Alexsandrina Maria da Costa

…COME L’APE DI FIORE IN FIORE…”

 

Alexandrina nacque a Balasar, un piccolo paes“e agricolo situato a Nord del Portogallo, il 30 marzo 1904, mercoledì della Settimana Santa. Trascorse la sua infanzia a Balasar con la mamma Maria Anna e la sorella Deolinda, maggiore di lei di 3 anni, nella frazione dal nome profetico Calvario. Il padre, emigrato in Brasile, alla ricerca di la­voro, al suo ritorno abbandonò la famiglia per sposare un'altra donna, venendo così meno alle promesse di matrimonio fatte in precedenza alla madre di Alexandrina. Da quel momento Maria Anna si occupò da sola della famiglia, continuando a lavorare in campagna; durante tutta la sua vita si prodigò per le persone am­malate e povere del paese e benché vivesse in condizioni econo­miche ristrette, aiutò generosamente chiunque avesse bisogno. Fin da bambina, Alexandrina amava aiutare la mamma nei campi, perché questo lavoro le permetteva di restare per ore ed ore a con­tatto con la natura: si alzava all'aurora ed il sorgere del sole, il cin­guettìo degli uccelli ed il mormorìo del fiume, la lasciavano con il fiato sospeso nella contemplazione della potenza di Dio.  
«Quanto più crescevo, scrive nella sua autobiografia, tanto più aumentava in me, il desiderio della preghiera». (A p.4)  
Il raccoglimento nelle profondità del cuore, non tolsero ad Alexan­drina la vivacità e la spensieratezza giocosa che la contraddistin­guevano anche tra le sue compagne. Le piaceva giocare, inventare scherzi come quello di annodare tra di loro le frange degli scialli delle donne durante la funzione in Chiesa, le piaceva farsi trainare dai carretti ed arrampicarsi sugli alberi, dai quali più di una volta cadde. Frequentò la scuola fino alla seconda elementare, a Povoa do Varzim, paese distante 7 Km da Balasar, ospite con la sorella presso una famiglia. Quando Deolinda tornò a casa, a conclusione del ciclo delle elementari, anche Alexandrina volle seguirla perché la lontananza da casa le procurava una grande sofferenza emotiva. Continuò a lavorare nei campi fino all'età di 14 anni, quando iniziò ad accusare dolori alla schiena e all'addome. Nello stesso periodo, si verificò un fatto traumatico: Alexandrina si gettò dalla finestra di casa, da un'altezza di 4 metri circa, per sfuggire a tre uomini male intenzionati che si erano introdotti in casa con forza. Da allora la sua salute andò peggiorando: fece sempre più fatica a camminare ed i dolori nel corpo divennero molto forti. A 18 anni, il dottor Giovanni de Almeida di Oporto, formulò l'ipo­tesi che si trattasse di una mielite alla spina dorsale, e per la prima volta Alexandrina fu messa al corrente del rischio che questa malat­tia comportava, quello cioè di non poter più camminare. La previ­sione del medico non fu azzardata, ed infatti tre anni dopo, nell'a­prile del 1925, Alexandrina non si alzò più dal letto, rimanendo per sempre paralizzata: aveva 21 anni. Ma non si arrese. Aveva voglia di vivere, di ritornare nei campi per poter sentire nel­le bellezze della natura, il Cuore pulsante del Dio Crea­tore. Aveva voglia di perdersi ancora con lo sguardo nell'immensità del cielo stellato, aveva sognato di sposarsi per poter allevare tanti bambini nell'amore di Dio, voleva continuare a cantare con le ami­che e la sorella, nel coro parrocchiale. Non si arrese e sperando nel miracolo, pregò intensamente e fece diversi voti a Dio.  
«Se un giorno mi sentirete cantare per le strade - diceva alle amiche - sappiate che sono io a ringraziare il Signore per il dono della salute». (A p. 14)  
Per il dono della salute, rinunciò a tutti i suoi sogni, promettendo che sarebbe andata missionaria in terre lontane. Trascorsero alcu­ni anni senza che la guarigione avvenisse; Alexandrina comprese, allora, che la volontà del Signore era un'altra, ed in questa consa­pevolezza, incominciò per lei la trasformazione del cuore: accettò la sua malattia rinunciando al desiderio di guarigione, desiderò sempre più immergersi nella preghiera, e nella preghiera intuì l'in­timo legame che la univa a Gesù nel Tabernacolo: entrambi erano prigionieri, lei nel suo letto di dolore e Gesù nelle sue Prigioni d'a­more. Si consacrò ai Tabernacoli Eucaristici per riparare l'abbandono in cui è lasciato nostro Signore. Al mattino iniziava la sua giornata unendosi a Gesù Eucaristia con questa preghiera:
«Mi unisco spiritualmente ora e per sempre a tutte le Messe che, giorno e notte, si celebrano sulla terra. O Ge­sù, immolami ogni momento con Te sull'altare del Sacrifi­cio: offrimi all'Eterno Padre secondo le Tue intenzioni». (A p. 16)
Consacrò tutta se stessa alla Madonna, facendo della consacrazio­ne non soltanto la recita di una preghiera, ma un quotidiano vivere con la Mamma del Cielo, dalla quale dipendeva totalmente per compiere la volontà del Signore.  
«Madre di Gesù e Madre mia. Ascoltate la mia preghiera. lo consacro il mio corpo e tutto il mio cuore a Voi. Purifi­catemi Madre Santissima, riempitemi del Vostro Santo amore. Collocatemi proprio Voi presso i Tabernacoli di Gesù, affinché serva da lampada finché durerà il mondo. Beneditemi, santificatemi, o mia cara Mamma del Cielo». (AIex. pp. 53-54) In questo periodo, 1930/31, ogni volta che chiedeva al Signore che cosa desiderava che lei facesse, si sentiva sempre ripetere «soffrire, amare, riparare». È l'intimo invito di Gesù all'immola­zione, al quale seguirà nel 1934 quello di essere crocifissa a Sua somiglianza, per la salvezza dei peccatori e per ricordare al mon­do la Sua Passione. In questo stesso anno Gesù le affidò i suoi Ta­bernacoli, rendendole così esplicita la missione per la quale era stata creata e scelta. Il 3 ottobre 1938, venerdì, per la prima volta dalle 12 alle 15, Alexandrina visse la Passione di nostro Signore. Da allora questa esperienza mistica si ripeterà ogni venerdì fino al­la Settimana Santa del 1942. Durante la Passione, Alexandrina riacquista i movimenti del corpo e attraverso lei diventano visibili le sofferenze vissute da nostro Signore dal Getsemani al Calvario fino alla Crocifissione.1 Oltre a voler essere un richiamo alla con­versione per tutti gli uomini, la Passione di Alexandrina, fu anche  
Nota: Da tredici anni Alexandrina viveva paralizzata a letto, senza poter compiere alcun movimen­to. Nessuno mise in dubbio la sua malattia fino al 3 ottobre 1938, quando per la prima volta, si alzò dal letto vivendo la Passione di nostro Signore, dalle 12 alle 15. Ritornava poi completa­mente paralizzata. Nuove sofferenze morali iniziarono per Alexandrina che, per questo fatto straordinario, da alcuni venne sospettata di essere una isterica grave. vi furono diversi consul­ti medici, esami radiografici, fino a che, il 15 luglio 1941, il referto del dottor Gomes de Araùjo, il più illustre neurologo del Portogallo, confermò la diagnosi di «paraplegia spastica per compressione midollare alta, sola o complicata da altri focolai compressivi più bassi». Da questo momento, 1941, sarà sempre accanto ad Alexandrina, il medico dott. Emanuele Dias de Azevedo che la seguirà fino alla sua morte. Uomo di scienza e di fede, sollecitò a più riprese sia le Autorità Diocesane che le autorità mediche, affinché il caso di Alexandrina venisse studiato con tutta l'attenzione che meritava, sia dal punto di vista della teologia mistica, che da quello medico. La documentazione relativa alle commissioni ecclesiastiche, ed i referti medici, ven­nero successivamente acclusi nella causa di beatificazione di Alexandrina.
Il segno dato da Gesù per avvalorare la sua richiesta, fatta perve­nire al Papa, circa la Consacrazione del mondo al Cuore Immaco­lato di Maria, inoltrata dal direttore spirituale di Alexandrina, pa­dre Mariano Pinho, gesuita. La Passione del venerdì terminò in­fatti, nel 1942 quando il Papa Pio XII, nell'ottobre di quell'anno, consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria, Regina di tutte le vittorie.  
Da allora in poi, Alexandrina, nelle estasi del venerdì visse la Pas­sione intima di Gesù, l'agonia dell'anima, senza i movimenti del corpo e contemporaneamente cessò di nutrirsi e di bere, fino al giorno del suo passaggio in Cielo avvenuto il 13 ottobre 1955. Ge­sù la fece vivere di sola Eucaristia per 13 anni, per dimostrare al mondo il valore dell'Ostia consacrata che è Vita e Salvezza per l'umanità.
Privata del primo direttore spirituale nel '42 venne successivamen­te seguita dal 1944 al 1948 da don Umberto Pasquale, sacerdote salesiano che la iscrisse tra le Cooperatrici Salesiane e tra le Lam­pade Viventi di Milano. Negli ultimi anni visse la vita pubblica di Gesù, ricevendo migliaia di persone che uscivano da quella came­retta toccate nel cuore dal sorriso di Alexandrina e dalle parole che, nelle estasi, Gesù rivolgeva a tutti attraverso di lei. Il segreto di quel sorriso era racchiuso in due nomi: Maria Santissima e Gesù Eucaristia. La Madonna, che ogni primo sabato del mese non man­cava di apparirle visibilmente, le aveva donato il Suo sorriso: dalla bellezza e dalla dolcezza di quel sorriso, Alexandrina trasse la for­za non solo per sostenere le sofferenze del corpo e dell'anima, ma ancor di più, per nasconderle, come era desiderio di Gesù.
Scriveva nel suo diario:  
«La Madonna non mi lasciò tutta sola nel mio martirio: mi soavizzò il dolore con la Sua Santissima presenza. Quanto era bella! Ebbe per me un tenero e dolce sorriso. Alcuni di questi momenti danno forza all'anima per sop­portare molto dolore». (Sp. 118) E Gesù le aveva fatto comprendere quanto Lui desiderasse, e quan­to amasse il suo sorriso, trasfigurazione del suo dolore.
Le diceva:
«Voglio che il tuo sorriso abbia lo splendore del sole, i fa­scini delle stelle. Io voglio, si lo voglio, che la Mia Vita tra­spaia da te; lo voglio che il Mio amore, grazie a te, vada a penetrare nei cuori come i raggi del sole attraverso la vetrata. Offrimi il tuo dolore nascosto nel sorriso e nell'amore. Sorridi al dolore, perché io possa sorridere quando giudi­co i peccatori. Tutto quanto hai ricevuto dallo Spirito Santo, passerà alle anime attraverso i tuoi sguardi, attraverso i tuoi sorrisi, attraverso la tenerezza e la dolcezza del tuo cuore. lo sto nel tuo cuore con il Padre e con lo Spirito Santo: parlo con le tue labbra e sorrido sulle tue labbra». (S pp. 108, 150, 216, 10)  
L'Eucaristia fu la fonte dalla quale Alexandrina ricevette la forza necessaria per sorridere al Redentore nella missione di vittima per la salvezza dei peccatori. Fu solo la forza dell'amore di Dio Padre, riversato nel cuore della sua creatura, e l'amore della creatura che volle riamare con lo stes­so amore, che fece del Calvario di Balasar un nuovo Tabor e delle tenebre del Venerdì un'alba di Resurrezione. E il miracolo del­l'Eucaristia che in Alexandrina si compì perfettamente, facendo del suo cuore un solo cuore con quello del Padre, del Figlio Gesù e dello Spirito Santo, diventando così Tabernacolo vivente, dove la Santissima Trinità aveva stabile dimora. Amava con il Cuore di Dio, l'amore e la vita divina si irradiavano da lei su quanti la avvi­cinavano.
Gesù volle sigillare questa profonda assimilazione a Sé nell'amo­re, con il dono delle mistiche stigmate ai piedi, alle mani e al costa­to (1954): doveva infiammare il mondo con l'amore di Gesù e di Maria ora, nel tempo, e poi nell'eternità. Per desiderio di Alexan­drina le stigmate rimasero occulte, non visibili all'occhio umano, ma sempre dolorose. Il 6 maggio del 1955, la Madonna le preannunciò: «Tra poco vengo a prenderti», ed il 13 ottobre dello stesso anno Alexandrina raggiunse il Cielo.  
«Sono felice perché oggi vado in Cielo!» andava ripetendo fin dal mattino ed alle 8 di sera baciò per l'ultima volta il suo Crocifisso.  
«Desidero essere sepolta, se sarà possibile, con il viso ri­volto verso il Tabernacolo della nostra Chiesa. Come in vi­ta desiderai sempre unirmi a Gesù Sacramentato e guar­dare quanto più spesso mi fosse possibile il mio Taberna­colo, voglio, dopo la mia morte, continuare a vegliarlo mantenendomi rivolta verso di Esso. So che con gli occhi del mio corpo non vedrò più Gesù, ma voglio essere collo­cata in quella posizione per dimostrargli l'amore che nu­tro per la Divina Eucaristia». (A p. 49) La compiacenza e l'amore del Signore verso questa umile e gene­rosa figlia del Portogallo, andarono ben oltre il suo semplice desi­derio: dal 1978, infatti, il corpo di Alexandrina riposa nella Chiesa Parrocchiale di Balasar, accanto al Tabernacolo. Il capolavoro della Grazia in quest'anima, ci è stato tramandato dalle migliaia di pagine che costituiscono il suo diario, scritto in obbedienza ai direttori spirituali: «Documenti di autentico valore letterario, ascetico e persino teologico di tale interiorità che non è facile eguagliare» scriverà il suo primo direttore spirituale P. Ma­riano Pinho.  
L'ESPERIENZA MISTICA IN ALEXANDRINA
COME VIENE DESCRITTA DA P. DE BERNARDI S.J.  
La condizione mistica è un fenomeno noto nella Chiesa. Essa com­porta una dilatazione di percettività che, a differenza delle espe­rienze parapsichiche, sempre contenute nella sfera dell'umano, si immerge più o meno profondamente nel mondo soprannaturale, con manifestazioni esterne inconfondibili sempre improntate a santità. A differenza delle manifestazioni pseudo-mistiche provocate ad ar­te con varie tecniche di tipo orientale, e delle manifestazioni pro­vocate da vari stati di psicosi, le esperienze mistiche autentiche non dipendono dall’iniziativa di chi ne è soggetto, il quale rimane pu­ramente recettivo, passivo. Il panorama divino che si schiude al mistico, astraendolo spesso dal mondo sensibile, provoca in esso una dilatazione delle facoltà spirituali, cioè di personalità, e, di ri­flesso, un accrescimento sovrumano di gioia e di dolore. La prima esperienza mistica di Alexandrina fu come l'immersione di un metallo nel fuoco: ne uscì rovente d'amore, con un senso di pesantezza per tutto ciò che è terreno. «Quale confusione prova l'anima nel ritornare in sé stes­sa, scrive in quell'occasione. Quali ardenti desideri di im­pegnarsi nel servizio di Dio in qualunque modo egli desi­deri! Si vorrebbe avere mille vite per impiegarle tutte per Dio, e si desidera che tutte le cose della terra siano altret­tante lingue che lodino per noi. Vivissimi i desideri di pe­nitenza, benché non si soffra molto per la gran forza d'a­more che impedisce di sentire ciò che si fa» (8 settembre 1934). Al dileguarsi di queste impressioni mistiche, tuttavia, la capacità di soffrire ritorna in tutta la sua ampiezza, e Alexandrina si inoltra in quell'incessante alternarsi di gioie indicibili e di dolori sovrumani che sono caratteristici di uno stato mistico prolungato: per lei sino al termine della vita, secondo una spirale sempre più avvolgente. Ora lo Sposo Divino l'avvolge con abbaglianti fiammate d'amore che la fanno gemere per lo spasimo d'essere tutta di Lui; ora la im­merge nella desolazione e nell'oscurità, col dubbio che tutto sia un'illusione, un inganno satanico.  
