beatifica di Dio, mentre invece sto ancora
soffrendo in purgatorio". Allora le chiesi di dove fosse ed ella
mi rispose che era di Oberdolling. Le consigliai quindi di ritornare
dai suoi parenti: "Può darsi che anche loro riprendano a
pregare per te".
Quella povera ragazza andò, come le avevo detto dai suoi congiunti,
ma passata un'ora bussò nuovamente alla mia porta e mi disse
piangendo: "I miei parenti non hanno pregato per me" e continuò:
"Quando morii ebbi come potente avvocata la Santissima Vergine,
ma anche la patrona di cui ho portato il nome e un'altra santa vennero
in mio aiuto". Mi disse anche il nome di queste sue protettrici,
ma una volta svegliata, non riuscii più a ricordarli. Le risposi:
"Stai tranquilla: pregherò molto per te", ed ella aggiunse:
"La mia patrona mi aveva già predetto tutto questo: grazie
a lei, infatti, so anticipatamente i conforti che riceverò".
MI TROVAI IN PURGATORIO E VIDI DEI CONOSCENTI
Il primo marzo 1919 sognai per tre volte il purgatorio e ogni volta
tra quelle anime riconobbi dei conoscenti.
Sabato 29 novembre 1919 sognai di essere in purgatorio e vidi le anime
soffrire in maniera indicibile. Non è proprio possibile descrivere
tutta la sofferenza di queste povere anime! Vidi fra loro anche
dei conoscenti, morti già da parecchi anni, che soffrivano moltissimo.
LA MIA SOFFERENZA È COME FRESCA RUGIADA
Il 25 luglio 1920 sognai di una donna che avevo conosciuto e che era
morta già da molti anni; era ancora in purgatorio e mostrava
di soffrire in maniera indicibile. Vedendola così le dissi: "Per
quanto io abbia sofferto moltissimo fino ad ora, il mio patire non è
niente in confronto al tuo: è come fresca rugiada!" Quella
donna mi raccomandò tanto: "Prega per me".
CORONA DETTA DELLA MISERICORDIA.
Questa corona è stata composta da Sua Santità Papa Pio
IX.
Al cominciare la corona, tenendo la crocetta, si dica il Pater noster
e l'Ave Maria. Sui grani grossi si dirà:
O buon Gesù, nostro dolcissimo Redentore, fateci salvi, Voi a
cui niente è impossibile, fuorchè il non aver pietà
dei peccatori!
Sui piccoli grani si dica:
O mio Gesù, misericordia.
Si deve dire per i bisogni e interessi di Santa Chiesa e per le necessità
del Sommo Pontefice prima di aggiungervi le particolari intenzioni di
chi le recita.
Il Sommo Pontefice Pio IX desiderava che si desse a questa corona la
maggior possibile propagazione.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia
Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep.
Famag., Vie. gen.
CORONCINA IN SUFFRAGIO
DELLE ANIME DEL PURGATORIO
Gesù mio, per quel copioso sudore di sangue
che spargesti nell'orto del Getsemani, abbi pietà delle anime
dei miei più stretti parenti che penano nel Purgatorio. Padre
nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.
Gesù mio, per quelle umiliazioni e quegli schemi
che soffristi nei tribunali fino ad essere schiaffeggiato, deriso e
oltraggiato come un malfattore, abbi pietà delle anime dei nostri
morti che nel Purgatorio aspettano di essere glorificate nel tuo
Regno beato. Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.
Gesù mio, per quella corona di acutissime spine
che trapassarono le tue santissime tempia, abbi pietà dell'anima
più abbandonata e priva di suffragi, e di quella più lontana
ad essere liberata dalle pene del Purgatorio. Padre nostro, Ave Maria,
l'eterno riposo.
Gesù mio, per quei dolorosi passi che facesti
con la croce sulle spalle, abbi misericordia dell'anima più vicina
ad uscire dal Purgatorio; e per le pene che provasti insieme alla tua
Santissima Madre nell'incontrarvi sulla via del Calvario, libera
dalle pene del Purgatorio le anime che furono devote di questa cara
Madre. Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.
Gesù mio, per il tuo santissimo corpo steso
sulla croce, per i tuoi santissimi piedi e mani trafitti con duri chiodi,
per la tua morte crudele e per il tuo santissimo costato aperto
dalla lancia, usa pietà e misericordia presso quelle povere
anime. Liberale dalle atroci pene che soffrono ed ammettile in Paradiso.
Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.
INDULGENZA PLENARIA QUOTIDIANA
Una indulgenza plenaria al giorno, non giubilare ma
ordinaria. Applicabile anche ai defunti, può essere acquisita
sempre da tutti i fedeli, in tutti i giorni dell’anno alle solite
tre condizioni:
Confessione;
Comunione;
Preghiera secondo le intenzioni del papa.
Aggiungendo, a scelta, una delle seguenti opere di
carità:
Recita comunitaria del Santo Rosario, anche in casa.
Il pio esercizio della Via Crucis davanti alle quattordici stazioni,
in Chiesa.
Visita al Santissimo Sacramento e Adorazione per almeno mezz’ora,
in Chiesa.
Lettura della Sacra Scrittura a modo di lettura spirituale, per almeno
mezz’ora, in casa.
* L’acquisizione della indulgenza plenaria ordinaria, può
essere anche offerta a Gesù o alla Madonna per indulgenziare
un’anima del Purgatorio a loro scelta.
NOVENA E OTTAVA PER I MORTI. Orazioni
da recitarsi anche ad una ad una
I. ALL'ETERNO PADRE.
Padre onnipotente ed eterno; innanzi al quale vivono i morti non meno
che i vivi, io adoro la vostra infinita santità che niente ammette
di immondo nel regno della gloria, e ammiro la vostra sapienza e ringrazio
la vostra misericordia, che colla creazione del Purgatorio ha preparato
un mezzo sicuro per purificare da ogni macchia e rendere degne del Cielo
tutte quelle anime che escono di questa vita prima di avere intieramente
scontati i debiti da loro contratti colla vostra giustizia. E giacché,
come Padre amorosissimo ed amantissimo Sposo di tutti i fedeli rinchiusi
in quella grande fornace di fuoco, niente più vivamente desiderate
che di vederle perfettamente riconciliate con Voi onde ammetterle
nel Paradiso, accettate, di grazia, in unione dei meriti di Gesù
Cristo, i suffragi e le preghiere che noi vi offriamo per quegli esuli
infelicissimi. Fate che vedano ciò che credettero, che possedano
ciò che sperarono e che si riempiano di ciò che amarono.
Degnatevi ancora di perdonare a noi tutte quelle colpe, colle quali
abbiamo meritato, non solo il Purgatorio, ma ancora l'inferno, e di
aiutarci a profittare in avvenire di tutti i travagli della vita
ed a tenere costantemente una condotta santa, da poter alla morte passare
senza ritardo al gaudio del Cielo. Maria Addolorata, offerite i vostri
meriti ed avvalorate le nostre preghiere per liberare dalle loro
pene le povere Anime del Purgatorio. Pater, Ave, Requiem.
II. A GESU’ CRISTO.
Amorosissimo Redentore, che per la salvezza delle anime sosteneste nientemeno
che la croce, e fino all'ultima goccia versaste il vostro Sangue
divino, affinché tutti avessero in pronto una soddisfazione,
sempre maggiore dei proprii debiti, degnatevi di riguardare con
occhio di misericordia le povere Anime del Purgatorio, affine di estinguere
del tutto, o almeno mitigare in gran parte, l'ardore di quel fuoco che
le tormenta. Noi vorremmo essere così fervorosi da meritare
presso di Voi una grazia così distinta, e che Voi stesso desiderate
vi sia chiesta da noi, per così secondare i consigli della vostra
misericordia, senza nulla togliere ai diritti della vostra giustizia.
Ma dacché le nostre preghiere non sono degne di esaudimento,
ascoltate nelle nostre quelle delle affliittissime vostre spose, che
vi furono sempre fedeli fino all'ultimo respiro, ed ora sospirano incessantemente
di volare fra le vostre braccia per non allontanarsene mai più.
Come potete Voi non commuovervi ai loro gemiti, non esaudire i loro
voti, se continuamente benedicono la vostra destra nell'atto che le
respinge da Voi in un baratro di inesprimibili pene? Ah! come nel giorno
della vostra morte discendeste in tutti i luoghi inferiori non solo
per trionfare dei vostri nemici, ma ancora per consolare i vostri
credenti, scendete adesso nel carcere del Purgatorio, e annunciando
la pace a quanti vi si trovano rinchiusi, traeteli tutti con Voi alla
partecipazione del vostro Regno. Maria Addolorata, offrite
i vostri meriti ed avvalorate le nostre preghiere per liberare dalle
loro pene le povere Anime del Purgatorio. Pater, Ave, Requiem.
