LO SPLENDORE
DELLA VERITÀ
CATECHESI DI DON GABRIELE AMORTH SULL'ENCICLICA DI GIOVANNI PAOLO II
"VERITATIS SPLENDOR" Incontro al Colle don Bosco dell' 11 ottobre 2003
Sono venuto con piacere in mezzo a voi
per parlarvi della "Splendor Veritatis", lo Splendore della
Verità, che è un'Enciclica del Santo Padre, molto importante,
perché tratta in blocco della morale cristiana. Oggi trattiamo
della vita morale, vista nella sua globalità, in cui risplende
la totale bellezza, lo splendore della vita, quando è conforme
alla Legge di Dio.L'episodio evangelico da cui trae lo spunto tutta
la trattazione è fornito dall'incontro di Gesù con il
giovane ricco. Lo troviamo in Mt 19,16-30.Tre domande, a cui seguono
tre risposte.
Prima domanda: Maestro buono, che cosa debbo fare per ottenere la vita
eterna?
Seconda domanda: Li ho sempre osservati, che cosa mi manca?
Terza domanda: Lui andò via triste e gli apostoli si chiedono:
ma chi si salverà?
Ecco, c'è una premessa iniziale: "Maestro buono", su
cui Gesù insiste: "Nessuno è buono se non Dio solo".
Non rifiuta questo appellativo di "Maestro buono", anzi, il
fatto di dirci che solo Dio è buono, è un riconoscimento
della sua divinità.Anche il Decalogo ha un'importante premessa:
"Io sono il Signore tuo Dio", da cui dipendono i vari comandamenti.
Solo riconoscendo Dio come vero Dio, .noi prendiamo sul serio quello
che viene dopo: i dieci comandamenti.
"Cosa debbo fare per salvarmi?" chiede quel giovane. È
problema da cui nessuno può evadere; e solo Dio può rispondere.
Egli vuole la salvezza di tutti, per cui ha scritto le sue leggi in
ogni coscienza retta di tutti i popoli, anche dei popoli non cristiani,
anche dei popoli pagani; così che tutti possono salvarsi.
Ma spesso gli uomini si rivolgono altrove, si rivolgono al demonio,
come hanno fatto i progenitori: e il demonio sa camuffarsi molto bene
in mille modi. Si rivolgono a se stessi, erigendosi ad arbitri assoluti
del bene e del male, non tenendo conto che la nostra natura è
ferita dalla colpa originale. Si rivolgono al mondo, senza tenere conto
che, come dice S. Giovanni, tutto quello che c'è nel mondo è
concupiscenza degli occhi, cupidigia della ricchezza, concupiscenza
della carne, impurità, superbia, della vita, orgoglio, arrivismo,
il successo a qualunque costo.
"Siate santi come il Padre vostro celeste, siate misericordiosi
come il vostro Padre celeste". "Io sono il modello, vi ho
dato l'esempio: come ho fatto io fate anche voi".Prima domanda:
Cosa debbo fare per avere la vita eterna? Prima risposta: se vuoi entrare
nella vita osserva i comandamenti. I comandamenti sono dati da Dio,
non sono inventati dalla Chiesa!Richiamiamo assieme i dieci comandamenti: Primo: Io sono il Signore Dio tuo, non
avrai altro
Dio al di fuori di me.
Secondo: Non nominare il nome di Dio
invano.
Terzo: Ricordati di santificare le feste.
Quarto: Onora il padre e la madre.
Quinto: Non uccidere.
Sesto: Non commettere atti impuri.
Settimo: Non rubare.
Ottavo: Non dire falsa testimonianza.
Nono: Non desiderare la roba d'altri.
Decimo: Non desiderare la donna d'altri.
Dai dieci Comandamenti è derivata l'antica
Alleanza con la promessa di una terra stabile in cui abitare; e con
i dieci Comandamenti, perfezionati da Gesù col comandamento della
carità, c'è la promessa del Paradiso. Non più solo
della terra promessa, ma del Paradiso, la promessa del Cielo. I dieci
Comandamenti vanno presi estremamente sul serio.