«Ho stabilito in te la mia dimora, le dice Gesù, colmandola di gioia. O figlia mia cara, lo voglio che tu sia tutta mia e che viva solo per Me, e ami solo Me e cerchi Me solo... lo sono il tuo Maestro: te felice se imparerai bene le mie lezioni e le metterai in pratica». (L p. 40) Alexandrina rimane talmente presa da queste visite Divine, che quasi non riesce più a distrarsi da questa presenza. Poi Gesù l'abbandona alla prova. Scrive al suo direttore spirituale: «Da parecchio tempo sentivo agonie nella mia anima, e sovente ero sull'orlo di cadere in abissi spaventosi. Ma nei giorni di ritiro le mie sofferenze si raddoppiarono. Gli abissi erano minacciosi. La giustizia dell'Eterno Padre ca­deva su di me, aumentando i miei dolori dell'anima e del corpo». (A p. 39)  
Il mattino del 2 ottobre 1938 informa:  
«Il Signore mi disse che mi avrebbe fatta passare attraver­so tutta la sua Passione, dall'Orto al Calvario, ma che non sarei arrivata al "Consummatum est"... L'avrei sofferta tutti i Venerdì subito dopo il mezzogiorno fino alle tre pomeridiane». (A p. 39) Dal giorno dopo la sorella, la mamma e le altre persone che erano ammesse in casa cominciarono ad assistere alle sue estasi dolorose in cui riviveva nel corpo e nello spirito i dolori della Passione di Gesù. Dal 3 ottobre del '38 al 20 marzo del '42 Alexandrina partecipa quindi, ogni venerdì, estaticamente alla Passione di Gesù, con se­gni visibili nelle membra e nel corpo e soffre la purificazione dei sensi attraverso una sete bruciante e una persistente nausea olfatti­va. Dal 7 gennaio 1942 al 24 ottobre 1944 vive un'ulteriore tappa nella esperienza mistica: subisce la seconda morte mistica, (la pri­ma è del 1936) con una diuturna sensazione di dissolvimento del propno corpo. Dal 1942 il suo corpo non sarà più alimentato da al­cun cibo né da alcuna bevanda, e per il resto della sua vita, tredici anni, Alexandrina vive di sola Eucaristia. L'ulteriore fase inizia nel 1944 periodo in cui si sente tutta impre­gnata di peccato e sperimenta le pene del purgatorio e dell'inferno, contemporaneamente comincia una partecipazione più intima alla Passione di Gesù che durerà fino alla morte. Queste indicibili pene interiori sono accompagnate da molte soffe­renze che le vengono dagli uomini: viene privata della direzione spirituale, viene sottoposta a controlli dolorosi, soprattutto per il soggiorno di 40 giorni all'ospedale per la verifica del suo digiuno, clinicamente inspiegabile, soffre per il rovescio economico della famiglia, per le dicerie calunniose che circolano nei suoi riguardi. Queste esperienze dolorose di purificazione sono intramezzate da interventi mistici unitivi che lasciano Alexandrina in una pregusta­zione della gioia del Paradiso, ed il ricordo di questi momenti ri­mane in lei come viatico per continuare fino all'ultimo l'ardua sali­ta del Calvario. Dopo una prima promessa di fidanzamento da parte di Gesù con lei (ottobre 1934, rinnovata il 5 aprile del 1938), il 3 luglio 1944 Gesù la introduce per un giorno nella gloria Celeste, preparandola alle singolari effusioni di grazia che culmineranno il 29 dicembre 1944 nelle nozze mistiche, seguite dallo scambio dei cuori, dalla mistica resurrezione e ascensione al Cielo, da momenti di specialissima unione con la Trinità e infine dalle stigmate d'amore (aprile 1954). In assenza del sacerdote riceverà la Comunione da mani angeliche. L'unione a Cristo la porta ad essere da Lui assimilata alla missione redentiva: nel suo mondo interiore, ed anche nel suo corpo, si ri­percuote, a ondate sempre più penetranti, il dramma della reden­zione nelle sue fondamentali componenti, il bene e il male, Gesù e Satana. Il suo essere è come uno scoglio di cristallo posto tra ìl flut­tuare permanente di due opposti oceani che si infrangono su di lei e la compenetrano: Dio, Gesù, il regno della luce con riflessi lumi­nosi di Paradiso; il male, il peccato coi rigurgiti tenebrosi della per­dizione, dell'inferno. E più di una volta essa esprime la sensazione che sotto il turbinare di questi opposti marosi il corpo stesso non regga più e si dissolva nella morte. Riecheggia insieme, nei suoi scritti, il grido disperato:  
«Chi mi libererà da questo corpo di morte?», e il grido gioioso:  
«Compio nelle mie membra ciò che manca alla Passione di Cristo a pro del Suo Corpo che è la Chiesa». Finché amore e dolore, i due dissolventi universali, ne infrangono l'involucro terreno, per la beatitudine eterna.  
MISTICA LAMPADA DEI TABERNACOLI
O Dio, Tu sei il mio Dio, all'aurora Ti cerco, di Te ha sete l'anima mia,...
Salmo 63 (62)
«Figlia mia, figlia mia, luce e stella eucaristica, tu sarai per il mondo ciò che fui lo in un'altra ora e continuo ad esse­re: fui Redentore, morii per dare il Cielo alle anime, mi feci alimento per le anime. Ti ho creata perché tu in tal modo assomigliassi a Me: ti ho scelta come vittima perché tu continuassi la Mia opera di Redenzione, ho posto nel tuo cuore l'amore, l'amore folle per l'Eucaristia. È grazie a te, è alla luce del fuoco che hai lasciato accendere, che molte anime, guidate da questa stella, scelta da Me, trascinate dal tuo esempio, si trasformeranno in anime ardenti, in anime veramente eu­caristiche. Povero mondo, senza l'Eucaristia! Povero mondo senza le mie vittime, senza ostie immolate con Me continuamente. lo voglio, figlia mia, di' che lo vo­glio un mondo nuovo, un mondo di purezza, un mondo tutto eucaristico...». (S p. 318)   Siamo nel gennaio 1952: sono passati 18 anni dalla prima volta in cui Gesù aveva rivelato ad Alexandrina la Missione che le stava af­fidando sulla terra e per la quale era venuta al mondo.
Nel dicembre del 1934, infatti, Gesù le aveva detto:  
«La missione che ti ho affidato sono i Miei Tabernacoli ed i peccatori. Sono stato lo ad elevarti a così alto grado: è stato il Mio amore; grazie a te saranno salvi molti e molti peccatori, non per i tuoi meriti, ma grazie a Me che pro­curo tutti i mezzi per salvarli». (L p. 51) Risulta evidente come Alexandrina sia rimasta fedele alla chiamata del Signore, sino all'ultimo giorno della sua vita, perseverando an­che tra terribili sofferenze, rispondendo sempre con generosità alle richieste di amore e di immolazione che le venivano via via rivolte da Gesù e non opponendo ostacoli alle azioni della Grazia che ope­rava in lei le trasformazioni necessarie affinché potesse adempiere la sua missione. Vogliamo ora ripercorrere lo sviluppo di questa dinamica spiritua­le che vede da un lato l'iniziativa della Grazia, e dall'altra la ri­sposta d'amore di Alexandrina. La prima percezione cosciente di un vincolo d'amore avvenuto tra lei e Gesù risale alla Prima Comunione, quando Alexandrina aveva 7 anni. Nel suo diario così la ricorda: «Il Padre Alvaro Matos che mi esaminò in catechismo, mi confessò e mi diede Gesù. Ho voluto stare sempre in gi­nocchio sebbene molto piccola, fissando poi bene la mia Sacra Ostia cosicché mi rimase molto impressa nell'anima. Mi parve di unirmi a Gesù in modo da non separarmi mai più da Lui. Mi parve che mi prendesse il cuore. La gioia che provai non si può esprimere. Davo a tutti la buona notizia. Da quel giorno la signora di Povoa, alla quale era­vamo affidate, mi conduceva alla Comunione ogni matti­na». (A p. 4) Successivamente, è a partire dal 1924, da quando cioè Alexandrina appena ventenne rimase paralizzata per sempre nel letto che, ab­bandonato ogni desiderio di guarigione, ella comprese ed accettò senza riserve la volontà del Signore. Infatti, nella solitudine della sua cameretta, Alexandrina intuì l'in­timo legame che la univa a Gesù nel Tabernacolo ed in risposta a Colui che per primo aveva scelto per amore nostro di restare pri­gioniero nelle nostre Chiese, si consacrò totalmente a Lui: «Un giorno in cui ero sola ricordandomi che Gesù stava nel Tabernacolo dissi: - Mio buon Gesù, Voi siete prigio­niero ed anch'io lo sono. Siamo prigionieri entrambi, Voi siete prigioniero per mio bene, io lo sono delle Vostre ma­ni. Siete il Re, il Signore di tutto ed io sono un verme del­la terra. Vi ho lasciato in abbandono pensando solo a questo mondo che è perdizione delle anime. Ma ora, pen­tita di tutto cuore, voglio quello che voi volete e soffrire con rassegnazione. Non venitemi meno, o Gesù, con la Vostra protezione -». (A p. 15) «Madre di Gesù e Madre mia, ascoltate la mia preghiera. Io consacro il mio corpo e tutto il mio cuore a Voi. Purifi­catemi Madre Santissima, riempitemi del Vostro Santo amore. Collocatemi proprio Voi presso i Tabernacoli di Gesù affinché serva da lampada finché durerà il mondo. Beneditemi, santificatemi, o mia cara Mamma del Cielo». (A p. 27) Alexandrina aderisce docilmente alle ispirazioni della Grazia che in questo primo periodo si manifesta intimamente attraverso le vie ordinarie, senza manifestazioni straordinarie. «Senza sapere come», si offre volontariamente al Signore come vittima per la salvezza dei peccatori e contemporaneamente aumenta in lei il desiderio di amare e di essere sempre unita a Gesù nel Tabernacolo. «O mio caro Gesù, vorrei visitarvi nei vostri Tabernacoli, ma non posso perché la mia malattia mi trattiene al mio caro lettino di dolore. Sia fatta la Vostra volontà, Signore, ma almeno mio Gesù, permettete che neppure un mo­mento trascorra senza che io venga in spirito alle porticine dei Vostri Tabernacoli a dirvi: - Mio Gesù, voglio amarvi, voglio incendiarmi tutta nelle fiamme del Vostro amore e pregarvi per i peccatori e per le anime del purgatorio -». (A pp. 15-16) Compone in questo stesso periodo la bellissima preghiera per i ta­bernacoli, ed è proprio nella preghiera, durante gli slanci generosi d'amore per Gesù, che Alexandrina inizia a percepire un forte ca­lore che brucia internamente con «una forza che mi abbracciava tanto che pareva strapparmi dal mondo». In questi momenti di in­tensa preghiera, fu vista dalla sorella Deolinda restare sollevata dal letto sospesa nell'aria come una piuma (levitazione). E’ in questo periodo che sente l'invito del Signore racchiuso nelle parole «sof­frire, amare, riparare». «O Gesù, eccovi qui la Mamma. Ascoltatela. È Lei che Vi parlerà per me, e Voi, cara Mamma del Cielo, andate a da­re baci ai Tabernacoli, un'infinità di baci e di abbracci, un'infinità di tenerezze e carezze. Tutte per Gesù Sacra­mentato, tutto per la Santissima Trinità, tutto per Voi. Moltiplicateli, moltiplicateli, dateli pieni di un amore pu­ro e santo di un amore oltre ogni amore, di sante nostal­gie per non potermi più muovere e andare io a baciare e abbracciare Gesù Sacramentato, la SS. Trinità, e Voi, o Madre cara. O mio Gesù, io voglio che ogni mio dolore, ogni palpito, ogni respiro, ogni minuto secondo che passerò, siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli. lo voglio che ogni movimento dei miei piedi, delle mani, delle labbra, della lingua, degli occhi, ogni lacrima e sor­riso, ogni allegria e tristezza, ogni tribolazione, distrazio­ne, contrarietà o dispiacere siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
lo voglio che ogni lettera delle orazioni che recito o sento recitare, ogni lettera che leggo o udirò leggere, che scri­verò o vedrò scrivere, che canterò o udirò cantare siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli. Io voglio che ogni bacio che darò a Voi nelle Vostre S. Immagini, in quelle della Vostra e mia Madre amata, in quel­le dei Vostri santi e sante siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
O Gesù io voglio che ogni goccia di pioggia che viene dal cielo alla terra, che tutta l'acqua del mondo offerta a goc­ce, tutta l'arena del mare e tutto ciò che il mare racchiu­de siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
lo vi offro le foglie degli alberi, tutti i frutti che possono avere, i fiori offerti petalo per petalo, tutti i granelli di se­mente che sono nel mondo e tutto ciò che vi è nei giardi­ni, nei campi nelle valli e nei monti, io tutto Vi offro come atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
O Gesù Vi offro le penne degli uccelli e il loro canto, i peli e le voci di tutti gli animali come atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
O Gesù, Vi offro il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il vento, la neve, la luna e i suoi raggi, il sole, l'oscurità, le stelle del firmamento, il mio dormire e il mio sognare co­me
atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
O Gesù accettate tutto quanto vi è nel mondo, le grandezze, le ricchezze, i tesori, tutto quanto avviene in me, tutto quanto ho per abitudine di offrirvi, tutto quanto si possa immaginare come atti di amore per i Vostri Tabernacoli.
O Gesù accettate il cielo e la terra, il mare, tutto ciò che contengono come se tutto fosse mio e io potessi disporne e offrirvelo come atti di amore per i Vostri Tabernacoli». (A pp. 18-19) Qualche anno dopo, nel dicembre del 1934, diventa esplicito anche da parte di Gesù, il suo invito a fare del Tabernacolo il centro di tutte le sue attenzioni, pensieri e atti d'amore. Seguiamo il dialogo di amore e di passione che ne segue, tra Gesù ed Alexandrina: «Vieni ai miei Tabernacoli, vivi là: è da là che viene la for­za per tutto. Amami molto, pensa solo a Me». (L p. 51)  
Ecco la risposta di Alexandrina all'invito del Signore:  
«lo faccio il possibile per passare il tempo spiritualmente in tutti i Tabernacoli del mondo unita al Signore. Così di­co molte volte al mio Gesù: io voglio vivere unita a Voi in tutti i Tabernacoli del mondo, in tutti i luoghi ove abitate Sacramentato non assentandomi un istante, né di giorno, né di notte. Gli offro il mio cuore e gli chiedo che lo collochi come lampada luminosa e amorosa per illuminarli. E chiedo al­la Madonna di venire con me e di mandare una moltitu­dine di Angeli, Cherubini, Serafini per amare, lodare, far compagnia a Gesù Sacramentato». (L p. 81)  
Gesù la incoraggia e la conferma ulteriormente nel desiderio di vivere unita a Lui:  
«Accostati al tuo Gesù, mia sposa, mia bella, tutta mia. Fammi compagnia nei miei Tabernacoli: sono tutto so­lo...». (L p. 169)  
Alexandrina:  
«lo mi sentivo tanto viva nei Tabernacoli! Il mio cuore vo­lava presso Gesù: svolazzava sopra al Tabernacolo e con le ali batteva sulla porticina». (L p. 288)  
«Mio Gesù, io vorrei che il mio cuore fosse una lampada sempre ardente in ciascuno dei Vostri Tabernacoli e nel mio stesso petto, vorrei la medesima lampada di amore per proiettare luce sulle Persone Divine, alle quali solo vo­glio appartenere. Fate sì che non vi sia nulla che possa spegnere la lampada del mio amore, e che, giorno e not­te, senza interruzione di un solo istante voglio arda pres­so di Voi». (S p. 121)