III. ALLO SPIRITO SANTO.
Divino Spirito, creatore e santificatore delle anime, la cui natura
non è che bontà, e il cui maggior piacere è l'usare
misericordia, riguardate con occhio di compassione le povere Anime
del Purgatorio, le quali, se sono addoloratissime per le fiamme,
che nella maniera più atroce le tormentano continuamente,
sono assai più afflitte per essere disgiunte da Voi, che
siete, l'unico loro sommo Bene; e tanto più si accorano in quanto
che non possono non conoscere che stava in mano loro evitare tanti mali,
col fare, mentre erano in vita, una maggior penitenza dei loro peccati;
e con lo schivare con maggior sollecitudine ogni anche piccola
trasgressione della vostra santissima legge. Deh! Voi che siete il Padre
di ogni consolazione, mitigate le pene di quelle infelici, compite
nelle nostre suppliche i loro voti. In visto della fedeltà con
cui vi servirono sopra la terra, dimenticate quei falli che la fragilità
della nostra natura ha fatto loro commettere; fate che senza ritardo
succeda 1a luce alle tenebre, il riposo al travaglio, il giubilo alla
tristezza, accordando loro quell'eterna felicità che avete
promessa: ad Abramo e a tutta la sua discendenza. Degnatevi ancora
di fare a noi tutti conoscere quanto grande sia il debito che si contrae
colla vostra giustizia per ogni menoma colpa, affinchè viviamo
in modo da soddisfare a tutti i delitti finora contratti, e da
non farne mai più dei nuovi. Maria Addolorata, offrite i
vostri meriti ed avvalorate le nostre preghiere per liberare dalle loro
pene le povere Anime del Purgatorio. Pater, Ave, Requiem.
IV. A MARIA.
Amorosissima Consolatrice di tutti quanti gli afflitti, Madre di tutti
i fedeli così vivi come defunti, Maria santissima, volgete i
vostri occhi pietosi sulle povere Anime del Purgatorio, che sono cosi
meritevoli della comune pietà, perchè incapaci di
aiutarsi da sé medesime. Interponete presso il trono della divina
misericordia tutta la potenza della vostra mediazione; offerite, a sconto
dei loro debiti, la Vita, la Passione, la Morte, il Sangue preziosissimo
di Gesù, e i meriti vostri e quelli di tutti i Santi del Cielo
e di tutti i giusti della terra; finalmente tutti i sacrificii, le comunioni,
le penitenze, le orazioni, le limosine e tutte quante le buone
opere che si sono fatte finora, e si faranno in avvenire nella
cattolica Chiesa, onde, soddisfacendo compiutamente alla divina
giustizia, siano più presto sollevate dalle atrocissime pene,
che soffrono non solo pel fuoco in cui sono immerse, e per la lontananza
del loro unico Bene, ma anche per la dimenticanza in cui sono lasciate
dalla maggior parte defili uomini. Tre Ave e tre Requiem.
V. A SAN MICHELE,
Glorioso Arcangelo san Michele, che, come principale protettore del
popolo ebreo; per una vita tutta seminata di prodigi e di vittorie,
lo traeste dall'Egitto ov'era schiavo e lo rendeste possessore di quella
felicissima terra che era da tanto tempo l'oggetto de' suoi sospiri;
e come specialissimo protettore del mistico gregge evangelico,
fate sempre vostra delizia il liberarlo da tutti i pericoli, il consolarlo
in ogni affanno, e il procurargli l'appagamento di tutti i santi suoi
voti, degnatevi di ottenere alle povere Anime del Purgatorio la mitigazione
e l'abbreviamento delle tormentosissime pene in cui gemono, come
giù consolaste i tre fanciulli nella fornace, rendendo innocue
colla vostra presenza le fiamme da cui erano circondati. Colla
vostra benigna presenza, voi le rendeste trionfatrici di ogni assalto
nemico, quando stavano per uscire da questo esilio, e perorando
la loro causa presso il divin tribunale, otteneste loro la sentenza
assicuratrice del Cielo. Compite adunque l'opera vostra coll'impetrar
loro sollecita la liberazione da quel carcere in cui si trovano
ancora rinchiuse. E, se è ufficio vostro l'introdurre le Anime
sante nel Regno della luce, solennemente promesso ai veri figli di Abramo,
non tardate a sollevare agli splendori della gloria chi ora geme fra
ogni sorta di pene. Noi ve ne scongiuriamo colle suppliche più
fervorose; e sicuri della vostra accondiscendenza ai nostri piissimi
desiderii, vi promettiamo fin d'ora la più viva riconoscenza
alla divina misericordia, non meno che a voi, che ne siete, dopo la
Vergine Maria, il dispensatore munifico e il più caritatevole
ministro. Tre Angelo di Dio tre Requiem.