Dio è un Padre buono che ci ama immensamente, come un papa che
dice al suo bambino: "Non toccare quei fili, lì ci passa
la corrente ad alta tensione, se tocchi muori". È una proibizione
che lede la libertà del figlio? No. Lo mette in guardia da un
pericolo. Così i Comandamenti che Dio ci da. Gesù elenca
i comandamenti dell'amore e li completa: "Ama il prossimo tuo come
te stesso"; poi, verso la fine del suo ministero dirà: "Vi
do un comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amato". Il metro
di misura non è più: come tu ami te stesso, ma: come Dio
ama.
"Solo amando il prossimo che si vede, si ama quel Dio che non si
vede" dice l'Apostolo Giovanni. Saremo giudicati sull'amore.
Purtroppo il credo di molti è questo: "Credo in Dio, ma
non sono praticante": l'avrete sentito dire anche voi. Ma il Vangelo
cosa dice? "Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel
Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio". Allora
io dico: credere in Dio non serve a niente, se non ci porta ad ubbidire
al suoi comandamenti. Non ho mai incontrato un diavolo ateo. Tutti i
diavoli credono in Dio. Credono, dice la Bibbia, "credono e tremano"
(Gc 2,19). Quando mi chiedono, anche in interviste televisive o giornalistiche:
"Padre, non ha mai avuto paura del demonio?". "Io paura
del demonio? È lui che ha paura di me!". E non solo con
me, anche con voi. Siamo fatti ad immagine di Dio: dobbiamo avere paura
del demonio? Col Battesimo siamo diventati tempio della Trinità:
dobbiamo aver paura del demonio? "Resistete a Satana - ci dice
San Giacomo - e Satana fuggirà da voi" (Gc 4,7).
Passiamo alla seconda domanda. Quel giovane dice: "I comandamenti
li ho osservati fin dalla mia giovinezza. Che cosa mi manca?".
E Gesù: "Se vuoi essere perfetto va, vendi ciò che
hai e dallo ai poveri, ne avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi".
È un invito per tutti, naturalmente da vivere secondo il proprio
stato. È una rinuncia che va intesa nel senso di dare una preferenza
assoluta a Gesù rispetto a qualsiasi altro impegno materiale,
qualsiasi altro impegno umano. Dice Gesù: "Chi non rinuncia
a quanto possiede non può essere mio discepolo". Tante volte
vengono da me persone che non hanno bisogno di esorcismo, hanno solo
bisogno di sfogarsi, magari per l'ingiustizia che hanno avuto nella
divisione dei beni ereditari. Mai guastarsi il fegato per le cose materiali,
anche se si deve sopportare delle ingiustizie.Quel giovane andò
via triste... Gesù continua e resta triste anche Lui: "Come
è difficile che un ricco si salvi, come è difficile!".Passo
alla terza domanda e la fanno i discepoli, sentendo questa frase: "È
più facile che un cammello passi per la cruna di un ago...".
Chiedono: "Ma chi allora si potrà salvare?". Gesù
risponde: "È impossibile per gli uomini, ma nulla è
impossibile a Dio". La ricchezza è tanto bramata, tanto
ricercata dal mondo, che ritiene beato chi riesce a guadagnare miliardi.
Non è così: è beato chi fa la volontà di
Dio, è beato chi è umile, è beato chi ha carità.
"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno
dei cieli" (Mt 5,3). San Paolo ci dice che la cupidigia del denaro,
la cupidigia della ricchezza è la radice di tutti i mali.
Il Papa in questa Enciclica, afferma: "Occorre che l'uomo d'oggi
si rivolga nuovamente a Cristo per avere da Lui la risposta su ciò
che è bene e male. Decidere del bene e del male non spetta all'uomo,
ma a Dio".