VA' ALLA MIA SCUOLA: I TABERNACOLI
«Rabbì, dove abiti?» disse loro: «Venite e vedrete».
 Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di Lui. Gv 1,38-39  
Gesù:  
«Vieni ai Miei Tabernacoli. Vivi là, Io pure là vivo».  
Imitare Gesù nella Sua vita eucaristica, è la prima lezione di Gesù Maestro ad Alexandrina, lezione che attraverso di lei desidera estendere a tutti noi. La scuola è il Tabernacolo. Scrive Alexandrina in una lettera a Padre Pinho, suo primo diretto­re spirituale:  
«Il Signore mi disse che vuole che io mi abbandoni tutta a Lui, che non abbia a che fare col mondo se non in quanto sia necessario: vuole che io lo imiti nei suoi Ta­bernacoli. ...Io alle volte dico: - O mio caro Gesù, io voglio essere tutta Vostra e solo per Voi voglio vivere -. E il mio Gesù mi risponde: - O mia cara figlia, e lo voglio che tu sia tutta, tutta mia e che solo per Me tu viva, che solo Me ami, che solo Me cerchi. Vieni alla mia scuola, impara dal Tuo Gesù ad amare il si­lenzio, l'umiltà, l'ubbidienza e l'abbandono -». (L pp. 36, 37, 38) Vita nascosta, silenzio, affidamento, amore puro: Gesù continua le sue lezioni.   «Contempla oggi molto i Miei Tabernacoli! Osserva at­tentamente quello che lo faccio là perché è ciò che voglio che tu faccia. Ama la solitudine; va' ai Miei Tabernacoli, è là dove im­pari, è là ove la solitudine è più praticata da anni, da secoli. Stai in raccoglimento con Me, mantieni il silenzio. Mettiti come in un esilio, in un deserto. Parliamo l'un l'altro con amore e tenerezza di sposi. Metti su di Me tutte le preoccupazioni della tua vita e chiedimi ciò che vorrai. Confida in Me. La tua fede, la tua speranza ti ha salvata. Non lasciarmi, figlia mia, nemmeno un momento, solo, nella Mia Eucaristia: sia là il tuo deserto». (L pp. 63, 50, 179)  
La risposta di Alexandrina è di totale adesione all'invito di Gesù: «Parlate o mio Gesù, parlate che la vostra figliolina Vi ascolta. Sento l'ansia di istruirmi alla Vostra scuola».  
Gesù:  
«Sono il tuo Maestro. Felice te se imparerai bene le mie lezioni e le metterai bene in pratica! Ho stabilito in te la Mia dimora. Sei un Tabernacolo non costruito da mani umane, ma da mani divine... ...Cercami nei Miei Tabernacoli, così Mi consolerai molto; ma cercami (anche) dentro di te, nel Tabernacolo della tua anima che lo ho preparato per Mia abitazione. Là Mi troverai... lo desidero ansiosamente che tu impari le Mie lezioni, ed io ho molto da insegnarti, e tu hai molto da imparare affinché molti vengano ad imparare da te le stesse lezioni, calcando le stesse orme per seguire gli stes­si cammini». (Lp.40) Nel Tabernacolo l'amore di Gesù per l'umanità raggiunge il verti­ce massimo: mentre sulla Croce vi era ancora il corpo umano che da tutti poteva essere visto, e quindi non ignorato, nell'Eucaristia l'annientamento è totale: solo una piccola ostia, bianca, leggera, inerme. Con maggior facilità Gesù Eucaristico è quindi esposto al­la dimenticanza, al misconoscimento, pur vivendo molto vicino a noi, nel Tabernacolo della nostra Chiesa.  
 Gesù dice ad Alexandrina:  
«Come la Maddalena, hai scelto la parte migliore: amare il Mio Cuore.
Amarmi Crocifisso è bene, ma quando hai scelto di amar­mi nei Miei Tabernacoli, ove Mi puoi contemplare non con gli occhi del corpo, ma con quelli dell'anima e dello spirito, ove Mi trovo col Corpo, Anima e Divinità, come in Cielo, hai scelto quello che vi è di più sublime». (L p. 44) Alexandrina fa sentire quanto è grande il suo desiderio di essere di­scepola di Gesù e con la forza del suo amore vorrebbe essere sem­pre presente nel Tabernacolo, la sua scuola:  
«Vorrei essere con Te, o Gesù, giorno e notte e in ogni ora. Però ora non posso venire, ben lo sapete... sono le­gata mani e piedi, ma più legata, vorrei essere unita a Voi nel Tabernacolo, e non assentarmi un momento solo.
...Voi sapete i miei desideri che sono di stare alla Vostra Presenza nel Santissimo Sacramento, ma siccome non pos­so, Vi mando il mio cuore, la mia intelligenza, per impa­rare tutte le Vostre lezioni; Vi mando il mio pensiero per­ché io pensi solo a Voi, il mio amore perché solo Voi io ami, in tutto e per tutto». (A p. 21)
La garanzia di poter realizzare i propri aneliti d'amore è Maria, la Mamma Celeste, ed a Lei Alexandrina affida tutti i suoi desideri:
«Mamma, venite con me ai Tabernacoli, a tutti i Taberna­coli del mondo, in ogni parte e luogo dove Gesù abita Sa­cramentato. Fategli la mia umile offerta. O Mamma, vo­glio andare da Tabernacolo a Tabernacolo a chiedere gra­zie a Gesù, come l'ape di fiore in fiore, va a succhiare net­tare. O Mamma, io voglio formare una rocca d'amore, in ogni luogo dove abita Gesù Sacramentato, affinché non vi sia nulla che possa intromettersi nell'amore per andare a ferire il Suo Cuore Santissimo. Mamma, parlate Voi nel mio cuore e nelle mie labbra, rendete più calde le mie preghiere e più forti le mie domande». (A p. 17)
VA', SONO TUE LE MIE PRIGIONI
Beato chi abita la tua Casa: sempre canta le Tue lodi!
Beato chi trova in Te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio
Salmo 84 (83)   
Gesù:  
«Vieni a passare un po' della notte sveglia nei miei Taber­nacoli, nelle mie Prigioni. Sono tue e Mie. Ciò che mi portò là fu l'amore». (L pp. 45-46)  
La vita di intima unione con Gesù, porta ora Alexandrina a par­tecipare degli stessi sentimenti e condizioni che sono proprie dell'Amato, ed in tal senso i Tabernacoli, le prigioni d'amore di Gesù, diventano anche le prigioni d'amore e di dolore di Alexandrina. Il fine è di consolare l'Amato offeso dal peccato dell'indifferenza verso la Sua Presenza Eucaristica; conseguenza benefica della ri­parazione è il perdono dei peccatori e quindi la loro salvezza: la più grande consolazione e gioia di Gesù, e della Santissima Trinità.  «Sei un canale per il quale», le dice Gesù, «devono passare le grazie che dovrò distribuire alle anime e per il quale le anime dovranno venire a Me. Per mezzo tuo saranno salvi molti, molti peccatori: non per i tuoi meriti, ma per Me che cerco tutti i mezzi per salvarli». «Vieni, figlia mia a rattristarti con Me partecipando alla Mia prigionia d'amore e riparando tanto abbandono e oblìo». (L pp. 31, 29)  
Alexandrina:  
«...Ore della notte sveglia in continua unione con Gesù. Le sue Prigioni d'amore sono le mie prigioni, sempre con­sumata in ansie di amarlo. Tutto in silenzio, io con Lui. - Non sei solo, mio Amore: io sto con Te, Ti amo, sono tut­ta tua...-. - Mio Gesù, dissi con la mente, ad ogni palpito del mio cuore, voglio strappare un'anima dagli artigli del demo­nio e voglio tanti atti d'amore per i Vostri Tabernacoli, quanti granelli di sabbia ha il mare...-». (S pp. 96, 359)  
Gesù triste...1  
«Vuoi consolarmi? Vuoi consolare il Santificatore della tua anima? Sai chi è? È il tuo Gesù! Va' ai Tabernacoli! Va' a praticare opere di Misericordia. Va' a consolare i tristi. lo sono tanto triste! Sono tanto of­feso! Va' al tuo compito: soffrire, amare, riparare». (L p. 48)  
Alexandrina:  
«Contemplavo il Cielo e le stelle. Chiedevo a Gesù di mol­tiplicare milioni e milioni di volte più del numero delle stelle, i miei atti d'amore verso i Tabernacoli.  
Nota: «Come afferrna 5. Paolo, "Cristo, risorto da morte, non può morire, la morte non ha più alcun potere su di Lui". Ciò che si dice per la morte, vale anche per la sofferenza: nessun dolo­re può colpire Gesù nello stato attuale. Tuttavia, afferma ancora l'Apostolo, gli uomini che commettono il peccato mortale, "crocifiggono di nuovo in sé stessi il Figlio di Dio". Pio XI, nell'enciclica "Miserentissimus Redemptor" spiega in che modo il Salvatore può dirsi, anche al presente, sofferente e bisognoso di riparazione. Sappiamo che i peccati degli uomini, in qual­siasi tempo commessi, furono la causa della morte di Gesù e che al presente gli causerebbero le medesime sofferenze della Passione. Questa relazione dei peccati con la Passione, per Gesù non è così lontana e indiretta come per noi, ma è viva e presente come lo era nell'Orto degli ulivi. Poi, la Passione di Cristo si rinnova nel Corpo Mistico che è la Chiesa, sparsa in tutto il mondo. Le sofferenze dei cristiani, le ingiustizie, le persecuzioni subite dalla Chiesa sono sof­ferenze di Cristo, come risulta chiaro dalle parole dette da Gesù a Saulo, persecutore dei cri­stiani: "Saulo, Saulo, perché Mi perseguiti? Io sono Gesù che tu perseguiti". Ecco perciò che Saulo, convertito in Paolo Apostolo, può affermare con piena ragione che chi commette pecca­to, torna a crocifiggere in se stesso il Figlio di Dio"»  
Non lo volevo solo e volevo che là avesse solo amore». (L pp.48, 163-164)  
Gesù carcerato e schernito... «Non hai compassione di Me? Sono nei Tabernacoli tutto solo. Tanto schernito, abbandonato e tanto offeso... Va' a consolarmi e a riparare: ripara tanto abbandono. Visitare i carcerati e consolarli è opera buona. Io sono car­cerato e carcerato per amore. Io sono il Carcerato dei car­cerati». (L p. 31)  
Alexandrina:  
«Vorrei, mio Gesù, stare alla Vostra Presenza giorno e notte, ad ogni ora stare unita a Voi e non lasciarvi, mio Gesù, tutto solo; vorrei non assentarmi neppure per un istante e darvi tutto quanto posseggo e che appartiene tutto a Voi: il mio cuore, il mio corpo con tutti i suoi sensi: è tutta la mia ricchezza». (A p. 22)   Gesù invita ora Alexandrina ad essere presente spiritualmente con maggior assiduità nei Tabernacoli più abbandonati:
  «Sono tanti, tanti e tanti quelli in cui sono lasciato solo: per giorni e giorni le anime non Mi visitano, non Mi amano, non riparano; quando vanno, lo fanno per abi­tudine, per un obbligo. Sai che cosa non manca colà? Un torrente di peccati e di crimini. Sono i loro atti di amore, così Mi consolano, così Mi riparano, così Mi amano». (Lp.43)
  Alexandrina:  
«O mio caro Gesù, io mi unisco in spirito, in questo istan­te e da questo momento per sempre a tutte le Sante Ostie della terra in ogni luogo dove abitate Sacramentato. Lì voglio trascorrere tutti i momenti della mia vita, contnuamente, di giorno e di notte, allegra o triste, sola o ac­compagnata, sempre a consolarvi, ad adorarvi, ad amar­vi, a lodarvi, a glorificarvi». (A p. 30)  
Pochi giorni dopo Gesù gliene indica altri:  
«Ciò che mi portò nelle Prigioni fu l'amore. E per tanti, per che cosa? Non credono alla Mia esistenza, non cre­dono che lo abito là! Bestemmiano contro di Me. Altri credono, ma non Mi amano e non Mi fanno visita: vivono come se lo non fossi presente là. Vieni qui, sono tue e Mie. Ti ho scelta per farMi compa­gnia in questi piccoli rifugi: tanti sono così poverelli... ma là dentro che ricchezza! Vi è la ricchezza del Cielo e della Terra».  
Alexandrina:  
«Mio Gesù, mio Gesù, Vi offro la mia tristezza, le mie no­stalgie, il desiderio che ho di riceverVi, per coloro che Vi dimenticano, che Vi disprezzano e che vivono come se voi non esisteste nella Santissima Eucaristia». (L pp. 46, 368) Mesi dopo il Signore rivolge ai fedeli ed ai sacerdoti un accorato appello:  
«Manda a dire al tuo Padre Spirituale che lo voglio che si predichi bene la devozione ai Tabernacoli, che voglio molto, ma molto che accenda nelle anime la devozione verso queste Prigioni d'amore; non sono rimasto là sol­tanto per amore di coloro che Mi amano, ma per tutti: in ogni attività Mi possono consolare...
Che sia ben predicata e ben propagata la devozione ai Ta­bernacoli, perché non sono solo coloro che non vogliono credere alla Mia esistenza nel Santissimo Sacramento, ma sono tanti, tanti coloro che entrano nelle Chiese e si fer­mano là senza salutarmi, non pensano a Me neppure un momento». (L pp. 29, 39-40)  
Alexandrina condivide il dolore di Gesù: «...Benedette sofferenze che mi fanno unire sempre più al mio Gesù!
Mi vengono in mente le sue prigioni d'amore. Mi sento sola e abbandonata così come Gesù lo è in tanti e tanti Ta­bernacoli del mondo. E da qui, da questa cameretta, il mio spirito ed il mio cuore vanno volando presso di Lui per più e meglio poter condividere i dolori, le tristezze, le agonie di Gesù». (L p. 379)  
Gesù desidera e cerca tante guardie fedeli per i suoi Tabernacoli...  
«Di' che Mi trovino anime che Mi amino nel Mio Sacra­mento d'Amore le quali ti suppliscano alla tua partenza per il Cielo. ...Io vorrei molte guardie fedeli, prostrate davanti ai Ta­bernacoli per non lasciarvi accadere tanti e tanti crimini». (Lp.42)  
In particolar modo, Gesù cerca le «sentinelle» per i Tabernacoli più abbandonati, ma vuole che siano solo sentinelle per amore. E’ un passaggio chiave importante: la Missione dei Tabernacoli, può na­scere solo da una personale risposta d'amore ad una realtà cono­sciuta: la solitudine di Gesù nel Tabernacolo e l'amore è anche l'u­nica garanzia per la riuscita della Missione stessa. Ecco come viene oggi consegnato a noi questo desiderio di Gesù, attraverso la Sua portavoce Alexandrina: « Figlia, ascolta: lo sono abbandonato in tanti Tabernaco­li. Manda a dire al tuo Padre Spirituale, che cerchi di sa­pere quali sono tutti i Tabernacoli del mondo poveri e ab­bandonati, e cerchi un numero di persone per ogni Taber­nacolo che Mi amino, Mi riparino e Mi facciano spiritual­mente visita, e Mi aiutino con le loro offerte. Sono colà come un povero mendico, sporco e trasandato. Facciano le anime che sia pulito e decoroso!». (Lp. 106)  
Alexandrina nella lettera al padre spirituale continua:  
«Chiesi al Signore quale numero volesse per ciascun Ta­bernacolo; mi rispose, a seconda delle persone che si sa­rebbero trovate».  
Gesù:  
«Ma non voglio che le preghi, (il Padre Spirituale) per­ché altrimenti non portano a termine questa missione: voglio che ciò sia pubblicato, e che sia il loro cuore che lo chiede. Avete capito? Rendi noto tutto». (L p. 106)  
Alexandrina:  
«Senza nemmeno un momento di consolazione io vado vivendo in mezzo alle tenebre e nell'abbandono, ma sem­pre nelle braccia di Gesù, facendo la sentinella davanti ai Suoi Tabernacoli. Gli dico: - O mio Gesù, se io mi distraessi o dormissi e venissero so­pra di Voi i crimini dal mondo, chiamatemi con una gran­de afflizione e forti dolori affinché venga io in Vostra di­fesa per non lasciare avvicinare alle Vostre Prigioni d'a­more i peccati del mondo». (L p. 146) Ed ancora, è a Maria, Madre del Divino Amore, che Alexandrina affida il compito di creare un baluardo d'amore intorno ai Taberna­coli di tutto il mondo:
«O cara Mamma del Cielo, andate a dare baci ai Tabernacoli, una infinità di baci, un'infinità di tenerezze, una in­finità di carezze. Tutto per Gesù, tutto per la Santissima Trinità, tutto per Voi». (A p. 18)
 