VI. A SAN GIUSEPPE.
Gloriosissimo Patriarca san Giuseppe, alla vostra autorevole intercessione
raccomando vivamente il riposo e la pace eterna di tutte le Anime
penanti nel Purgatorio. Voi non potete non avere tenerezza per loro
dacché sono figlie dilettissime di Maria vostra Sposa, e spose
di Gesù che a voi volle esser subordinato e riputato vostro figliuolo.
Oltre di che, se voi siete così generoso nel sovvenire a
chi languisce in questa valle di pianto, molto più sarete tale
nel sovvenire a chi pena in quel torrente di fuoco. Vi supplico dunque,
o grande Amministratore delle grazie e dei tesori di Dio, ad interporre
frequentemente per quelle Anime le vostre efficaci preghiere;
tanto più che niente a voi nega su in Cielo Chi si compiacque
di esser vostro suddito qui sulla terra. Tre Gloria e tre Requiem.
VII. ALLE ANIME PURGANTI.
Anime sante del Purgatorio, che in mezzo alle pene più atroci
di quella orrenda fornace benedite di continuo quella spada che vi strazia,
quella mano che vi flagella per farvi degne del Cielo, consolatevi,
poiché se avete legate le mani ed i piedi, e non potete
aiutarvi da Voi stesse, vi é però in terra chi le ha tutt'ora
libere e sciolte per levarle al Cielo in vostro soccorso. Consolatevi,
che, se finora foste addolorate ed afflitte, non andrà molto
che il Signore, riconciliato con voi per mezzo dei nostri suffragi,
rasciugherà di propria mano le vostre lagrime, e allontanando
da voi la spada, che vi strazia per purificarvi, vi introdurrà
nel Regno della luce e della pace, donde sono eternamente banditi l'affanno
ed il dolore. Noi ci ricordiamo di voi per suffragarvi; voi ricordatevi
di noi per aiutarci; perocché, sebbene per voi nulla possiate,
per altri potete assaissimo. Deh! per pietà, appena sarete
arrivate alla gloria a cui aspirate con tanti gemiti, ricordatevi di
chi, soddisfacendo per voi, ve ne ha anticipato il possesso. E siccome
noi siamo tuttavia in un mare sempre burrascoso, il quale ad ogni
istante ne minaccia naufragio, fate colla vostra mediazione che
evitiamo tutti gli scogli, superiamo tutte le tempeste; onde camminando
sicuri per la strada da voi già percorsa, giungiamo un giorno
con voi al porto sospiratissimo della beatitudine sempiterna. Requiem.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia
Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep.
Famag., Vie. gen.
TRIDUO EFFICACE ALLA B. V. DEL
SUFFRAGIO per ottenere ogni grazia.
1. Vergine benedetta, alla quale tanto son care le Anime del Purgatorio,
vi prego di offrire al divin vostro Unigenito le preghiere che per esse
noi tutti gl'indirizziamo; acciocché, per vostra intercessione,
ricevano il pronto e generoso suffragio. Ave Maria.
Nostra Signora del Suffragio, pregate per noi e per le Anime purganti.
2. Pietosa Madre ed Avvocata nostra, movetevi a compassione de' miei
parenti, amici e benefattori, che dolorano nel fuoco del Purgatorio.
In vista di quel Sangue che li ha redenti, e del santo Sacrificio che
per loro si offre, deh! otteneteci che sieno presto liberati dal loro
angoscioso patire. Ave Maria.
Nostra Signora del Suffragio, pregate per noi e per le Anime purganti.
3. O Maria, Consolatrice di tutti gli afflitti, consolate, vi prego,
anche i nostri poveri morti. A Voi stendono le braccia, per salire all'amplesso
di Dio. Aiutateli, o cara Madre, aiutateli, per modo che, sciolti dalle
loro catene, vengano tosto a ringraziarvi in Cielo ed a possedere
e lodare per sempre con Voi il divino Liberatore. Ave Maria.
