SEMPRE ATTUALE IL MESSAGGIO DI QUEL PIANTO DI MARIA 
La Madonna di gesso che a Siracusa nel 1953 pianse per tre giorni
LE LACRIME DEL MONDO IN QUESTI TEMPI DIFFICILI.


 
MEZZO SECOLO FA A SIRACUSA, A PARTI RE DAL 29 AGOSTO 1953, UNA MADONNINA DI GESSO PIANSE PER TRE GIORNI. UN DOLORE CH E SI RINNOVA
Ora conosco il senso di quel pianto: si tratta delle lacrime che la Madonnina ha risparmiato a noi». Forse meglio di tante riflessioni teologiche, sono parole co­me queste -tratte da una lettera che racconta la grazia di una guarigione a trasmettere il genuino senso della devo­zione che da cinquant'anni ha come simbolo un bassorilievo di gesso raffi­gurante il Cuore immacolato di Maria.Oggi il quadretto è conservato sull' al­tare del pregevole santuario terminato da pochi anni, ma mezzo secolo fa era appeso al capezzale del letto in una po­vera casa del centro storico di Siracusa, dove abitavano Antonina Giusto e Angelo Iannuso, due giovani sposi in attesa del primo figlio.La donna aveva una gravidanza diffiicile, con attacchi convulsivi e offuscamenti della vista. Fu proprio al termine di una di queste crisi che Antonina, alzando gli occhi verso la parete, si accorse che dal viso della Madonnina sgorgavano alcune lacrime. Era la mattina del 29 agosto 1953. Per ben tre giorni, a intervalli irregolari, le lacrimazioni si susseguirono numerose ed ebbero migliaia di testimoni, via via che del fenomeno si spargeva la voce in tutta la cit­tà e anche nella regione.Il vescovo, monsignor Ettore Baranzini, diede disposizione affinché venisse fatto un esame scientifico sia delle lacrime sia del quadretto. I medici sottoposero il liquido, prelevato alla presenza delle autorità di pubblica sicurezza e del parroco don Giuseppe Bruno, a una serie di esami di laboratorio,concludendo che «l'aspetto, l'alcalinità e la composizione inducono a far ritenere il liquido esaminato di analoga composizione del secreto lacrimale umano». Alcuni tecnici verificarono invece l'impossibilità che si trattasse di una condensazione di vapori o di una trasudazione di acqua contenuta nel gesso.Tali risultati spinsero il cardinale Palermitano Ernesto Ruffini, a nome de] l'episcopato siciliano, a dichiarar espressamente, il 12 dicembre 195~ «che non si può mettere in dubbio I realtà della lacrimazione», auspicanda inoltre «la sollecita costruzione di li santuario che perpetui la memoria del prodigio». Nemmeno un anno più tardi il 17 ottobre 1954, Pio XII pronunciava per radio un messaggio nel quale lanciva un inquietante interrogativo: «Con prenderanno gli uomini l'arcano linguaggio di quelle lacrime?».Papa Pacelli suggeriva anche qualche interpretazione: «Piange ella anco­ra per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l'errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, e ora trascinati da falsi miraggi fra le schiere dei nemici di Dio?».Sono pressanti domande che tornano d'attualità in questi mesi, che vedono la diocesi di Siracusa impegnata, dallo scorso 29 agosto, a vivere l'Anno mariano proclamato dall'arcivescovo Giuseppe Costanzo e scandito dalla peregrinafio del reliquiario in tutte le 75 parrocchie della diocesi. Nella lettera pastorale Con Maria discepoli in cammino, scritta per questa occasione, monsignor Costanzo ribadisce infatti che uno dei compiti primari di ciascun fedele è «cercare di capire il senso di quel pian­to, ognuno col suo dono, con la sua sensibilità spirituale, ognuno con la sua esperienza di vita, e tutti con la luce e la grazia dello Spirito Santo».Un concreto suggerimento venne da Giovanni Paolo II, durante l'omelia per la dedicazione del santuario, il 6 novem­bre 1994: «Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l'amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei con­sumi e spesso disorientata, per la violen­za che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli. Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza a ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio. Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all'incontro con Cristo redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l'intera società». 