Ecco un grande errore: esaltare la libertà fino a farne un assoluto;
la coscienza individuale decide infallibilmente ciò che è
bene e ciò che è male; tutto è lecito purché
mi piaccia; sono io arbitro del bene e del male, di decidere se una
cosa è buona o cattiva: droga, libertà sessuale, certi
spettacoli televisivi... Così si va contro la libertà,
ognuno si fa la sua verità, una diversa dall'altra: la vera libertà
è legata alla verità. "Se ne mangi, morirai":
è la verità che Dio aveva annunciato ad Adamo ed Èva.
E il demonio: "No, non è vero che morirai, sarai simile
a Dio: è un guadagno!". Certe cose che noi da ragazzi eravamo
abituati a chiamare "peccati" ora le chiamano "esperienze".
Non hai ancora fatto l'esperienza della droga? Sembra quasi che tu ti
debba vergognare. È successo in una classe femminile del liceo
classico: un'alunna disse, chiacchierando in un intervallo, che era
vergine: una gran risata di presa in giro! Perché sembra al giorno
d'oggi che il vizio debba camminare a testa alta, come certe pubblicità,
e che la virtù debba vergognarsi. Poi, alla chetichella, una
per una, anche le altre a dire: "Che ti credi di essere vergine
solo tu? Sono vergine anch'io", di nascosto, sottovoce, che nessuno
sentisse o se ne accorgesse. Come è bello essere audaci nel bene!
È così bello quando Gesù dice: "A chi mi avrà
reso testimonianza davanti agli uomini, io gli renderò testimonianza
davanti al Padre mio celeste". Decidere del bene e del male non
spetta all'uomo, spetta a Dio.
Il Vaticano II parla con chiarezza: "Norma suprema della vita umana
è la Legge divina, eterna (non cambia), oggettiva (non dipende
dagli umori delle persone), universale; l'uomo scopre nell'intimo della
coscienza una Legge che non è lui a darsi, ma a cui deve ubbidire".
La legge di Dio e la libertà umana non sono in contrasto. Dove
si incontrano? Nella verità.Ci dice S. Agostino: "Non può
esistere carità che sia contraria alla verità". Da
qui deriva anche il merito e la colpa. La colpa, se tu vai contro la
legge di Dio, il merito se tu la osservi; e da qui dipende il premio
o la condanna. A chi ha osservato la legge di Dio: "Venite, benedetti";
a chi non ha osservato la legge di Dio: "Via da me, maledetti al
fuoco eterno". San Paolo ha una raccomandazione che io vorrei tanto
ricordaste: "Non entreranno nel regno dei cieli gli immorali, gli
idolatri, gli adulteri, gli effeminati, i sodomiti, gli avari, gli ubriaconi,
i maldicenti, i rapaci" (1 Cor 6,9-10).
Secondo errore: le circostanze valutate individualmente possono esonerare
dalla legge generale. Guardate che sempre si possono trovare delle scuse,
pensare che ci siano delle circostanze che valuto io di testa mia. "Io
sono contrario all'aborto, però nella situazione in cui si trova
mia moglie, malandata di salute, non c'è altra soluzione che
quella...". "Io sono contrario al divorzio, però nel
mio caso particolare, dato i litigi continui, dato che assolutamente
è impossibile che torniamo ad andare d'accordo...". Vedete
come si cercano le scuse, si creano per violare la legge di Dio. Non
andate d'accordo, siete sposati, cercate in tutti i modi di andare d'accordo;
e se tutti e due vi sforzate, ci riuscite.Se si è retti, il dialogo
dell'uomo con se stesso è questo: "Come mi debbo comportare
in questo caso difficile? Che cosa è conforme alla legge di Dio?
Che cosa Dio vuole che io faccia in questa situazione?". È
un dialogo con Dio. Le leggi che Dio ha scritto nel cuore dell'uomo,
se il cuore dell'uomo non si è traviato, sono limpide: il giudizio
pratico deve essere conforme alla verità. Chi ha una coscienza
retta va avanti bene.