VITTIMA DELLE PRIGIONI EUCARISTICHE
Io quando sarò elevato da terra attirerò tutti a Me.  Gv 12,32
Gesù:  
«Figlia mia, Figlia mia, perla, pietra preziosa che adorni la pisside della Mia Eucaristia! Io voglio cuori ardenti, anime eucaristiche che Mi diano riparazione e consolazione nel­le Mie Prigioni d'amore. Ne ho così poche che si avvicina­no a Me con la purezza ed i sentimenti di cui sono degno. Oh, quanto soffro!
Mio fiore eucaristico, tu Mi ami e Mi consoli, tu sei tutta veramente Mia». (S p. 320)  
Grazie all'amore ed alla generosità con cui Alexandrina ha corri­sposto alla Grazia Divina, Gesù, nel settembre del 1935, ad un anno di distanza da quando le aveva rivelato la missione dei Tabernacoli, la vuole ora maestra di altre anime che Egli cerca ansiosamente.  
«Trovami anime che Mi amino e vivano là nei Tabernacoli nella stessa unione come vivi tu: voglio che tu sia la loro maestra. Di' al tuo Padre Spirituale, che io voglio che le tue lezioni siano insegnate e ben comprese: sono le vittime dei Ta­bernacoli che devono sostenere il braccio della giustizia Divina, perché non distrugga il mondo, perché non ven­gano maggiori castighi». (L pp. 129-130) È l'immolazione, il dono totale di sé, senza riserve, in unione a Ge­sù Vittima che continuamente si immola in ogni celebrazione euca­ristica, per il perdono dei peccatori.  
Le dice Gesù:  
«Se tu sapessi come furono profanati i Miei Tabernacoli, come lo fui offeso! Là, puoi servirmi come vittima per i peccati del mondo, in questo tempo in cui il mondo si ri­volta contro di Me e contro la Mia Chiesa». (L p. 129)  
Ed ancora, usando il linguaggio della delicatezza dei fiori:  
«Figlia Mia, sono il giardiniere, vengo al mio giardino, al giardino più bello che ha ciò che vi è di più ricco. Vengo a prendere fiori per la Mia Eucaristia, per ornare i Miei Ta­bernacoli. Vengo a prendere il loro nettare per le mie fe­rite, per la piaga del Mio Divin Cuore. Vengo a prendere riparazione per tanti crimini». (L pp. 257-258)  
Alexandrina è pronta per accogliere i desideri di Gesù. Ma ancora una volta è alla Madonna che si affida per poter compiere la vo­lontà di Dio: nella sua grande umiltà, non conta su stessa, sulle pro­prie forze umane, ma, riconoscendosi debole, chiede tutto a Maria e a Gesù.   «O mia Mamma del Cielo, ecco qui ai Vostri Santissimi piedi un' anima che desidera amarVi. O mia amabile Signora, voglio un amore che sia capace di soffrire tutto per amo­re a Voi e per amore del mio caro Gesù! Sì, del mio caro Gesù che è il tutto della mia anima. Egli è la Luce che mi illumina, è il Pane che mi alimenta, è il mio cammino, quello solo che voglio seguire. Ma, mia Sovrana Regina, mi sento così debole per passare attra­verso tante contrarietà della vita! Che sarebbe di me, sen­za Voi e senza il mio caro Gesù?!...» (A p. 20) Gesù le chiede di riparare con il suo amore e con la sua sofferenza le profanazioni, i sacrilegi, gli oltraggi, le indifferenze.  
«Figlia mia, fiorellino eucaristico, fa' che Io sia amato nel­la Divina Eucaristia: sono tanti e tanto gravi i sacrilegi! Dammi riparazione, ripara figlia mia. Amami e fa' che sia amato, fa' che sia consolato. È un Dio che chiama, è un Dio che chiede, è un Dio che vuole salvare». (S p. 25)  
Alexandrina:  
«Piansi con grande dolore. Nello stesso tempo dicevo a Gesù:
- Accettate le mie lacrime, voglio che ciascuna di esse sia un mare immenso di amore nel quale io possa rinchiude­re tutti i vostri Tabernacoli affinché non possano essere più offesi e profanati dai vostri figli -». (S p. 69)  
Dopo aver ricevuto l'Ostia consacrata, Alexandrina sente Gesù che le parla:  
«Sto tremando di freddo. Mi sono seduto qui per riscal­darmi al calore del tuo amore. A raggelarmi così furono le anime tiepide che si accostarono alla Mia Eucaristia e fu tanto grande il loro numero! Il Mio Divin Cuore non è la­cerato solo dai pugnali di coloro che si comunicano sacri­legamente, che mi offendono con ogni varietà di crimini, ma è anche lacerato da queste anime gelide che non avan­zano per nulla nel cammino della virtù e della perfezione, anzi indietreggiano, e a poco a poco deviano dal giusto cammino. Soffrì tanto per queste anime! Ripara per que­sta freddezza: dammi il tuo amore al posto loro!».  
Alexandrina:  
«Vorrei bene, Gesù, ma non sarò io pure in questo nume­ro? Prendete come mio tutto l'amore del Cielo, e tutto l'amore puro dei cuori della terra, così sono sicura di ac­contentarVi». (S p. 244)  
Gesù la rassicura:  
«La tua vita è un insieme della vita di Cristo e della Madre Mia benedetta. Confida in me. Io non vengo meno. Tu sei il nido del Mio amore o colomba dell'Eucarestia; il tuo vo­lo continuo verso di Me nell'Eucaristia, delizia il Mio Cuo­re: è per questo che ti chiamo sposa Eucaristica. Grazie al tuo fuoco eucaristico, avrò dopo la tua morte, molte ani­me e spose eucaristiche». (S p. 53)  
Alessandrina:  
«lo voglio riparare, o mio Gesù, per tutti i cuori, per tutte le anime. Sì, voglio, voglio Gesù che esse credano in Voi, voglio che vadano nei Vostri Tabernacoli, voglio vedere il mondo ardere in quel fuoco in cui Voi state ardendo e nel quale fate ardere il mio cuore... - Mia cara figlia, il fuoco in cui ardo e ti faccio ardere è il fuoco dell'Eucaristia». (S p. 144)   L'amore, la preghiera e la sofferenza sono i mezzi che Gesù in­dica ad Alexandrina per riparare le offese. Gesù, Presenza orante per noi, in tutti i Tabernacoli del mondo, chiede ad Alexandrina di essere, a sua somiglianza, preghiera con­tinua e vivente per il perdono dei peccatori:   «Vengo a chiederti di venire a passare parte della notte nei Miei Tabernacoli. Prostrati in una orazione continua, implorando il perdo­no per i peccatori. Vivilà e ripetimi molte volte: "lo Vi riparo le offese, Vi consolo Signore, per le offese che ricevete in queste prigioni d'amore"». (L pp. 84, 112)  
Ed ancora:  
«Vieni a guarire oggi, le Mie piaghe col tuo silenzio, con i tuoi dolori, sacrifici ed afflizioni. Offrimi tutto. Vieni con il balsamo prezioso delle tue preghiere a guarirmi le piaghe che sono tanto vive... Dimmi molte e molte volte:
"lo Vi offro tutto, Signore, per curarvi le piaghe, fatte con tanta malizia e tanta crudeltà e senza alcun rimorso". Quale ingratitudine! Chi offendono! Un Dio Creatore, il Re del Cielo e della terra!». (Lpp. 130,115)  
Per i peccati che si commettono durante la notte:  
«Ti chiedo il sacrificio di venire a passare una parte di que­sta notte con Me nei Miei Tabernacoli. Abbi compassione di Me, abbi compassione del prigioniero d'amore in que­sto momento in cui sono tanto offeso. Con i tuoi dolori vieni a formare un riparo sopra i Miei Tabernacoli affin­ché i crimini non vengano su di Me. lo ti prometto una grande ricompensa, la Madonna e la Santissima Trinità ti sono molto riconoscenti». (L p. 52)  
Alexandrina, per l'amore grande che la lega a Gesù, non Gli rifiuta nulla:  
«Facevo di tutto per stare sveglia, molto sveglia con il mio Gesù nella Santissima Eucaristia, senza nessuna consola­zione: mi pareva di non essere là. Che tremenda desola­zione! ». Passo ore ed ore della notte a servire da sentinella delle sue prigioni d'amore. «Mi sentivo tanto male che solo verso le tre di notte po­tei riposare. Con questo ero contenta perché il mio più grande desiderio, era ed è, non dormire mai nè di giorno, nè di notte perché così posso fare meglio compagnia a Gesù Sacramentato». (L pp. 211, 331, 148)  
Attraverso Alexandrina Gesù, chiarisce la continuazione della Re­denzione grazie alle anime che, per amore suo e degli uomini, ac­cettano la croce diventando Ostie viventi in unione con la Sua Pas­sione perpetua nel Sacrificio Eucaristico. 
Gesù:  
«Figlia mia, la sofferenza, la Croce è la chiave del Cielo. Ho tanto sofferto per aprire il Cielo all'umanità e, per molti, inutilmente. Dicono: - Voglio godere, venni al mondo soltanto per questo, vo­glio soddisfare le Mie passioni. Dicono: - Non esiste l'inferno! - Io sono morto per loro e dicono che non Me lo avevano chiesto, e contro di Me pronunciano eresie e bestemmie. Per salvarli Io scelgo anime e metto sulle loro spalle la Croce e Mi assoggetto ad aiutarle. Felice l'anima che com­prende il valore della sofferenza! La mia Croce è soave se è portata per amore Mio». (L p. 60)   Ricordiamo qui alcuni tra i peccati, per i quali Gesù le chiese ripa­razione sottolineando anche contemporaneamente, con fermezza, la necessità che su di essi non cada il silenzio. Sono i peccati di impurità, di immoralità, della profanazione della domenica. Le chiese inoltre riparazione per le vanità, lo spreco, la mancanza di fede. Il loro diffondersi oggi è drammaticamente attuale, facilitato anche da una cultura che tende a giustificarli omologandoli tra le conqui­ste emancipative dell'uomo. Alexandrina, per essi, accettò di vivere nel suo corpo e nella sua anima la Passione di Cristo, dal Getsemani al Calvario, oltre ad ac­cettare e ad offrire le sofferenze relative alla sua malattia. Seguiamo i dialoghi di amore e di dolore che si svolsero tra Gesù ed Alexandrina, uniti in un unica Passione Redentrice:  
Alexandrina:  
«...leri pomeriggio... ho sentito come se l'anima piangesse nella massima tristezza e amarezza, non solo su una città, ma sul mondo intero. Mentre l'anima così piangeva, le la­crime tentavano di uscire dagli occhi del corpo e scender­mi sulle gote; mio Dio che dolore! La mia agonia non era solo sopra il suolo dell'Orto, ma agonizzavo in tutta l'u­manità... Il mio cuore pareva coprire tutta la terra; l'amore mi as­soggettò a tutte le sofferenze. Durante la notte mi unii il più possibile a Gesù; in questa unione percorsi il cammino del Calvario... - O mio Gesù, vedi come sono piccola, vedi il mio dolore, vedi che io sono niente e Tu sei tutto... lo vorrei piangere ai Tuoi piedi le mie miserie e colpe. Per­donami mio Gesù e perdona il mondo!».  
Gesù:  
«-Vi è motivo per le lacrime: tu sei vittima, l'ora è grave.
Le famiglie, le spiagge, i casinò, i cinema sono nella febbre di crimini innominabili. Le mie Chiese sono vuo­te, le anime fuggono da me; non si avvicinano ai miei Ta­bernacoli, tra quelle che lo fanno, poche ci vanno con le debite disposizioni, poche mi amano.
Dammi dolore, dammi riparazione...
Figlia mia, per un mondo di dolore un mondo di amore; il tuo dolore è mondiale, si estende a tutta l'umanità. Per essa soffri, ma per mezzo tuo il povero e ingrato mondo riceve il mio amore: è attraverso te che glielo do.
Ti do amore per le anime; pace, conforto e luce per il tuo cuore. (S pp. 289-290)  
Mettiti nei Miei Tabernacoli che non corri pericolo; vivi là e fammi compagnia, consolami e invocami per i peccatori. Figlia mia, lo non fui mai tanto offeso come ora. Mai in nessun altro tempo della storia, la malizia fu tanto gran­de. Per questo più che mai, ho bisogno di vittime... È dal dolore che nascono anime eucaristiche, Ostie immo­late per amore. Manda a dire al tuo Padre Spirituale che è proprio neces­sario che si predichi contro l'impurità che copre ed avve­lena tutto il mondo... (L p. 110) I fanciulli, i fanciulli, le pupille dei Miei occhi, quanto sono trascinati al male! Quanta innocenza perduta! Come sono offeso dai piccoli con malizia e cattiveria! Chiedi, chiedi che si raccomandino al Mio nome tutta la cura e la vigilanza per i fanciulli. Oh il mondo dove è incamminato, povero mondo, cosa lo aspetta! ».  
Prosegue Alexandrina:  
«Gesù parlava e singhiozzava... Rimanemmo noi due uniti in profondo silenzio, ma io con un dolore di morte nel cuore». (S p. 310)   Gesù chiede riparazione per i peccati di impurità nelle famiglie e nella vita consacrata:   «Vengo a chiederti ciò che in nome mio venne a chiedere a Fatima la Mia Madre benedetta: penitenza, orazione, emendamento di vita. Dammi il tuo dolore, placa la giu­stizia di Mio Padre, ripara il Mio Divin Cuore. Lo esigono i peccati di lussuria, le iniquità degli sposi, delle anime pie a Me consacrate». (S p. 56)   È con la sua purezza che Alexandrina ripara il dolore di Gesù. Ella amò questa virtù più di ogni altra, e per essa fu martire adolescente a 14 anni. Fu compito poi della Vergine Maria, la «Tutta Pura», alla quale Alexandrina aveva consacrato il suo corpo, la sua mente, il suo cuore, quello di prepararla, con il dono della Sua Purezza a diven­tare come Lei, Tabernacolo vivente dove la Santissima Trinità ave­va preso stabile dimora.  
Gesù poteva ben dirle che era veramente pura:  
«La purezza, la castità è il fior fiore (delle virtù), è quello che Mi incanta di più. Poiché sei veramente pura, vengo alla tua purezza a chie­dere riparazione per gli impuri e la riparazione per le famiglie. Quale dolore per me! Le famiglie profanano il grande Sacramento del Matrimo­nio. Peccano, e io a vederli peccare! Peccano alla mia Di­vina Presenza. Io volto le spalle, nascondo il mio volto. Non hanno vergogna di me, mi vergogno Io di loro. Riparami, riparami per tante anime folli, che, mostrando­si nude invitano al peccato, mi offendono gravemente». (S p. 331)  
Gesù chiede riparazione ad Alexandrina per i peccati di vanità ed attraverso lei rivolge a tutti l'interrogativo più che mai attuale: «Perché tanto sperpero?».  
Gesù:  
«lo posso dire con tutta ragione ciò che Giuda disse (circa il profumo versato dalla Maddalena): - Perché tanto sperpero? -. Questo spreco grida al Cielo: ciò che si spreca in vanità estinguerebbe la fame a tanti affamati, coprirebbe tanti ignudi. Diffondi, figlia mia, nel mondo le mie lamentele. (S pp. 56-57)  
Io piango, Io piango, mia cara figlia per non poter aiuta­re di più i miei figli. Io li amo ed essi non mi amano; Io li voglio ed essi non Mi vogliono; voglio perdonare loro ed essi non vogliono il Mio perdono!».  
Nota: Il 19 marzo 1945, festa di S. Giuseppe, Gesù chiede che la famiglia umana cresca sul model­lo della famiglia di Nazaret. Alexandrina riporta sul diario:
«Gesù mi parlò: Desidero tanto che il mio caro padre S. Giuseppe sia conosciuto e amato. De­sidero ardentemente che tutti gli sposi lo imitino, che le spose imitino la mia santissima Ma­dre, e che i figli imitino me.
vorrei che tutti i focolari, tutte le case fossero simili a quella di Nazaret». (S p. 200)  
Alexandrina:
 