Nostra Signora del Suffragio, pregate per noi e per le Anime purganti.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR:
In Curia Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA,
Ep. Famag., Vie. gen.
INDULGENZA PLENARIA QUOTIDIANA
Una indulgenza plenaria al giorno, non giubilare ma ordinaria. Applicabile
anche ai defunti, può essere acquisita sempre da tutti i fedeli,
in tutti i giorni dell’anno alle solite tre condizioni:
Confessione;
Comunione;
Preghiera secondo le intenzioni del papa.
Aggiungendo, a scelta, una delle seguenti opere di carità:
Recita comunitaria del Santo Rosario, anche in casa.
Il pio esercizio della Via Crucis davanti alle quattordici stazioni,
in Chiesa.
Visita al Santissimo Sacramento e Adorazione per almeno mezz’ora,
in Chiesa.
Lettura della Sacra Scrittura a modo di lettura spirituale, per almeno
mezz’ora, in casa.
* L’acquisizione della indulgenza plenaria ordinaria, può
essere anche offerta a Gesù o alla Madonna per indulgenziare
un’anima del Purgatorio a loro scelta.
CORONCINA IN SUFFRAGIO
DELLE ANIME DEL PURGATORIO
Gesù mio, per quel copioso sudore di sangue che spargesti nell'orto
del Getsemani, abbi pietà delle anime dei miei più stretti
parenti che penano nel Purgatorio. Padre nostro, Ave Maria, l'eterno
riposo.
Gesù mio, per quelle umiliazioni e quegli schemi che soffristi
nei tribunali fino ad essere schiaffeggiato, deriso e oltraggiato come
un malfattore, abbi pietà delle anime dei nostri morti che nel
Purgatorio aspettano di essere glorificate nel tuo Regno beato.
Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.
Gesù mio, per quella corona di acutissime spine che trapassarono
le tue santissime tempia, abbi pietà dell'anima più abbandonata
e priva di suffragi, e di quella più lontana ad essere liberata
dalle pene del Purgatorio. Padre nostro, Ave Maria, l'eterno riposo.
Gesù mio, per quei dolorosi passi che facesti con la croce sulle
spalle, abbi misericordia dell'anima più vicina ad uscire dal
Purgatorio; e per le pene che provasti insieme alla tua Santissima Madre
nell'incontrarvi sulla via del Calvario, libera dalle pene del
Purgatorio le anime che furono devote di questa cara Madre. Padre nostro,
Ave Maria, l'eterno riposo.
Gesù mio, per il tuo santissimo corpo steso sulla croce, per
i tuoi santissimi piedi e mani trafitti con duri chiodi, per la tua
morte crudele e per il tuo santissimo costato aperto dalla lancia,
usa pietà e misericordia presso quelle povere anime. Liberale
dalle atroci pene che soffrono ed ammettile in Paradiso. Padre nostro,
Ave Maria, l'eterno riposo.
CORONA DETTA DELLA MISERICORDIA.
Questa corona è stata composta da Sua Santità Papa Pio
IX.
Al cominciare la corona, tenendo la crocetta, si dica il Pater noster
e l'Ave Maria. Sui grani grossi si dirà:
O buon Gesù, nostro dolcissimo Redentore, fateci salvi, Voi a
cui niente è impossibile, fuorchè il non aver pietà
dei peccatori!
Sui piccoli grani si dica:
O mio Gesù, misericordia.
Si deve dire per i bisogni e interessi di Santa Chiesa e per le necessità
del Sommo Pontefice prima di aggiungervi le particolari intenzioni di
chi le recita.
Il Sommo Pontefice Pio IX desiderava che si desse a questa corona la
maggior possibile propagazione.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia
Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep.
Famag., Vie. gen.
INDULGENZE PER I DEFUNTI
La Sacra Penitenzieria Apostolica, il 29 giugno 1968, ha emanato l’«Enchiridium
Indulgentiarum», tutt'ora valido. Da questo «Documento»
riportiamo quanto crediamo utile per i fedeli circa le Indulgenze applicabili
per i nostri defunti.
I - Norme generali a) L'indulgenza è parziale o plenaria secondo
che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.
b) Le indulgenze sia parziali che plenarie possono sempre essere
applicate ai defunti a modo di suffragio. c) L'indulgenza plenaria può
essere acquisita una sola volta al giorno.