Un messaggio che unisce i popoli
Dalle parole di papa Wojtyla emerge di fatto la consapevolezza che il messag­gio lanciato da Siracusa non si rivolge unicamente a questa zona geografica, ma si dilata al mondo intero. Ed è in questo senso che l'arcivescovo Costan­zo può suggerire una risposta all'inter­rogativo sul perché le lacrimazioni sia­no avvenute proprio a Siracusa: una cit­tà che «è nel cuore del Mediterraneo: guarda al Medio Oriente, che è crogiolo di popoli e di guerre, e ha un messaggio di pace da comunicare a nome della Re­gina della pace»; che «è ponte e incon­tro storico di civiltà e di culture: ispira­ta da Colei che custodiva nel cuore gli eventi di grazia e li "metteva insieme", Siracusa ha un messaggio di dialogo da portare in un mondo lacerato da profon­de divisioni e dove spesso predomina l'intolleranza e il fanatismo»; che «è vicinissima geograficamente all' Africa ed è chiamata a essere vicinissima con il cuore al Sud del mondo, comunicando il messaggio del Magnificate mettendo al centro dell'attenzione dei popoli dell'opulenza il grave problema dell'ingiustizia subìta dai popoli poveri».Di fatto, secondo la stima del rettore del santuario, monsignor Michele Giansiracusa, sono circa ottocentomila i pellegrini che ogni anno giungono qui dall'Italia (fra cui molti ammalati accompagnati dall'Unitalsi), ma anche da Paesi lontani. «E una delle cose che ci colpisce», racconta, «è che anche quanti ven­gono come semplici turisti, di passag­gio dopo aver visitato i siti archeologici nei dintorni, rimangono colpiti da que­sta vicenda e ci chiedono di poterne sa­ pere di più». In un certo senso è l'esplitazione della definizione di Paolo che aveva indicato il santuario Siracusano come una «clinica dello spirito».  
LE TAPPE VERSO IL CINQUANTENARIO    
Da Siracusa a Gemsalemme Lo confermano don Nino Siringc don Enzo Candido, due dei sacerdi più impegnati nelle attività pastori «Ascoltare le persone che vengono a ( porre qui, fra le braccia di Maria, le lc sofferenze fa parte della nostra esperienza quotidiana però grazie a Dio si fiancano le tante testimonianzee di qanti tornano pacificati nello spirito e t volta anche risanati nel corpo». A documentarlo, ci sono le vetrine del musei piene dei busti e delle stampelle che salgono agli anni più vicini alle lacrinzioni, ma anche dei tanti ex voto di te pirecenti.Per tutta la Quaresima, nel santua vengono proposte celebraziolll peIÙtI ziali e occasioni di meditazione, anc nel. desiderio di rispondere all'appe del Papa per la preghiera in favore dE pace. Ma proprio il tempo pasquale sp ge monsignor Gial1siracusa a esprimi un desiderio che forse un giorno po diveIÙre realtà: portare il reliquiario c le lacrime a Gerusalemme, sul Golgc là dove un altro pianto di Maria fu ] contempo la sintesi dell'estremo doli e della speranza più definitiva. 
LE TAPPE VERSO IL CINQUANTENARIO   
Le celebrazioni per il cinquantenario entreranno nel vivo il 25 marzo, con il pellegri­naggio della città di Siracusa, che partirà alle 18.30 da piazza Duomo, mentre alle ore 20 in santuario ci sarà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo Giuseppe Costanzo. Sempre monsignor Costanzo predicherà, dal l al9 aprile, gli esercizi spirituali ai fedeli della diocesi, con inizio alle ore 19 nel salone Giovanni Paolo Il. L' 8 maggio verrà ce­lebrata nel santuario la giornata mariana dei vescovi e dei sacerdoti di Sicilia, mentre i giovani saranno protagonisti il 26 agosto, con pellegrinaggi in partenza da tutte le diocesi del­l'isola. Dal 29 agosto allo settembre si svolge­ranno le celebrazioni e i festeggiamenti del cin­quantenario, che avranno un'appendice teologico culturale dal 29 settembre al2 ottobre,
 SAVERIO GAETA