«Lo vogliono, lo vogliono mio Gesù!... Accettate tutte le sofferenze del mondo come se fossero mie. Accettate tutto l'amore del mondo come se fosse mio... Tutto in unione al dolore della Mamma e ai Vostri meriti, ai meriti della Vostra Santa Passione, mio Gesù! Formate uno scudo che sostenga il braccio del Padre Celeste.
"Presto", Voi dite, perché si convertano. E ora io dico: - Aspettate! Voi... Voi dite: "Presto!", perché si convertano, e io dico: - Aspettate! Date loro tempo -. Gesù!... lo sono la vostra vittima, Gesù, sono la Vostra vit­tima e voglio perdono per il mondo...». (S p. 166)   In riparazione per la mancanza di fede, Alexandrina vive la desolazione, la morte dell'anima, e sostiene la tentazione della dispera­zione per il vuoto e la nullità dell'esistenza che ne conseguono:   «Dopo aver perduto Gesù e Mammina, sento che sto qui nel mondo a fare nulla. Una tremenda tentazione vorrebbe persuadermi: dal momento che l'eternità non esiste, che faccio qui, senza godere e sempre a soffrire?... Così sono salita al Calvario, senza fede, senza credere nel­l'eternità e in tale tentazione sentivo di volermi suicidare; mi pareva di voler liquidare la vita senza vita, in qualsiasi modo. Con fatica chiamavo Gesù e mammina, ripetendo loro il mio "credo"; nelle tenebre dell'agonia e della morte ho voluto ripeterlo e non ho potuto.
È venuto Gesù, a voce alta e con dolcezza: - O Mia figlia, la tua riparazione è per quelli senza fede, per i senza-Dio, per gli increduli. Ripari la Maestà Divina per tutto e per tutti. Sei stata scelta per la missione più nobile e più difficile... La tua vita è simile a quella della Santa Chiesa: sempre combattuta, mai vinta fino alla fine dei secoli. La tua vita, la mia divina causa, sempre perseguitata, ritardata; ma vincerà, trionferà sino alla fine dei secoli e poi per tutta l'eternità -». (S p. 374)   Gesù, nell'invito fatto giungere al Padre Spirituale di Alexandrina sollecita i sacerdoti a parlare della profanazione della domenica:   «...Manda a dire al tuo Padre Spirituale che predichi con­tro la profanazione della domenica. Che non dimentichi devozione alla Mia Eucaristia, perché lo ho molto biso­gno di essere amato in quel Sacramento di Amore. Conti­nua, figlia Mia, a vivere con Me, e ad offrirti a Me tut­ta senza condizioni e riserve». (Lp. 110)  
Gesù insiste sull'amore all'Eucaristia, ed indica nell'adorazione Eucaristica, il rimedio per tutti i mali ed il mezzo a noi offerto per collaborare con lui nella salvezza delle anime. Con la dolcezza dell'animo poetico Gesù invita ancora Alexandrina ai Tabernacoli:  
«Va', tortorella dei Tabernacoli, tortorella delle Prigioni Divine, canta con gioia il tuo inno di dolore, che sale al Cielo come inno del più grande amore. Sei mia e lo sono tuo». (S p. 48)  
Gesù cerca gli adoratori, le rondinelle dei suoi Tabernacoli:  
«Io voglio molte anime eucaristiche: io voglio anime, mol­te anime che stiano attorno ai Tabernacoli, che volino a Me come le rondinelle a stormo volano verso i loro nidi. (S p. 143, 48) Che mi chiedano tutto ciò che vorranno davanti a Me, nella Santissima Eucaristia: è da là che viene il ri­medio per tutti i mali. Che mi invochino per gli infelici peccatori, che si abbandonano alle passioni, e non si ri­cordano che hanno un' anima da salvare e un'eternità li aspetta tra breve». (L p. 84)  
L'Eucaristia è la Vita dell'anima, da Lei riceviamo la Vita Divina:
per dimostrare al mondo il suo valore e la Sua esistenza nell'Ostia consacrata, Gesù fece vivere Alexandrina di sola Eucaristia per tre­dici anni; ma anche di fronte a questo segno straordinario, a questa prova d'amore, molti rimangono indifferenti, continuando a resta­re lontani da Lui e lontani dalla Sua Mensa. Gesù confida ad Alexandrina il Suo dolore per quanti non traggono profitto spiri­tuale, neppure di fronte al miracolo della sua vita.  
Gesù:  
«Vivi, vivi fiorellino eucaristico, vivi la Mia vita, tu che vivi del Mio Corpo e del Mio Sangue, che continui la mia ope­ra di salvezza. Che pena, che pena, figlia mia! Il Mio Cuore soffre per l'indifferenza di tanti e tanti cuori; il Mio Cuore soffre per l'insensibilità degli uomini. Nell'ora presente, Nota: (Siamo nel 1953) nell'ora gravissima che l'umanità at­traversa, lo ho posto in questo Calvario un mezzo di salvezza, ho dato agli uomini questo Calvario come prova del Mio infinito Amore. Soffro perché non traggono profitto tutti quanti il mio cuore desidera. Soffro perché non corrispondono ad una grazia tanto grande, prova dell'Amore del Mio Divin Cuo­re». (S pp. 143-144)  
Alexandrina:  
«Nel ricevere Gesù e nel sentirmi un mondo orribile di mi­serie e di crimini dicevo:
- Mio Gesù, io vorrei che questo mondo che sento tanto terribile, fosse un mondo pieno di ardente amore per Voi, e con tutto questo amore vorrei amarVi e con esso circon­dare tutti i Vostri Tabernacoli per potervi dire: "State sicuro, Gesù, siete circondato di amore, solo l'amo­re regna attorno a Voi; non potranno più ferirvi i crimini dell'umanità..." In altre ore di dolori più acuti Gli dicevo: - Accettate, mio Gesù, questa pioggia di dolori; fate che salga dalla terra al Cielo, fate che cada sul Vostro trono Divino, fate che cada sulla Vostra Divina Eucaristia. Permettete che i dolori si trasformino in rose con le quali io possa adornarvi meglio. Fate del mio corpo un giardi­no, preparate in esso il terreno: dai dolori fate spuntare fiori. Venite Voi, mio Amato, venite a coglierli e fateli ca­dere sulle anime dei peccatori affinché esse diventino tanto belle, tanto incantevoli e profumate da obbligarvi a chinarvi su di loro e a dimenticare la ingratitudine che da loro avete ricevuto -». (L p. 324) Le parole d'amore di Alexandrina, toccano il Cuore di Gesù: è la debolezza di Dio che non resiste ad ogni pur piccolo pensie­ro, gesto e palpito che nascano dal cuore della creatura per puro amore Suo. Le onde della Sua Misericordia, infatti, si riversano sull'umanità, la diretta beneficiaria della Passione che unisce Alexandrina a Gesù. Ecco come prosegue questo dialogo d'amore.  
Gesù:  
«Figlia mia, Tabernacolo Divino ove Io abito, prigione di dolcezza e di amore! Ho legato il Mio Cuore al tuo con i vincoli del più santo amore. Mi hanno legato a te i tuoi lacci incantevoli... Nulla ci può separare, non vi è nulla che possa tagliare i vincoli coniugali che ci uniscono. O mia colomba... per il tuo amore serafico il mondo Mi amerà... sei e sarai sempre la calamita dei peccatori.  
Alexandrina:  
- Sì, Gesù, voglio attirarli a Te a qualsiasi costo. La grande grazia di racchiuderli tutti nel Tuo Divin Che nessuno si perda. Non Ti rifiuto sofferenze, non negarmi anime  
Gesù:  
- Figlioletta, eroina del mondo senza pari, così come sen­za pari sono il tuo dolore ed il tuo amore. Sei ricca e po­tente. Ho preparato in te un armamento forte, armamen­to di guerra: non armi né fuoco distruttore, ma arma­mento delle virtù più eroiche, della purezza più angelica, dell'amore dei cherubini e serafini non solo per combat­tere per il Portogallo, ma per il mondo intero. Combatterai e vincerai...-». (S pp. 156-157)   La vittoria di Alexandrina sul dolore e sul peccato si chiama Maria, Regina di tutte le vittorie. Più che mai la Madonna è presente lungo la strada del Calvario di Alexandrina; la sollecitudine, il Suo amore ed il Suo dolore di madre per questa figlia generosa e per l'umanità intera, vanno al di là di ogni nostra stereotipata aspettativa: «Ti voglio, figlia mia, tra le mie braccia come tenni il mio Gesù sul Calvario: Lui, lo tenni morto, per l'umanità, inve­ce tengo te fra le mie braccia, per confortarti affinché tu possa continuare ad essere la grande vittima per la stessa umanità. Non negare a Gesù il tuo dolore: sono tanti e tanto gravi i crimini! Il mondo si trova in pericolo imminente. Il Cuore del tuo e mio Gesù, in unione col Mio, non può soffrire di più. Soffri, soffri per le anime: non permettere che il Sangue di Gesù vada perduto!».  
Alexandrina:  
«In quel momento la Mamma scoppiò in un pianto. Non volli più saperne di riposare tra le sue braccia. Mi buttai al suo collo e Le dissi: - No, no, Mamma! Non voglio che piangiate. lo non ho con che asciugarvi le lacrime, ma lo ha il Vostro Gesù - Afferrai con le mani la tunica di Gesù e con essa gliele asciugai. - Soltanto Gesù, o cara Mamma, solo Lui può soavizzare il Vostro pianto. Non piangete più! -». (S7.5.49, pp. 235-236)   È’ commovente l'impeto d'amore di Alexandrina di fronte al dolore della Madonna, un dolore che sembra inconsolabile per la creatura che ha fatto della propria nullità la sua forza: Gesù è lì accanto, ba­sta la sua tunica per asciugare le lacrime di Maria. Accanto all'umile c'è sempre Dio che si fa sua forza, e come un tempo, per le strade della Palestina fu sufficiente il desiderio ar­dente di una donna di sfiorare il Suo mantello, per ridarle la gioia della guarigione, così oggi, il Risorto è qui accanto ad ogni creatu­ra che in Lui spera, per asciugarle le lacrime con le Sue candide vesti. «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimora tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed Egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate».    
INVITA TUTTI A VENIRE AL MIO TABERNACOLO
Venite a Me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, ed Io vi ristorerò.
Mt 11,28  
Gesù:  
«Va', fiorellino eucaristico, invita tutti a venire al Mio Ta­bernacolo con purezza, con amore. Va', astro del mondo, vai ad istruirlo con la Mia scienza, vai ad arricchirlo con la Mia ricchezza! Chiedi agli uomini penitenza e preghiera, perché non odano la sentenza di condanna». (S p. 341)   Gesù invita i Sacerdoti a predicare la devozione ai Tabernacoli per poter condurre le anime a conoscerlo e ad amarlo nelle sue Prigio­ni d'amore:   «Scrivi che lo voglio che si predichi la devozione ai Taber­nacoli, che voglio che si accenda nelle anime la devozio­ne verso queste prigioni d'amore. Di' al tuo Padre Spirituale, che non indugi a diffondere per il mondo ciò che ho detto della Mia Eucaristia; non vi è altro rimedio: è da lì che vengono gli aiuti saldi per so­stenere la giustizia Divina. Il Santo Padre dia ordine a tutto il mondo Cattolico, che Io regni nei Miei Tabernacoli, ma in mezzo a zelo e amo­re. Che riprenda i Miei discepoli, perché sono loro che dovrebbero amarmi di più e dare l'esempio, ma molti non lo fanno. (Lpp.29, 113)  
Parla alle anime figlia Mia, abbi coraggio, abbiate coraggio.
Tu spandi la rugiada Celeste, semini semente Divina. È at­traverso te che mi do al mondo; parlo Io nelle tue labbra. Qualunque cosa sgradevole che sorga, non è nulla in con­fronto al bene. È il demonio rabbioso, che vuole bruciare la semente Divina, ma si ostinerà invano. Si faccia preghiera, si faccia penitenza! Incominci la Chie­sa! Quante cose deve correggere e perfezionare! Le Case Religiose, le Case Religiose; frati e suore che non vivono la vita dei loro fondatori. Incominci la Chiesa! Vi sia tutta la vigilanza nella Chiesa.
Si risollevi il mondo verso di Me». (S pp. 364-365)  
È’ il Tabernacolo il luogo dove rivolgere di nuovo il nostro sguar­do:  
Alexandrina:  
«Gesù mi apparve nel Tabernacolo con la porticina del Ta­bernacolo aperta: - Ascolta, innamorata folle delle anime, ascolta, innamo­rata folle dell'Eucaristia! Sto qui nel tabernacolo solo per amore: gli uomini non comprendono questo amore; sto qui per essere alimento e vita: gli uomini non vo­gliono alimentarsi e vivere la mia vita. Parla loro del Mio amore, comunica loro il Mio amore! Tu che sei stata creata per essere distributrice di tutto quan­to è Mio, parla Mia innamorata, parla, sposa Mia, della Eucaristia. Chiedi alle anime di venire al Tabernacolo e di vivere del Tabernacolo Mostrandomi la corona del Rosario mi fece sentire come se la intrecciasse molto stretta alle mie mani e continuò: - Parla del Rosario di Mia Madre benedetta, parla alle anime dei grandi mezzi di salvezza -. (Eucaristia e Rosario). Vidi Gesù che irradiava amore, sentii che era tutto dolcez­za e carità e vidi che le Piaghe Sue spargevano sangue vermiglio, molto vermiglio. - O Gesù, io non ho fede, sono miserabile, io sono un nul­la per parlare del sublime, per parlare di cose tanto belle e grandi, per parlare dell'Onnipotente! Essendo Voi nel Tabernacolo, cosa rappresenta quel san­gue? -. - Tu hai fede, figlia mia, hai amore, hai tutto. Sei la più grande vittima di espiazione. Parla al mondo, ricordagli le minacce e la giustizia di Mio Padre, se esso non si converte e non vive una vita nuova, una vita pura e santa. Questo sangue è sangue versato per amore, le Piaghe so­no ravvivate giorno e notte da tante, tante anime che Mi ricevono nel l'Eucaristia sacrilegamente. Venite al Tabernacolo, veniteci in grazia e ardenti d'a­more!». (S pp. 383-384)   «Lontano dal Cielo, lontano da Gesù sta chiunque è lon­tano dal Tabernacolo. lo voglio anime, molte anime euca­ristiche. Il Tabernacolo, il Tabernacolo, il Tabernacolo, oh se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la Vita, il Tabernacolo è l'amore, il Taber­nacolo è la gioia e la pace. Il Tabernacolo è luogo di dolore, è luogo di offesa, è luo­go di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato, il Gesù del Tabernacolo non è compreso. Del Tabernacolo vivono alcune delle Mie vittime, delle Mie spose elette. Il Tabernacolo non è compreso, no, no, figlia Mia, e come può essere compresa la tua vita? Co­raggio, coraggio avanti! Poveretti coloro che non vogliono riconoscere ed amare il Signore del Tabernacolo! Poveretti coloro che non voglio­no vedere con quella luce sprigionata dal Tabernacolo!Tu vivi di Me e per Me; vivi di Me e per le anime. Corag­gio e fiducia, sposa diletta! La tua vita è ricca, piena di prodigi del Signore: trionferà, trionferà, trionferà!
- O Gesù, o Gesù, o mio Amore, la mia anima vede il Vo­stro Divin Cuore fatto Tabernacolo: le porte sono spalan­cate. I raggi, le fiamme divoratrici che escono da Esso, vengono incontro a me: bruciatemi, Gesù, bruciatemi! Consumatemi, fate che io sparisca in Voi; fate, fate Signo­re che tutte le anime si accostino al Tabernacolo e vivano sempre e soltanto del Tabernacolo!
- Guarda, guarda mia sposa diletta il tuo sposo Eucaristi­co, il Prigioniero d'amore! lo voglio anime eucaristiche, ma veramente eucaristiche e non anime che profanano e oltraggiano il Mio Cuore Divino -». (S pp. 242-243)  
Un richiamo importante viene fatto da Gesù, sulla sua presenza reale nell'Eucaristia come Uomo e come Dio, mettendo in guardia quindi dalla tentazione di considerare o solo la dimensione umana escludendo la Divinità, o considerando solo quest'ultima, esclu­dendo l'Incarnazione:  
«Figlia Mia! Come lo vedo il mondo!... Parla della Mia Eucaristia: di' che lì sto come Uomo e co­me Dio. Di' che voglio che Mi amino come amo Io. Parla loro del­l'amore Eucaristico, e della necessità di ricevermi». (S p. 396)  
«Fa' che lo sia amato da tutti nel Mio Sacramento d'amo­re, il maggiore dei Miei Sacramenti, il maggior miracolo della Mia sapienza. ...È l'alimento che genera le vergini, le più pure, le più care e amate dal Mio Divin Cuore. Quanto Mi devi, figlia mia, quanto Mi devi, figlia amata, tu insieme a tutta l'umanità, per avere Io istituito questo Santo Alimento!». (L p. 39) In diverse estasi Alexandrina vide l'istituzione dell'Eucaristia, la sera del Giovedì Santo.  
Gesù:  
«Vieni al Cenacolo: medita quanto Io là già soffrii, ma non volli lasciarvi soli: istituii il Mio grande Sacramento». (L p. 87)  
Alexandrina:  
«- Salii con Gesù e con gli apostoli verso la grande sala dove si tenne la Cena.
Mentre salivo la scalinata, sentivo che Gesù era affamato di andare a mangiare quella cena con gli apostoli. Durante questa, Gesù con gli occhi al Cielo, si infiammò tutto in fuoco, tutto in amore. Che volto bellissimo! E gli apostoli, in quell'ora, più che mai si saziarono di Gesù, si infiammarono d'amore giunsero a comprendere tutto quanto Egli diceva. Vidi il dolce Gesù benedire il pane e in quel momento d'a­more e di meraviglia senza pari, sentii che il mondo era un altro: Gesù si dava a lui in alimento, partiva per il Cie­lo e rimaneva col mondo. Quell'amore si estese su tutta l'umanità. Questa benedizione fu fatta prima che San Giovanni si abbandonasse sul petto del Signore. (S pp. 124, 78-79) ...Mentre si sedeva, parlò tra sé il Suo Divin Cuore:  
- Cibo Divino, la Cena del Mio amore!
Tutta la sala si illuminò, tutti gli apostoli restarono imbe­vuti in quell'amore che Gesù irradiava dai suoi divini oc­chi, dalle labbra e da tutto il Suo Essere, perché Egli era tutto amore. Solo Giuda, disperato, con il demonio e il fuoco infernale in sé, non ricevette l'amore di Gesù. Come Egli amava, soffriva, sorrideva! Come vedeva tutto ciò che l'attendeva! ...Mai sentii tanto al vivo le tenerezze e l'amore di Gesù verso i Suoi apostoli. Gesù, con gli occhi fissi al Cielo, in fiamme di fuoco, pregò per molto tempo il Suo Eterno Padre. Erano tali le tene­rezze che Egli aveva verso gli apostoli, che io sentivo co­me se li prendesse in braccio, in un abbraccio amoroso ed eterno, li stringesse al Suo Divin Cuore. Giuda pareva avere in sé il demonio. Tutti gli apostoli ricevettero la Comunione dalle mani di Gesù, ardenti d'amore. Devo dire che anche Giuda la rice­vette! Egli stava appartato, Gesù stese verso di lui la sua mano Divina con il Cibo Celeste. E subito dopo, Giuda uscì con un aspetto tale da far disperare: non solo aspetto di un demonio, ma di molti demoni. Tutte le persone pre­senti rimasero in pace e in amore. Vorrei che tutti conoscessero quel mistero del pane e del vino trasformati nel Corpo e nel Sangue del Signore. Mi­racolo prestigioso! Abisso insondabile d'amore!... Fu tale la luce, fu tale l'amore che imbevve tutti gli apo­stoli e me!». (S pp. 259,43-44, 121)
 