Il - Indulgenze plenarie giornaliere: a) L'adorazione del S.mo Sacramento
per almeno mezz'ora. b) La pia lettura della S. Scrittura per almeno
mezz'ora. c) Il pio esercizio della Via Crucis. d) La recita del Rosario
(anche una terza parte) in chiesa o in famiglia. e) Al fedele che devotamente
visita il cimitero e prega, anche soltanto mentalmente per i defunti,
si concede l'indulgenza, applicabile solo ai defunti... dal primo
giorno di novembre fino al giorno ottavo dello stesso mese.
III - Indulgenze plenarie annuali o occasionali a) Si concede l'indulgenza
plenaria al fedele che piamente e devotamente riceve, sia pur soltanto
per mezzo della radio, la benedizione impartita dal Sommo Pontefice
al Mondo. b) Si concede l'indulgenza plenaria a chi partecipa agli esercizi
spirituali almeno per tre giorni. c) Si concede l'indulgenza plenaria
al fedele che piamente visita la chiesa parrocchiale nella festa
del titolare o il giorno due agosto, in cui ricorre l'indulgenza della
«Porziuncola» (il Perdon d'Assisi). d) Si concede l'indulgenza
plenaria al fedele che rinnova le promesse battesimali la "vigilia
di Pasqua e nell’anniversario del proprio battesimo. e) Vi
sono anche altre indulgenze plenarie per circostanze particolari.
IV - Condizioni per l'acquisto dell'indulgenza plenaria a) Confessione
sacramentale (che si può fare anche nei giorni precedenti o seguenti)
b) Comunione eucaristica (che si può fare anche nei giorni precedenti
o seguenti). c) Con una confessione sacramentale si possono acquistare
più indulgenze plenarie. d) Quando l'indulgenza plenaria richiede
la visita a una chiesa si deve recitare in essa u “Padre nostro”e
il “Credo” e pregare per il Papa.
V - Le indulgenze «parziali» Le indulgenze «parziali»
sono molte e ordinariamente unite alla recita di una determinata preghiera
o giaculatoria.
PREGHIERA DETTATA DA GESU’ A M. VALTORTA PER
I DEFUNTI
Recitiamo con fede ed amore questa preghiera per nove giorni consecutivi,
grande aiuto riceveranno i nostri cari defunti in Purgatorio.
- O Gesù,che con la tua gloriosa Risurrezione ci hai mostrato
quali saranno in eterno i "figli di Dio", concedi la santa
risurrezione ai nostri cari, morti nella tua Grazia, e a noi, nella
nostra ora.
Per il Sacrificio del tuo Sangue, per le lacrime
di Maria, per i meriti di tutti i santi, apri il tuo Regno ai loro spiriti.
O Madre, il cui strazio ebbe termine nell'alba pasquale
davanti al Risorto e la cui attesa di riunirti al tuo Figlio cessò
nel gaudio della tua gloriosa Assunzione, consola il nostro dolore liberando
dalle pene coloro che amiamo anche oltre la morte, e prega per noi che
attendiamo l'ora di ritrovare l'abbraccio di quelli che perdemmo.
Martiri e Santi che giubilate in Cielo, volgete uno
sguardo supplice a Dio, uno fraterno ai defunti che espiano, per pregare
l' Eterno per loro e per dire a loro: ' Ecco, la pace si apre per
voi.'
Diletti a noi cari, non perduti ma separati, le vostre
preghiere siano per noi il bacio che rimpiangiamo, e quando per i nostri
suffragi sarete liberi nel beato Paradiso coi santi, proteggeteci amandoci
nella Perfezione, a noi uniti per la invisibile, attiva, amorosa Comunione
dei Santi, anticipo di quella Perfetta riunione dei 'benedetti' che
ci concederà, oltre che di bearci della vista di Dio, di ritrovare
voi quali vi avemmo, ma fatti sublimi dalla gloria del Cielo".
ALTRO ROSARIO PER I DEFUNTI
S'incomincia col De profundis; chi l'ignorasse potrebbe supplire
con la recita di un Pater, Ave, Eterno riposo. Indi si recita per dieci
volte la giaculatoria: Dolce Cuor di Maria, siate la salvezza mia, ed
un Eterno riposo, e si ripete per quattro diecine.