Come ci si fa una coscienza non retta? Per esempio con l'abitudine al
peccato. Io non ho paura di uno che pecca, non ho paura di uno che ricade
nel peccato; ho paura di uno che giustifica il peccato: allora non c'è
più niente da fare. I pregiudizi dell'ambiente, i cattivi esempi
possono accecare la coscienza: "Tutti fanno così...".
Solo chi è retto e cerca la verità non si lascia deformare
la coscienza dalle passioni, dall'ambiente, dal demonio. Come posso
farmi una coscienza retta, in modo da capire nella verità ciò
che è bene e ciò che è male, nelle circostanze
della vita in cui mi trovo? Grande aiuto è la Parola di Dio,
e libererà da questo corpo di peccato? La grazia del Signore
Gesù" (Rm 7,15-25). Gesù è chiarissimo: con
le sole nostre forze, anche se fuggiamo le occasioni, non riusciamo
ad evitare il peccato: occorre anche la grazia di Dio.
Riflettiamo sul 6° comandamento, il campo è vastissimo: guardate
l'immoralità in cui viviamo, guardate le invenzioni umane come
purtroppo sono state usate male. Quando è stata inventata la
televisione, Padre Pio era furente e quando gli si diceva: "Ma
Padre, è un'invenzione meravigliosa!" lui rispondeva: "Lo
so, lo so, è un'invenzione magnifica, ma vedrete che uso se ne
farà!". E poi è venuto Internet e guardate che uso
se ne fa: è la rovina dei giovani e dei vecchi, dei preti, delle
suore e dei frati... Ricordate la preghiera di Gesù nell'orto
del Getsemani: "Vigilate e pregate per non cadere in tentazione!".
Occorre la vigilanza, la fuga dalle occasioni e occorre anche la grazia
di Dio che si ottiene con la preghiera: vigilate e pregate. Se non ci
sono entrambe queste condizioni, è impossibile rimanere nella
grazia di Dio. Fin dalla colpa originale l'uomo si è ribellato
a Dio e ha voluto agire di testa propria, cadendo nel miraggio che gli
presentava il tentatore. La Bibbia afferma: "Dio non ha dato a
nessuno il permesso di peccare" (Sir 15,20). E ripete Gesù:
"II mio giogo è dolce, il mio carico è leggero"
(Mt 11,30). Ecco, il fedele risplende di luce divina quando con la sua
libertà sceglie la verità. Scegliete sempre la verità
e allora la libertà sarà splendente e luminosa.
La Madre della Misericordia, Maria, che ci ha accettati come figli,
è segno affascinante di vita morale. Un giorno, durante un esorcismo,
ho interrogato il demonio: "Ma perché hai più paura
della
Madonna che quando nomino Gesù?". E lui mi ha risposto:
"Perché Lui è il Sovrano supremo; io sono più
umiliato dall'essere sconfitto da una creatura umana". Allora gli
ho chiesto: "Quali sono le qualità di Maria che più
ti fanno rabbia, che Più tì umiliano?"."Lei
è la più umile di tutte le creature, io sono il più
superbo; è la più pura di tutte le creature, io sono il
più sozzo; è la più ubbidiente di tutte le creature,
io sono il più ribelle". La più umile, la più
pura, la più ubbidiente. Un'altra volta ho chiesto: "Dimmi
oltre ad essere la più pura, la più umile, la più
ubbidiente, qual è la quarta qualità di Maria che più
ti umilia?". Rispose: "Sempre mi vince, non è mai stata
toccata dalla più piccola ombra di peccato". Guardate come
a volte il demonio viene costretto a fare l'apologià di Maria
Santissima! Maria è tutta luce, eppure ha condiviso pienamente
la condizione umana; è in grado di compatirci, è in grado
di ottenere anche per noi di diventare come Lei, piena di Luce divina.
Seguiamo Lei e seguendo Lei, anche noi splenderemo di verità. Alleluia.
Tratto da Medjugorje Torino Gennaio Febbraio 2004