NON TI ALIMENTERAI MAI PIÙ SULLA TERRA
Io sono il Pane della Vita.
Se uno mangia di questo Pane vivrà in eterno e il Pane che Io darò è la Mia Carne per la Vita del mondo.
Gv 6,48-51  
Gesù:  
«Non ti alimenterai mai più sulla terra. Il tuo alimento è la Mia Carne, il tuo sangue è il Mio Divino Sangue, la tua vita è la Mia Vita: da Me la ricevi quando ti alito sopra e ti consolo, quando unisco il Mio Cuore al tuo. Non voglio che usi medicine, eccetto quelle a cui non si possa attribuire alimentazione. Grande è il miracolo della tua vita». (S p. 133)   Con il venerdì santo del 1942, Alexandrina non vivrà più la Passio­ne di Gesù nel corpo e con movimenti esteriori, ma vivrà l'agonia dell'anima e dello spirito condividendo il martirio di Gesù iniziato nel Getsemani. Inizia contemporaneamente per lei una nuova sofferenza legata al­l'impossibilità di ingerire qualsiasi alimento e bevanda, sofferenza che permarrà per tredici anni, fino al giorno della sua morte avve­nuta il 13 ottobre 1955. È’ l'Eucaristia il suo unico alimento.  
Nota: Il 10 giugno 1943, dopo un anno di digiuno, Alexandrina venne ricoverata presso l'Ospe­dale «Foce del Duro», a Oporto, per gli accertamenti cimici relativi al digiuno. Il ricovero, sol­lecitato dal dottor Azevedo, durò 40 giorni. venne organizzata dai medici del reparto una sor­veglianza strettissima attraverso il personale infermieristico, incaricato di verificare se Alexan­drina assumeva cibi e bevande. vennero effettuati numerosi esami clinici e diversi colloqui per valutare il suo stato psichico.
Non fu possibile dare alcuna spiegazione medica sulle cause del digiuno, né su come Alexandrina potesse sopravvivere conservando i valori degli esami clinici entro la norma, co­me se si nutrisse, e conservando anche un adeguato equilibrio psicologico.  
La causa di tale digiuno resterà per un certo tempo misteriosa e sconosciuta fino a che ne viene svelato il senso e l'origine dalla Madonna stessa e da Gesù. Infatti nel giorno dell'anniversario dell'inizio del digiuno, la Ma­donna le dice:  
«Figlia mia, Vengo a confortarti in questo giorno di anniversario per la liturgia della Santa Chiesa, giorno in cui il Mio Divin Figlio modificò in te la sua Santa Passione per­ché continuasse nel profondo e misticamente nascosta; vi aggiunse poi il tuo digiuno, come prova per l'umanità, per chiamarla a sé, al Suo Divin Cuore, mediante tale meraviglia». «Figlia mia, le dice Gesù, faccio che tu viva solo di Me, per mostrare al mondo il valore dell'Eucaristia e ciò che è la Mia Vita nelle anime. Sei luce e salvezza per l'umanità: fortunati coloro che si lasciano illuminare!». (S pp. 220, 319) Questa nuova situazione fa provare ad Alexandrina nostalgie for­tissime di cibo e di acqua, una fame ed una sete struggenti ed ine­stinguibili, pur sentendosi contemporaneamente sazia. Ella vive in sé la fame e la sete delle anime che non si nutrono di Dio, e che ri­schiano quindi di morire, cioè perdersi per sempre, e che lei nutre e salva con la sua sofferenza, fonte di perdono e di Vita. Contempo­raneamente conosce misticamente la fame e la sete che Gesù ha delle anime, e cioè il Suo desiderio infinito di salvarle.   «Io, senza la Grazia Divina, non posso resistere al pensie­ro di non poter mai più alimentarmi, alla nostalgia di ci­bo: è un tormento vivissimo che ferisce invisibilmente. Con questo dolore e queste nostalgie posso pensare e sentire più al vivo ciò che sono le Vostre nostalgie, Gesù, le ansie e la Vostra fame di anime, il dolore che esse Vi causano con il loro perdersi...». (S pp. 14, 206) Gesù, nel ribadire che è Lui a tenere in vita Alexandrina con l'Eu­caristia, fornisce ulteriore comprensione sul valore redentivo della sua sofferenza:  
«lo sono la tua vita: tu vivi di Me. Di', scrivi, te Io ordina Gesù. Di' perché sappiano: sei la Mia sposa ed Io il tuo Sposo. Di' perché comprendano. Per te faccio di più di quanto feci nel deserto: ti do la Mia Carne, ti do il Mio Sangue. E questo non è vita migliore, manna migliore, più dolce della manna del deserto? Donandomi Io tutto a te, non ti lascio senza conforto. - Gesù mio, perché mai, poiché Vi possiedo così, io sento tanta nostalgia di alimentarmi, e tante volte nei miei leg­geri sonni sento questa voglia e mi sveglio come se stessi inghiottendo per alimentarmi?
- Figlia Mia, stella del mondo, arcobaleno di tutta l'uma­nità, possedendoti interamente, amandoti ed arricchen­doti come nessun'altra anima e facendo in te la copia più fedele della Mia Divina Passione, non potevo tralasciare di associarti alla Mia sete, alla fame che ho di anime. Non sai che lo soffro questa sete, questa fame notte e giorno? È più completo il ritratto di Gesù nella Sua sposa. Abbi co­raggio! Questa nostalgia e questa ansia non cesseranno: termineranno solo nei tuoi ultimi momenti -». (S p. 66)  
Alexandrina vive quindi un nuovo martirio dell'anima: percepisce in sé l'umanità che non crede in Dio, sotto la forma del mondo o dello stormo di uccelli che si aggrappano a lei, esile stelo, per non perdersi:  
«Non ebbi mai tentazioni tanto terribili contro la fede. Gesù mi ordina di ripetere molte volte la parola "credo". Non credo in Dio, nell'eternità, nel Cielo e nell'inferno. Ecco il pensiero tremendo: muoio, e tutto finisce. A che mi serve questa vita di sofferenza?
Meglio sarebbe uccidermi o non essere nata. Separarmi da Deolinda e da tanti che mi sono cari e non vederli più, mio Dio, mio Dio! Però il maggior tormento è di non ve­dere Dio nell'eternità, di non poterlo amare perché non esiste. L'eternità che io vivo è morte, è putrefatta. Povera vita, povera eternità senza Dio!
Nuovo martirio dell 'anima mia: essa è come un gambo di lino già sfruttato; a queste fibre insanguinate il mondo viene a succhiare tutto il mio essere. Ora è uno che ha la grandezza del mondo, ora sono mol­ti che si presentano come uccelli in stormi, hanno mani con artigli, occhi stralunati, capelli scapigliati, sono degli affamati insaziabili, sono dei perfetti scheletri. lo non ho più sangue, non ho più essere da dare loro. L'anima si stanca e muore di sgomento. Essa poi ha una fame infini­ta che viene ad aumentare il tormento del corpo. Questa fame dell'anima mi causa nostalgia della alimentazione: ho nostalgia di ogni alimento e sentendomi sazia sento un vuoto che solo il mondo può colmare. Gesù, in estasi, mi disse che questo che sento nell'anima è il mondo, sono le anime che vedono già gli orrori dell'in­ferno: restano aggrappate alle fibre della mia anima, a succhiarmi tutta per non perdersi. Mi ha detto poi che la fame infinita è Sua». (L p. 138) Nel 1942, poco prima che iniziasse il suo digiuno, Alexandrina aveva rivolto al Signore questa preghiera:  
«O mio amore Sacramentato, non posso vivere senza di Te! O Gesù, trasformami nella Tua Eucaristia! Mammina, o mia Mammina cara, voglio essere di Gesù, voglio essere Tua». La sua preghiera è stata esaudita: se le anime che restano aggrap­pate all'esile stelo, non si perdono è perché Alexandrina è ostia vivente: può trasmettere la Vita Divina anche a quanti la avvicinano perché Cristo ha assunto la sua umanità e vive in lei:  
Gesù:  
«Faccio questa trasformazione Sacra, trasformazione Divi­na: trasformarmi in te, trasformarti in Me». (S p. 390)   Nel donarle le sue gocce di Sangue per farla vivere, aggiunge:  
«...ti faccio una nuova trasfusione, affinché Cristo viva nella sua crocifissa e la Sua crocifissa viva in Cristo. Vengo ad alimentare la tua anima come Medico Divino e a dare al tuo corpo quello che il medico della terra non può darti: il Mio Divino Sangue, il Mio Divino Amore, per­ché tu viva e dia la Vita alle anime». (S pp. 75,110)  
Attraverso lei, Gesù può donarsi a quanti la avvicinano:   «O sposa cara, Io sono qui nel Tabernacolo del tuo cuore... Tu sei il Tabernacolo ove abito giorno e notte senza as­sentarmi. Tu sei l'ostia che con Me si immola, tu sei l'ostia con la quale le anime comunicano con me. Tu vivi con Me nell'Eucaristia, vivi la Mia Vita. In questa immolazione continua, in questa unione indis­solubile, in questa vita tanto mistica e Divina, le anime Mi ricevono attraverso te».   «Comunica al mondo, comunica alle anime questa Vita. Lascia che se ne servano e traggano da essa profitto, a mi­sura delle loro ansie di unione con Me...». (S pp. 397, 308) Lascia che dai tuoi sguardi, dalla tua vita, traspaia tutto ciò che è Celestiale, e le anime che si accostano a te, rice­vano da te questa Vita, come aria pura che si respira. È Gesù ad affermarlo, e Gesù non mente, non inganna: le anime che si accostano a te ricevono la Vita Celeste». (S p. 435) Per gli scettici e gli increduli di tutti i tempi, valgano le seguenti parole di Gesù:   «La vita che vivi, la vita delle più alte meraviglie, può es­sere veramente compresa solo da alcune anime di grande e profonda vita interiore, da anime veramente mistiche. E sono tanto rare! Quale pena per il Mio Cuore Divino... L'Eucaristia è l'alimento che ti fa vivere, è l'alimento cui gli increduli non credono. Non posso Io far vivere le Mie vittime nel modo che vo­glio, ossia con la Vita Divina?». (S pp. 32, 249)
 