Però al principio d'ogni posta si debbono recitare questi semplici
atti di Fede, di Speranza e di Carità: Mio Dio, credo in
Voi perchè siete la stessa verità. Spero in Voi, perchè
siete infinitamente buono e fedele alle vostre promesse. Vi amo
con tutto il mio cuore e sopra ogni cosa, perchè siete infinitamente
perfetto. Amo poi il prossimo mio come me stesso per amor vostro. E
si termina questo Rosario col De profundis ovvero col Pater, Ave, Eterno
riposo.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia
Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep.
Famag., Vie. gen.
De Profundis
Dal profondo a Te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano
i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le
colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te
è il perdono: perciò avremo il tuo timore. Io spero nel
Signore, l’anima mia spera nella tua parola. L’anima mia
attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele
attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da
tutte le sue colpe.
VISITA AL SANTISSIMO SACRAMENTO per le Anime purganti.
Adorato Salvatore Gesù che dopo aver debellato il demonio e salvato
il mondo spirando sulla Croce, subito vi recaste coll'anima
esultante e vittoriosa a consolare i trapassati, che con vivissimo
desiderio aspettavano nel seno d'Abramo il sospirato Liberatore,
io mi presento oggi al'isanto Tabernacolo. per ricordarvi, o Redentore
delle anime, quell'istante d' ineffabile esultanza, allorché
coglieste i frutti di tante vostre pene, applicando a quelle Anime i
meriti della vostra Croce, ed aprendo quel carcere dove da tanti secoli
stavano aspettandovi. Oh, come suonò a Voi gradito quell'Advenisti,
Redemptor poster: “Sei venuto, o nostro Redentore!”
Oh, come tutte vi furono giubilanti d'attorno quelle Anime belle, e
con quale gioia e riconoscenza risposero ai vostri amplessi, e con quali
festosi cantici vi seguirono poi nella vostra Ascensione al Cielo!
O buon Gesù, ancora vi è un carcere pieno di anime elette,
che penando e piangendo sospirano il loro Liberatore.... e il Liberatore
vi è parimenti: e siete Voi, o Gesù, Voi, che col vostro
Sangue avete cancellato la condanna di eterno bando dal Cielo, e colla
santa vostra Croce avete a noi riaperto quel Regno beato. Si, Voi ci
siete, o Liberatore delle anime, ma non tutte le anime sono liberate;
anzi, su molte impera ancora la vostra giustizia, ed esige dei
loro debiti rigorosa soddisfazione. Voi ci siete, o Liberatore; ed anche
qui dal Tabernacolo eucaristico v'immolate per le anime. Mio Dio, lo
ripeto, ci siete: ed anzi ci siete, dopo aver operato il prodigio dei
prodigi, che è d'esservi a noi si strettamente congiunto da fare
di Voi e di noi come una medesima cosa. Dunque lasciatemi dire, o Gesù,
che qui non ci siete solo; e per un effetto d'incomprensibile carità
volete mettere a parte delle opere vostre quelli che degnaste congiungervi
al cuore; anzi oso dire che volete operare colle nostre mani il prezzo
della redenzione, che è il Corpo e Sangue vostro, affinchè
noi possiamo usarne in vantaggio delle Anime sofferenti. Per sì
eccelso privilegio, o Signore, io mi sento come fatto maggiore
di me stesso, e non voglio che sia (…) in me tanta grazia; onde
considerandovi non solo come Redentore, ma anche come Giudice dei
vivi e dei morti, vi offro tutte le vostre pene dall'istante dell'incarnazione
fino all'estremo anelito sulla Croce; vi offro tutto il Sangue che per
noi versaste, tutte le perfettissime riparazioni che offriste al
Padre per noi, tutti quanti i vostri meriti, tutti i dolori della
Madre vostra, tutte le messe che si celebrano sulla terra; e con questo
tesoro di accettevoli espiazioni vi domando la liberazione delle Anime
purganti, specialmente di quelle che più mi stanno a cuore.
Potrete voi negarmi questa grazia, mentre io, per ottenerla, vi offro
più di quello che vi domando? Deh! sia dunque rimesso a'
miei cari Morti ogni debito; e dal Sangue vostro, o Signore, meglio
che dalle fiamme del Purgatorio, restino mondate da ogni macchia.
Dal vostro santo Tabernacolo ora, o Gesù, beneditemi, e se avete
gradito, come ben credo, questa visita, concedetemi aumento di santo
amore, e la grazia di vivere in modo da poter morire senza debiti colla
vostra giustizia.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia
Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep.
Famag., Vie. gen.
Tratti dal sito web http://www.preghiereagesuemaria.it
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