COMUNIONE SPIRITUALE E COMUNIONE SACRAMENTALE
Se uno Mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre Mio lo amerà e noi verremo
a lui e faremo dimora presso di lui.
Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia,
ma del Padre che mi ha mandato.
Gv 14,23-24
 
«Figlia mia, sempre nella croce con Me, sempre con Me nella Mia Eucaristia: la croce è segno di Redenzione, l'Eu­caristia è amore. Quanto soffro, quanto soffro, prigionie­ro lì! Di' alle anime che Mi amano, che vivano nei loro lavori unite a Me. Quando sono nelle loro stanze, molte volte, sia di giorno che di notte, si inginocchino con il capo chino dicendo: - Gesù, io Vi adoro in ogni luogo dove abitate Sacramentato; Vi faccio compagnia per coloro che Vi disprezzano, Vi amo per coloro che non Vi amano, Vi do sollievo per coloro che Vi offendono. Gesù, venite nel mio cuore. Questi momenti saranno per me di grande gioia e conso­lazione». (S p. 131)  
Alexandrina:  
«O mio Gesù, venite al mio povero cuore! lo Vi desidero, non tardate! Venite ad arricchirmi delle Vostre grazie, au­mentate in me il Vostro Santo e Divino amore. Unitemi a Voi, nascondetemi nel Vostro Sacro Costato; non voglio altro bene se non Voi, sospiro solo per Voi. Vi ringrazio, Eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel Santissimo Sacramento, Vi ringrazio, mio Gesù, e infine Vi chiedo la Vostra Santa benedizione. Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Di­vinissimo Sacramento». (A p. 8)   Forse non è senza significato il fatto che Gesù abbia affidato la mis­sione dei Tabernacoli, ad una ragazza totalmente paralizzata come Alexandrina. La sua immobilità fisica, ci costringe ad entrare ine­vitabilmente nella dimensione interiore dell'uomo, nell'unico spa­zio in cui può avvenire l'incontro con il Signore: è nella cella del cuore, che può avvenire il nostro incontro con Lui, ed è solo nell'a­more che si può sviluppare la vita di comunione con Lui. È’ solo la forza dell'amore che ci rende misticamente presenti là dove Lui è, in tutti i Tabernacoli del mondo, e rende presente Lui in noi, ovunque noi siamo, nel Tabernacolo del nostro cuore. Più volte, attraverso Alexandrina, Gesù ci ha ripetuto che nell'abi­tudine, nell' obbligo, nella freddezza, nell' indifferenza non avviene nessun incontro vivo, nessuna unione feconda con Lui, e noi restia­mo umanamente e tristemente uguali a noi stessi senza la Sua gioia e senza la Sua pace. Come a Nazaret Gesù compì pochi miracoli per la mancanza di fede dei suoi abitanti, così il nostro cuore può essere ora una nuova Nazaret, dove Gesù Eucaristia non può com­piere il miracolo della nostra trasformazione da figli dell'uomo in figli di Dio, per la nostra incredulità, e per la mancanza in noi del reale amore e desiderio di Lui. È’ solo l'amore che ci fa vivere in continua unione con Lui e che ci porta a desiderare ardentemente il momento del nostro incontro nella Santa Eucaristia.«Se uno Mi ama, osserverà la Mia parola, e il Padre Mio lo amerà e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui... » Gv 14,23-24 Anche qui, le parole di Gesù ribadiscono come la grande promessa della vita di comunione con il Padre può avvenire solo nell'amore:
la Santissima Trinità tutta, entra nelle nostre case, abitando nel Tabernacolo del nostro cuore. Chi Lo ama osserverà la Sua parola. L'amore per Gesù non è separabile dal fare la Sua volontà che ci viene indicata nella Sacra Scrittura come ricorda il salmista, lampada per i miei passi è la tua parola» e, dalla Chiesa che ne custodisce le verità di fede. Non è pensabile un Cristianesimo «fai da te», che trovi la propria autogiustificazione nella concezione e relazione individualistica, al di fuori quindi della vita Ecclesiale e Sacramentale. È la posizione di quanti oggi affermano: «Cristo sì, la Chiesa no». Né è pensabile un Cristianesimo che separi il momento della cele­brazione liturgica dalla vita vissuta e testimoniata oltre la soglia della porta della propria Chiesa, se non si vuole correre il rischio di alimentare una falsa coscienza di sé, andando ad aumentare le fila dei «sepolcri imbiancati». «Chi Mi ama osservera la Mia parola», ci ripete Gesù, e la vita di comunione con Lui nasce e persiste nella condizione di Grazia e si interrompe al di fuori di Essa. Cosa comporti per l'anima essere separata da Dio ce lo dice Alexandrina che rivisse la profonda sof­ferenza che ne deriva, mentre Gesù, nel dialogo che segue, ci ricor­da che è nel peccato che avviene la separazione da Lui. Alexandrina in un giorno in cui non poté ricevere la Santa Comunione: «...in tutto il giorno ho lottato per il vuoto indicibile della mancata Comunione, contro una fame di Lui insop­portabile. Senza fede, senza sentirla e senza sentire il dolore salii la  
Nota: La presenza della SS. Trinità nell'anima in grazia è Presenza dinamica, cioè Dio vuole san­tificare l'anima, vuole renderla sempre più rassomigliante a Gesù, unico modello di Santità.
L'unico ostacolo che può trovare in tale lavoro di trasformazione del nostro essere, è la nostra libertà: ecco perché è indispensabile il nostro consenso, accompagnato dal totale abbandono fiducioso in Lui, consenso che diventa così collaborazione attiva all'azione della Grazia.  
montagna: non fui capace, nel mio intimo, di ripetere il mio "credo" e di fare un atto di amore. Volevo dire con il pensiero - Credo, mio Gesù -, ma era una cosa tanto vaga che non giungeva al Cielo: ciò che nasce alla superfi­cie, non vale nulla. Avevo bisogno di dirlo dal profon­do, ma non fui capace, tale era la mia sfinitezza. Con molto ritardo venne Gesù: pareva non venisse più, che separazione tremenda! Venne, ma non portò luce, però mi rialzò e mi parlò con dolcezza e con amore. - Figlia Mia, sposa cara, sono Gesù, sono Gesù, rialzati, abbi coraggio, vieni a Me. Sai già che è tutto tuo il Mio amore, tutto tuo il Mio Cuo­re con tutti i tesori e le grazie perché tu distribuisca tutto. I tuoi sono sentimenti simbolici, sentimenti Divini: il tuo allontanamento da Me è l'allontanamento delle anime. Come possono dire che credono in Me, se peccano come se Io non esistessi? Come possono dire di amarmi, nei loro peccati e vizi, rinnovando giorno e notte la Mia Passione? Sentimenti simbolici: leggete e comprendete, maestri del­le anime! -». (S pp. 363-364)  
E durante l'estasi precedente a questa, Gesù aveva raccomandato: «Obbedienza al Papa, obbedienza alla Chiesa». (S p. 356)   Ecco invece come Gesù comunica la Sua presenza continua, la Sua unione indissolubile dall'anima che vive nella Grazia, in risposta ad Alexandrina che aveva espresso il suo intenso desiderio di rice­verLo Sacramentalmente:  
«Figlia Mia, non giudicarmi assente da te, perché mai ti abbandono. In te abita sempre la Santissima Trinità, credi nella Mia Presenza Sacramentale in te, perché mai, mai ti abbando­no». (L p. 125) Come a Santa Margherita Maria Alacoque il Signore affidò la ri­chiesta della Comunione nei primi venerdì dei nove mesi consecu­tivi in riparazione delle offese fatte al Suo Sacro Cuore, come a Fa­tima venne richiesta la Comunione nei primi sabati dei cinque me­si consecutivi in riparazione delle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria, ad Alexandrina Gesù affidò la richiesta della Comunione nei primi giovedì dei sei mesi consecutivi in onore della Santissi­ma Eucaristia, adorando in Essa la Sua perenne Presenza e con­templando contemporaneamente il Suo perenne Sacrificio.  
Gesù:  
«Mia figlia, Mia cara sposa, fa' che lo sia amato, consola­to e riparato nella Mia Eucaristia. Di' in Mio nome che a quanti faranno bene la Santa Co­munione, con sincera umiltà, fervore ed amore nei primi sei giovedì consecutivi e passeranno un'ora di adorazione davanti al Mio Tabernacolo in intima unione con Me, pro­metto il Cielo. È per onorare attraverso l'Eucaristia, le Mie Sante Piaghe, onorando per prima quella della Mia Sacra spalla, così poco ricordata. Coloro che al ricordo delle Mie Piaghe uniranno quello dei dolori della Mia Madre benedetta e per essi ci chiede­ranno grazie sia spirituali che corporali, hanno la Mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima. Nel momento della loro morte condurrò con Me la Mia Santissima Madre per difenderli». (S p. 197)  
Nelle pagine del suo diario, Alexandrina ci ha lasciato una splendi­da testimonianza di come lei affidasse ancora una volta alla Ma­donna, il compito di preparare la sua anima a ricevere Gesù Euca­ristia: Alexandrina dipendeva in tutto da Maria, e la «Piena di Gra­zia» non deluse il suo abbandonarsi fiducioso in Lei.  
«Ieri ebbi la consolazione di ricevere il mio caro Gesù. Avevo l'abitudine di chiedere alla Madonna di inviare una moltitudine di Angeli, Cherubini e Serafini per accompa­gnare il mio Gesù dal Tabernacolo fino a me, e di venire Lei stessa con un'altra moltitudine a preparare il trono dell 'anima mia, di ricevere Gesù, e infine, a fare il ringra­ziamento per me. Questa volta avvenne così. E dopo aver ricevuto il Signore, che pace io sentii! Stavo ad occhi aperti e cominciai a vedere davanti a me una quantità di Angeli formanti un grande arco. Da un la­to figure più grandi che tenevano in mano qualcosa: non so cosa fosse. In mezzo una figura più grande ancora, ma non la distinguevo bene. Di fronte vi era un trono con co­lori tanto belli e di là uscivano ad inondarli raggi dorati. Nel vedere questo, pensavo fosse la Madonna accompa­gnata dai Suoi Angeli, come Le avevo chiesto». (L p. 68)   Alexandrina rimase dubbiosa se parlarne o meno con il Padre Spi­rituale, ma ricevette questo ordine e questa spiegazione da Gesù:   «Di' tutto, tutto. Ti ho presentato questo perché tu veda che le tue preghiere sono accette al Cielo. Hai visto la Ma­donna con i Suoi Angeli, i Cherubini e Serafini con i loro strumenti; vennero a preparare la tua anima; poi Mi han­no ringraziato, amato e lodato come in Cielo. Sono su un trono dentro di te». (L pp. 68-69Affidiamo alle parole di Gesù il compito di ricordarci che la Sua Presenza Eucaristica è solo presenza d'amore, e che la comunione è tale se è comunione di due cuori che si amano e che si donano to­talmente l'uno all'altro senza riserve. Sono le parole che Gesù rivolse ad Alexandrina nel giorno in cui volle renderla simile a Sé anche nel corpo, con il dono delle Misti­che Stigmate:  
«È venuto Gesù, e in un impulso d'amore, mi ha dato più forza e mi ha parlato così: -Vieni, Figlia mia! lo sono con te. È con te il Cielo con tut­ta la forza In quel momento dalla Piaga del Suo Divin Cuore è uscito un lampo così grande con raggi tanto luminosi che fecero risplendere tutto. Poco dopo, da tutte le Sue Piaghe Divi­ne sono usciti raggi che mi hanno trapassato i piedi e le mani; dal Suo Capo sacrosanto veniva verso il mio un "so­le" che mi ha trapassato il cervello. Circa il primo lampo e i raggi che uscivano dal Suo Divin Cuore, Gesù mi ha detto con tutta chiarezza: - Mia figlia, come Santa Margherita Maria, lo voglio che tu accenda nel mondo questo amore del Mio Divin Cuore oggi tanto spento, nei cuori degli uomini. Accendilo, Accendilo! lo voglio dare, voglio dare ad essi il Mio amore. lo voglio essere da loro amato. Essi non lo accettano e non Mi amano. Per mezzo tuo voglio che questo amore sia acceso in tut­ta l'umanità, così come, per mezzo tuo fu consacrato il mondo a Mia Madre Benedetta. Fa', o Mia sposa amata, che si diffonda nel mondo tutto l'amore dei nostri Cuori -  
Alexandrina:  
«Ma come, Gesù, come fare? Se non lo accettano da Te, gli uomini, come lo riceveranno per mezzo mio?».  
Gesù:  
«Con il tuo dolore, figlia Mia! Soltanto con il dolore le anime rimangono attaccate alle fibre della tua anima e poi si lasceranno incendiare i cuori nel Mio Amore. Lascia che questi raggi delle Mie Piaghe Divine penetrino nelle tue piaghe nascoste, nelle tue piaghe mistiche. Lascia che il Mio balsamo le addolcisca, come anche le spi­ne del tuo capo. Tu non vivi la vita del mondo, anche se sei nel mondo. Vi­vi la Mia Vita Divina...». (S p. 370)  
EUCARISTIA E ROSARIO
«Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua Madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Gv 19,26-27  
Era il 30 maggio 1862, la sera in cui don Bosco raccontò ai suoi ra­gazzi il sogno profetico sulla Chiesa, diventato poi famoso come il sogno delle due colonne.
In questo sogno, don Bosco vide la nave, che rappresentava la Chiesa, pilotata dal Papa, navigare con grande difficoltà in un ma­re pieno di navi schierate in battaglia contro di lei. Ma dalla distesa del mare, vide elevarsi due colonne, molto alte e robuste: su una colonna c'era la statua della Vergine Immacolata, che recava ai piedi il cartello con la scritta «Auxilium Christiano­rum», sull'altra colonna, più alta e più grossa, vide l'Ostia e sotto un cartello con le parole «Salus Credentium» (Salvezza dei creden­ti). Il Papa, per due volte, venne colpito e ferito, la seconda volta muore. Il suo successore riesce a raggiungere le due colonne e a legare ad esse la Chiesa. «Allora succede un gran rivolgimento»: Tutte le navi avverse cola­no a picco, la tempesta cessa. La Chiesa aveva vinto la terribile battaglia con l'aiuto della Ma­donna e dell'Eucaristia. Alexandrina da Costa fu, con la sua vita, la testimone fedele del messaggio racchiuso nel sogno di don Bosco: il Signore condusse questa umile figlia del Portogallo a diventare Eucaristia Vivente, nutrendosi solo dell'Ostia Consacrata, durante gli ultimi tredici an­ni della sua vita, per dimostrare al mondo che Lui esiste e che è la fonte della Vita Eterna. Inoltre, per ricordare al mondo ed alla Chiesa il posto che occupa Maria Santissima nel Cuore di Dio Padre e nel piano di salvezza dell'umanità, Gesù chiese, attraverso la sua portavoce Alexandri­na, che il Papa consacrasse il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Ecco le due colonne di don Bosco, che continuamente ci vengono riproposte, a memoria di Colui che solo può sedare le tem­peste del mondo, insieme a Sua Madre, così come un giorno sedò quella che minacciava la piccola barca sulla quale si trovava insie­me agli Apostoli sul lago di Tiberiade. «Maestro, non ti importa che affondiamo?!», fu il grido di Pietro, sconcertato dal sonno tranquillo di Gesù. «Taci, fa' silenzio», ordinò Gesù al vento e si fece gran bonaccia. Ma disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». Abbiamo bisogno anche noi, uomini e donne del 2000, di sentire risuonare nel profondo del nostro cuore la voce di Gesù che ci ripe­te quelle parole eterne, soprattutto ora che l'onda del mondo im­pazzito in un delirio di autosufficienza e di onnipotenza, sotto di­versi nomi, tenta di offuscare e di nascondere ai nostri occhi la pre­senza stessa del Signore che, invece, continua a viaggiare con noi, sulla nostra barca personale perché il Suo nome è Emmanuele, Dio con noi. Ecco come Gesù e Maria, attraverso le labbra di Alexandrina, ci consegnano, oggi, gli stessi mezzi di salvezza; a noi la libertà di condividere o meno il progetto d'amore in essi racchiuso, offrendo la nostra disponibilità per attuarlo:   Alexandrina: «...venne Mammina: aveva un manto bianco e dorato. Mi prese tra le Sue braccia, mi accarezzò, avvolse attorno alle mie mani il Rosario che pendeva dalle Sue e così pure la Croce del Rosario, dopo averla baciata: - Figlia mia, lo sono la Vergine del Rosario: gioisco quan­do vedo che tu ne consigli la recita di almeno una terza parte per onorarmi. Continua a farlo: è devozione di Salvezza. Il mondo agonizza e muore nel peccato. Voglio preghie­ra, voglio penitenza. Avvolgi, figlia Mia, in questo Mio Rosario, coloro che ami e che sono tuoi: anch'Io li amo e Gesù pure li ama; avvolgi chi si raccomanda alle tue pre­ghiere, avvolgi il mondo intero, in un mazzo, come Io ho avvolto te, stringilo al tuo cuore come Io ho stretto te fra le Mie braccia. ...Parla alle anime dell'Eucaristia, parla loro del Rosario; di' che si cibino del Corpo di Cristo e dell'alimento della preghiera del Mio Rosario -». (S pp. 308, 373)   Alcuni giorni dopo, è Gesù che pone tra le mani di Alexandrina la Croce del Rosario; l'esperienza mistica che ne segue e che Alexandrina ci consegna nelle pagine del suo diario è di estrema importanza per comprendere il valore del Rosario e dell'Eucaristia: «...Gesù mi pose in mano la Croce che pendeva dalla co­rona del Rosario: questa volta, non rimase avvolta nelle mani, ma distesa e aperta; qualcuno dal lato opposto la sosteneva. Gesù si pose in mezzo alla corona aprendola sempre più e disse: - Tieni nelle tue mani la Croce, stringila forte al cuore.
L'umanità intera rimarrà dentro al Rosario.
Parla alle anime, parla loro del Rosario e dell'Eucaristia.
Rosario, Rosario, Rosario! Eucaristia, il Mio Corpo, il Mio Sangue!
L'Eucaristia con le Mie vittime: ecco la salvezza del mondo...-».  
Alexandrina:  
«Allora, senza sapere come, fui elevata molto in alto. La Croce che avevo in mano rimase dietro di me come se io vi fossi crocifissa. Il mio cuore diventò un vaso che custodiva sangue. Si al­zarono due scale che appoggiavano sui bracci della Cro­ce: quella a destra era la scala del Rosario, quella a sini­stra della Eucaristia. A metà di questa un mazzo di spi­ghe bionde e due grappoli di uva. Le anime vi salivano in fretta, riempivano tutta la lar­ghezza delle scale; passavano dai bracci della Croce den­tro il vaso con il sangue. Lì si bagnavano poi volavano in alto ed entravano in Cielo. Quanto sarei contenta se tutti vedessero questo! Gesù mi disse: - Figlia Mia, la tua vita è una predicazione continua: quando parli, quando sorridi, quando piangi e gemi sotto il peso gravoso della Croce: è esempio per i grandi e per gli mili, per i sapienti e i dottori della Chiesa. Se tu potessi vedere, figlia cara, tutta la gloria che fu da­ta al Cielo, le anime che hai salvato, il bene che hai fatto a tutta l'umanità in questi sedici anni di crocifissione con­tinua, moriresti per la gioia abbagliante. Il tuo dolore porta anime al Rosario, alla Eucaristia. Per il tuo dolore salgono le due scale di salvezza: dolore e sangue, dolore e Croce, Croce di salvezza... Mi consolano di più le sofferenze di un solo giorno delle anime vittime, che tutte le preghiere e le opere del mon­do intero. L'umanità senza vittime sarebbe un giardino senza fiori, un cadavere senza vita, una vita senza luce. Tu sei la vita di questi cadaveri che il peccato uccise, tu sei il faro e il giardino fiorito, sei luce che splende. Da te le anime sono arricchite prima e dopo la morte. Che pioggia di grazie!...». (S pp. 377, 163) Nell'ultimo anno di vita terrena di Alexandrina, Gesù affida ancora alla Sua portavoce, parole di amore e di invito per tutti noi: l'Euca­ristia ed il Rosario sono le armi che Gesù consegna alle sentinelle dei Suoi Tabernacoli per sconfiggere con Maria, Aurora del nuovo giorno, il potere e la seduzione del male in ciascuno di noi e nell'u­manità intera.  
Le dice Gesù:  
«Figlia Mia, violetta nascosta, piccola, ma grande agli oc­chi di Dio... Sei violetta nascosta, anche se il tuo nome, la tua vita per­corrono già il mondo. Le vere grandezze, l'opera mia, il mio lavoro Divino in te, saranno veduti e compresi soltan­to dopo la morte, alla luce dell'eternità. Quante meraviglie! Quanti prodigi! Questo per la tua corri­spondenza e la tua fedeltà. Il mondo, come ti è debitore! Riposati qui e parliamo delle Mie cose, del Mio amore». Apparve un altare, scrive Alexandrina, la porta del Taber­nacolo era aperta. Nella pisside c'erano le Ostie bianche. Gesù si sedette a fianco dell'altare e mi fece sedere dal­l'altro lato. Non vidi su cosa sedevamo. Gesù posò sull'al­tare la Sua mano e su di essa il Suo capo Santo; la stessa cosa fece fare a me. La mia mano destra rimase unita alla Sua mano sinistra. Dal Tabernacolo, da quelle Ostie così bianche uscivano raggi più splendenti del sole e passarono tra noi. Gesù, pieno di dolcezza, mi disse: - Mia Figlia, gioiello eucaristico, lo sono lì nel Tabernaco­lo, in quell'Ostia pura, in Corpo, Anima e Divinità, come sono qui. Confida, figlia Mia! Parla al mondo di questo amore. Di' agli uomini che si av­vicinino a Me. Voglio darmi a loro. Molte volte, tutti i giorni se è possibile. Vengano con cuore puro, molto pu­ro e assetato. Se verranno al Tabernacolo con le dovute disposizioni e reciteranno il Rosario, o la sua terza parte, tutti i giorni, non occorrerà altro per allontanare la giu­stizia di Dio. Il Rosario, il Tabernacolo e le mie vittime, la vittima di questo Calvario, sono sufficienti perché al mondo siano dati il perdono e la pace. Chi viene al Tabernacolo vive pu­ro; chi vive all'ombra di Mia Madre benedetta, vive della Sua purezza. E così l'umanità vive la vita nuova, pura e santa da Me raccomandata tante volte da questa came­retta -». (S pp. 387-388)  
Alexandrina:  
«O mio Gesù, io vorrei che il mio amore fosse come la lu­ce che non si spegne, come la brezza continua che si diffonde in ogni luogo. Fate che il mio amore entri e si posi in ogni luogo dove abitate Sacramentato. Vi amo, Vi amo eternamente». (S p. 69)  
Per questo amore grande e generoso che nulla negò al Redentore, pur di salvare le anime dall'infelicità eterna, Alexandrina sarà nel­l'eternità, l'angelo confortatore per chiunque cercherà in lei forza e sollievo nella sofferenza. Le dice infatti la Madonna: «Lasciami coprirti col manto di tristezza, col Mio manto di dolore, affinché con questo segno, attraverso i tempi tu possa essere invocata per tutti i dolori dell'anima e del corpo, invocandoti dalla terra quando sarai in Cielo, co­me martire dei dolori, per conforto e balsamo dei dolori umani». (S p. 220)  
E Gesù le preannuncia:  
«Che trionfo la tua entrata in Cielo! Le anime che salvasti col tuo martirio, strette al Rosario, alle perle innumerevoli delle tue virtù e all'ombra del tuo manto, canteranno, loderanno il Signore per averti crea­ta. (S pp. 424, 443) Subito dopo la tua entrata in Cielo, andrai verso il Trono della Santissima Trinità, farai scendere rugiade feconda­trici, piogge di benedizioni e di grazie... Su quanti ti sono cari e su quanti invocheranno il tuo aiu­to, lascio che tu mandi una pioggia di pietre preziose. Ti darò tutto quello che mi chiederai. Figlia Mia, dove sta scritto tutto quanto è Divino. In te impareranno ad amare, in te impareranno a soffrire, in te impareranno a conoscere come Io Mi comunico alle anime. lo vorrei, sposa cara, che la tua vita venisse diffusa, arri­vando presto ai confini del mondo, come pioggia di belle rose cadute dal Cielo: quale pioggia di meraviglie, quale balsamo di salvezza per le anime».
Così sia...  
PORTANDO GESÙ PER LE VIE DI MILANO:
FESTA DEL CORPUS DOMINI 1995
«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».  Mt 28,20
 
Card. Carlo Maria Martini:
 
«18 giugno 1995, domenica del Corpus Domini: processione eu­caristica sui Navigli. Sto tenendo fra le mani l'ostensorio con il pane consacrato che è il Signore Gesù morto e risorto per noi e moltissima gente adora il Signore con me. Si concentrano in que­st' ostia i ricordi dell' anno, la conclusione del Sinodo, le memorie di quindici anni di episcopato a servizio di questo popolo. Contem­plo il Signore e mi prende come un brivido di spavento per la sua inermità. È qui osannato da tanta gente, eppure è debole e tutto si lascia fare dalle nostre mani. Potremmo fare di Lui qualunque cosa e non reagirebbe, come non ha reagito nella Passione. E questo il Signore della Gloria, l'Onnipotente, Colui che tiene in mano i de­stini dei popoli! Di questo Signore della Gloria noi conosciamo po­co; davvero è al di là di ogni nostro atto di intelligenza, non com­prendiamo il rapporto tra la sua infinità e la sua inermità. E Dio e perciò al di sopra di ogni nostro pensiero: Deus semper maior, Dio sempre più grande di quanto non possiamo immaginare e comprendere.  Eppure Tu, Signore Gesù, sei qui per noi e l'ostia che contemplo è la Tua vita per noi. Tu sei il nostro tutto, Colui al di là del quale non possiamo cercare altro, perché in Te vediamo il Padre. A Te consegno le intercessioni e le preghiere di tutta la Chiesa di Milano al termine del Sinodo, in un momento in cui le è chiesto di ripartire per camminare verso il nuovo millennio.   Ma ripartire come? e da dove? Qui la Tua essenzialità, o Signore, mi grida: mi sono spogliato di tutto, ho lasciato perdere tutto, per mostrare solo il Padre, il suo amore per voi. Sì, ne sono certo: da Dio occorre ripartire, dall'Essenziale, da ciò che unicamente conta, da ciò che dà a tutto essere e senso. Signore, Ti sto sostenendo fra le mie mani, mentre la gente Ti ado­ra e Ti loda, ma in realtà sei Tu che stai sostenendo me, sei Tu che stai sostenendo questo popolo. Esso contempla il primato del tuo amore, che ti ha messo qui nelle specie del pane, in memoria vi­vente della tua passione e morte, della tua debolezza e solitudine. Signore, nella tua debolezza e solitudine Tu sei la nostra forza. Tu sei il risorto, Tu cammini in mezzo a noi dando vita e speranza. Tu non deludi coloro che si appoggiano a Te e credono al primato del tuo amore. Tu ci inviti a ripartire da Te, a ripartire dopo il nostro Sinodo dalla proclamazione del primato del Padre tuo, a rifarci a quelle cose es­senziali da cui deriva ogni nostra forza e gioia. Nutrici, o Signore, col tuo pane. Nutrici con quelle cose che danno senso alla nostra vi­ta, fa' che nella contemplazione di Te nel tuo vangelo noi attingia­mo coraggio per riprendere il nostro cammino verso la fine del se­condo millennio, incontro al mistero di Dio. Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, tu che dall'alto del Duomo vedi il lungo itinerario del tuo popolo, fa' che troviamo la via giu­sta. Non permettere che ci smarriamo tra le molteplici strade del nostro mondo. Ci accompagnino in questo viaggio verso l'eternità di Dio i nostri santi, in particolare i santi vescovi che in questo se­colo hanno retto la nostra Chiesa».
 
  «EUCARISTIA, PANE PER LA NUOVA VITA»
Nell'anno di Dio Padre nel giorno dello Spirito Santo celebriamo Gesù Eucaristia
 
Balasar vive oggi un giorno particolarmente felice e significativo: la diocesi di Braga ha convocato qui, per la prima volta, tutti i suoi fedeli per una solenne giornata di preghiera in preparazione del 3° Congresso Eucaristico Nazionale (Braga 3-6 giugno 1999). La scelta di Balasar è legata alla venerabile Alexandrina da Costa ed al messaggio eucaristico scritto nel suo corpo e nella sua anima, dall' amore di Colui che, fonte della vita divina, volle trasformarla in un altro se stesso per la salvezza delle anime: Gesù Cristo. Con l'incontro di preghiera culminato nella solenne processione eucaristica lungo il magnifico tappeto floreale che attraversava le vie di Balasar, e con il Congresso Eucaristico di Braga, la Chiesa portoghese, si incammina e si prepara a vivere il grande giubileo nella sua centralità eucaristica, così come la parola del Santo Pa­dre, Giovanni Paolo Il, ha indicato alla Chiesa Universale: «Il duemila sarà un anno intensamente eucaristico: nel sacramento dell'eucaristia, il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi all'umanità come fonte di vita divina. Essendo Cristo l'unica via di accesso al Padre, per sottolinearne la presenza viva e salvifica nella Chiesa e nel mondo, si terrà a Roma, in occasione del grande giubileo, il congresso eucaristico interna­zionale» dal 18 al 25 giugno, dal titolo «Gesù Cristo unico Salva­tore del mondo, pane per la nuova vita», tema questo, fatto pro­prio dalla Chiesa portoghese per il Congresso Eucaristico di Braga. Sono trascorsi 44 anni da quando Alexandrina lasciò la sua came­retta, nella casa di «rua do Calvario», per vivere la sua Pasqua, l'in­contro definitivo con il Signore. Tu parti per la Patria e resti con Me nell'Eucaristia: sarai la co­lombina eucaristica che non abbandona il suo nido...» le aveva det­to Gesù il 2 marzo 1945. A Balasar, dove il Cielo era entrato in quella piccola stanza con tut­ta la forza dell'Amore con cui, duemila anni fa, a Gerusalemme, era entrato nel Cenacolo il giorno di pentecoste, la Chiesa tutta rin­grazia, oggi, Dio Padre per averci donato e lasciato Gesù nella San­tissima Eucaristia, ed Alexandrina, Suo diletto fiore eucaristico. «Il Signore suscita i santi tra "i poveri e gli umili" del suo Regno, nascosti al mondo ed alla stessa Chiesa "visibile" e li rivela nel momento più opportuno e nelle forme più impensate, per comuni­care un messaggio di speranza e di salvezza per tutti gli uomini. Alexandrina è certamente una delle figure più eroiche di questo secolo... Dio prepara i suoi santi purificandoli nel crogiolo della "Passione del suo Divin Figlio" per perpetuare il suo amore infinito e miseri­cordioso nella Chiesa, suo Corpo Mistico, a salvezza del mondo. Oggi Balasar non è più il piccolo villaggio sconosciuto del Nord del Portogallo, ma è meta di pellegrinaggi non solo della diocesi di Braga, ma di tutta la sua patria. Molti pellegrini da ogni parte del mondo, vanno a rivivere lo stesso clima soprannaturale anche nella semplice Chiesa parrocchiale di Balasar, dove riposa vicino all'al­tare il corpo di Alexandrina... per continuare la sua missione di apostola dell'Eucaristia, con la Madre di Dio, Maria».
 
APPENDICE N. 1  
«Riparazione»: cosa significa riparare
 
1. «"Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini. Io mi aspetto da te riparazione. Dammi almeno tu questo piacere di supplire alle ingratitudini degli uomini"diceva Gesù a S. Margherita Maria Alacoque.  
In queste parole c'è la definizione più autentica della riparazione: la riparazione è un supplire alle mancanze altrui. Si supplisce sia compensando, che espiando. Gesù nella Eucaristia è dimenticato e abbandonato: da ciò sorge, nell' anima, il bisogno di compensare le trascuratezze e le ingratitu­dini umane. Si sentirà quindi spinta a ringraziare, adorare, visitare e ricevere Gesù Sacramentato anche per coloro che non Lo ringra­ziano, non Lo adorano, non Lo visitano nel Tabernacolo, non Lo ricevono. Gesù Eucaristico è offeso e oltraggiato con irriverenze, bestemmie, sacrilegi, profanazioni. Ecco la necessità, per le anime di riparare e di espiare, che si tradurrà, in pratica, nell'accettazione della soffe­renza con l'intenzione di riparare l'offesa e impetrare il perdono per i peccatori. L'espiazione fu e resta l'atto proprio ed esclusivo del Verbo Incar­nato. San Giovanni dice che Dio "ha mandato il Figliolo Suo nel mondo perché fosse espiazione dei nostri peccati". La riparazione più efficace è quella fatta in unione a Cristo me­diante la vita Eucaristica. Col Sacramento del Pane Eucaristico, viene rappresentata e riprodotta l'Unità dei fedeli, che costituisco­no un solo Corpo in Cristo; per cui il peccato di uno nuoce agli al­tri, così come la Santità di uno apporta benefici agli altri. I fedeli cristiani, più sono animati dal fervore della carità, tanto maggiormente imitano Cristo sofferente, portando la propria croce in espiazione dei propri e altrui peccati. È nell'Eucaristia, infatti, intesa come Sacramento e come Sacrifi­cio, che si effettua nel modo migliore la nostra conformazione alla Vittima Divina».  
2. «Il Concilio Vaticano II ha messo in evidenza la necessità e pre­ziosità della collaborazione che ogni cristiano può dare all'opera del Salvatore "venuto a chiamare i peccatori" (Mt 11,12).  
Nei documenti del Concilio si legge:  
"Tutte le opere, le preghiere,... se compiute nello Spirito (cioè in grazia di Dio) diventano spirituali sacrifici graditi a Dio, per Gesù Cristo, i quali nella celebrazione dell'Eucaristia sono piissimamen­te offerte al Padre insieme all'oblazione del Corpo del Signore" (Cost. Dog. sulla Chiesa n. 34).  
E ancora: "Sappiamo per fede che, offrendo a Dio il proprio lavoro, l'uomo si associa all'opera redentrice di Cristo" (Cost. Past. sulla Chiesa n. 67).  
E infine: "Ai poveri, agli ammalati, a tutti coloro che soffrono: voi siete fra­telli del Cristo sofferente, e come Lui, se volete, salvate il mon­do"» (Messaggio - Concilio Vaticano II).2
   
APPENDICE N. 2
Il Sogno delle due colonne di S. Giovanni Bosco
 
«Era il 30 maggio 1862, penultimo giorno del mese della Madonna. A sera, dopo le preghiere, prima che centinaia di ragazzi andassero a dormire, San Giovanni Bosco iniziò la "buona notte" così: - Vi voglio raccontare un sogno. È’ vero che chi sogna non ragiona, tuttavia io, che a voi racconterei perfino i miei peccati, se non aves­si paura di farvi scappare tutti e di far crollare la casa, ve lo raccon­to per vostra utilità spirituale. Il sogno l'ho fatto alcuni giorni fa. Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, sopra uno scoglio isolato e di non vedere altro spazio di terra se non quel­lo che sta sotto i piedi. In tutta quella vasta superficie di acqua si vede una moltitudine innumerevole di navi schierate a battaglia: le loro prore terminano con un rostro di ferro acuto a guisa di coltello o freccia che, dove s'infigge, ferisce e trapassa ogni cosa. Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di altre armi di ogni genere, di materie incendiarie, e anche di libri, e avanzano contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro, tentando di spe­ronarla con il rostro, di incendiarla o almeno di farle ogni guasto possibile. A quella maestosa nave ammiraglia, attrezzata di tutto punto, fan­no scorta molte navicelle e velieri che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguono evoluzioni per difendersi dalle flotte avver­sarie. Il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici. In mezzo all'immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l'una dall'altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa scritta: "Auxilium Christianorum" (aiuto dei cristiani); sull'altra che è molto più alta e grossa, sta un'Ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un car­tello con le parole: "Salus Credentium" (salvezza dei credenti). Il comandante supremo della gran nave, che è il Romano Pontefi­ce, vedendo il furore dei nemici e la situazione critica nella quale si trovano i suoi fedeli, pensa di convocare attorno a sé i piloti delle navi secondarie (cioè i Vescovi) per tenere consiglio e decidere il da farsi. Tutti i piloti salgono e si radunano intorno al Papa. Tengo­no concilio, ma infuriando il vento sempre di più e la tempesta, so­no mandati a governare le proprie navi. Fattasi un po' di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta in­torno a sé i piloti, mentre la nave ammiraglia prosegue la sua rotta. Ma la burrasca ritorna spaventosa. Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la na­ve in mezzo alle due colonne, dalla sommità delle quali, tutto in­torno, pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene. Le navi nemiche scattano tutte ad assalirla e tentano in ogni modo di arrestarla e farla sommergere. Le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie di cui sono ripiene e che cercano di scaraventa­re a bordo; le altre coi cannoni, coi fucili, coi rostri: il combatti­mento diventa sempre più accanito. Le prore nemiche l'urtano vio­lentemente; ma inutili risultano i loro sforzi e il loro attacco. Inva­no ritentano la prova; sciupano ogni loro fatica e munizione, la grande nave ammiraglia procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura; ma non appena è avvenuto il gua­sto, spira un Soffio (lo Spirito Santo) dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano. Scoppiano intanto i cannoni degli assalitori, si spezzano i fucili, ogni altra arma e i rostri; si sconquassano molte navi e sprofonda­no nel mare. Allora i nemici furibondi iniziano, a combattere ad ar­mi corte, cioè a distanza ravvicinata: con le mani, con i pugni, con le bestemmie e con le maledizioni. Quand'ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro che stanno insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Pa­pa è colpito per la seconda volta, cade di nuovo e muore. Un grido di vittoria e di giubilo si alza dai nemici; sulle loro navi dilaga un indicibile tripudio. Ma appena morto il Pontefice, un altro Papa subentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così ra­pidamente, che la notizia della morte del Papa giunge con la noti­zia dell'elezione del successore. Gli avversari cominciano a perder­si di coraggio. Il nuovo Papa, sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle due colonne e, giunto in mezzo ad esse, la lega con una catena che pendeva dalla prora a un'ancora della colonna su cui sta l'Ostia; e con l'altra catena, che pendeva a poppa, la lega dalla parte opposta a un'altra ancora appesa alla colonna su cui e collocata la Vergine Immacolata. Allora succede un gran rivolgimento. Tutte le navi che fino a quel momento avevano combattuto contro la nave ammiraglia su cui sedeva il Papa fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda. Le une affondano e cercano di affondare le altre. Alcune navicelle che hanno combattuto valoro­samente insieme col Papa vengono a legarsi a quelle colonne. Molte navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran lontananza, stanno prudentemente osservando, finché dilegua­ti nei gorghi del mare i rottami di tutte le navi disfatte, a gran lena vogano alla volta di quelle due colonne, dove arrivate si attaccano ai ganci pendenti e li rimangono tranquille e sicure, insieme con la nave ammiraglia su cui sta il Papa.
Nel mare regna una gran calma, una calma sovrana».  
APPENDICE N. 3  
EUCHARISTICUM MYSTERIUM
Istruzione sul culto del mistero eucaristico
 
Il 25 maggio 1967 venne pubblicato il primo ed importante docu­mento ufficiale nato dalle indicazioni e innovazioni del Concilio Vaticano Il, sul mistero eucaristico: «Istruzione sul culto del miste­ro eucaristico» noto come Eucharisticum mysterium. Questo documento ha avuto il grande merito di ricomporre l'unità organica dell'intero mistero eucaristico. «Di particolare rilievo, do­po secoli di separazione in sede teologica e pratica, o celebrativa, è la stretta connessione tra sacrificio e convito, che appartengono al­lo stesso mistero». Riportiamo alcuni punti significativi del documento, rimandando, per un approfondimento, alla sua lettura integrale. Il documento è suddiviso in tre parti che riguardano:
1) Principi generali per la catechesi al popolo sul mistero eucaristico.
2) La celebrazione del memoriale del Signore.
3) Culto della Santissima Eucaristia come Sacramento permanente.  
«Il mistero eucaristico è veramente il centro della sacra liturgia, anzi di tutta la vita cristiana. (E.M. 1) Occorre infatti che il mistero eucaristico, considerato in tutti i suoi aspetti, risplenda agli occhi dei fedeli con la chiarezza che gli con­viene e che i rapporti tra i vari aspetti di questo mistero, obiettivamente riconosciuti dalla dottrina della Chiesa siano inculcati anche nella vita e nell'anima dei fedeli». (E.M. 2)   «Bisogna dunque considerare il mistero eucaristico in tutta la sua ampiezza, tanto nella stessa celebrazione della messa quanto nel culto delle sacre Specie, che sono conservate dopo la Messa per estendere la grazia del Sacrificio». (E.M. sez. g) «Nella Messa, il Sacrificio e il sacro convito appartengono allo stesso mistero al punto da essere legati l'uno all'altro da strettissi­mo vincolo». (E.M. 3) «La Messa, o Cena del Signore, è contemporaneamente e insepara­bilmente:
- Sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della croce;
- Memoriale della Morte e Resurrezione del Signore che disse: "fa­te questo in memoria di me" (Lc 22,19).
- Sacro convito in cui, per mezzo della comunione del Corpo e del Sangue del Signore, il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale, rinnova il nuovo patto fatto una volta per sempre nel San­gue di Cristo da Dio con gli uomini, e nella fede e nella speranza prefigura e anticipa il convito escatologico nel regno del Padre, an­nunziando la morte del Signore "fino al suo ritorno". Cristo affidò alla Chiesa questo sacrificio a questo scopo: perché i fedeli partecipassero ad esso, sia spiritualmente con la fede e la ca­rità, sia sacramentalmente, con il banchetto della santa comunio­ne. La partecipazione alla Cena del Signore è sempre invero comu­nione con il Cristo, che si offre per noi in sacrificio al Padre. La celebrazione eucaristica, che si compie nella Messa, è azione non solo del Cristo, ma anche della Chiesa. In essa infatti il Cristo, perpetuando nei secoli in modo incruento il sacrificio compiuto sulla croce, mediante il ministero dei sacerdoti, si offre al Padre per la salvezza del mondo. E la Chiesa, Sposa e ministra di Cristo, adempiendo con Lui all'ufficio di sacerdote e vittima, lo offre al Padre e insieme offre tutta se stessa con Lui». (E.M. 3) La comunione che in precedenza veniva data all'inizio o alla fine della messa, con il Concilio Vaticano Il viene riportata all'interno della celebrazione eucaristica e, a differenza del passato, ne viene inoltre raccomandata la frequenza quotidiana, riprendendo così le disposizioni di Pio XII, poiché: «E evidente che la santissima Eu­ caristia, ricevuta frequentemente o ogni giorno, accresce l'unione con Cristo, alimenta più abbondantemente la vita spirituale, arma più potentemente l'anima di virtù e dà a colui che si comunica un pegno anche più sicuro della felicità eterna, i parroci, i confessori e i predicatori invitino con frequenti esortazioni e, molto zelo il po­polo cristiano a questo uso tanto pio e salutare». (E.M. 37) Il documento invita, inoltre, a fare della propria vita una vita di co­munione con Cristo, non limitando l'unione a Lui solo alla cele­brazione eucaristica: «Per la partecipazione del Corpo e del sangue del Signore, si spar­ge abbondantemente su ciascuno dei fedeli il dono dello Spirito Santo come acqua viva (cf Gv 7,37-39), purché esso sia stato rice­vuto sacramentalmente e con la partecipazione dell'animo, cioè con la fede viva, che opera attraverso l'amore. Ma l'unione con il Cristo, cui è ordinato questo Sacramento, non deve essere suscitata solo durante il tempo della celebrazione eucaristica, ma deve esse­re prolungata durante tutta la vita cristiana, si che i fedeli, contem­plando ininterrottamente nella fede il dono ricevuto, trascorrano la vita di ogni giorno nel rendimento di grazie, sotto la guida dello Spirito Santo e producano più abbondanti frutti di carità. Affinché, poi, restino con più facilità in questa azione di grazia, che è resa a Dio in modo eminente nella Messa, si raccomanda a coloro che si sono ristorati con la santa comunione, di sostare qualche tempo in preghiera». (E.M. 38) Ed infine per quanto riguarda il «culto della Santissima Eucaristia come Sacramento permanente», fatta propria l'espressione del Concilio di Trento, «il sacramento istituito come cibo, non sminui­sce il dovere di adorarlo», il documento ribadisce la legittimità ed il dovere dei cristiani di adorare il Santissimo Sacramento. «La devozione sia privata che pubblica verso il Sacramento dell'altare, anche al di fuori della Messa, secondo le norme stabilite dalla legittima autorità e nella presente Istruzione, è caldamente raccomandata dalla Chiesa, perché il Sacrificio eucaristico è la fon­te e il culmine di tutta la vita cristiana». (E.M. 58) Vengono ricordati i fini per cui vengono conservate le Sacre Specie ed il contesto dell'adorazione eucaristica: «La celebrazione dell'Eucaristia nel sacrificio della Messa è vera­mente l'origine e il fine del culto che si rende ad essa al di fuori della Messa. Infatti non solo le sacre Specie che restano dopo la Mes­sa derivano da essa, ma vengono conservate perché i fedeli che non possono partecipare alla Messa, per mezzo della comunione sacramentale, ricevuta con le dovute disposizioni, si uniscano al Cristo ed al suo sacrificio, che è elevato nella Messa. Perciò lo stesso Sa­crificio eucaristico è la fonte ed il culmine di tutto il culto della Chiesa e di tutta la vita cristiana». (E.M. sez. e) «I fedeli poi, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ri­cordino che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla co­munione, sacramentale e spirituale insieme. La pietà, dunque, che spinge i fedeli a prostrarsi presso la santa Eucaristia, li attrae a par­tecipare più profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di Colui che con la sua umanità infonde inces­santemente la Vita divina nelle membra del suo Corpo. Trattenen­dosi presso Cristo Signore, essi godono della sua intima familiarità e dinanzi a Lui aprono il loro cuore per loro stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da quel mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. Ali­mentano quindi, così, le giuste disposizioni per celebrare, con la devozione conveniente, il memoriale del Signore e ricevere fre­quentemente quel pane che ci è dato dal Padre. Attendano, dunque, i fedeli, con ardore alla venerazione di Cristo Signore nel Sacramento, secondo il loro stato di vita, e i Pastori li guidino a ciò con l'esempio e li esortino con opportuni ammoni­menti». (E.M. 50) «I Pastori provvedano perché tutte le Chiese e pubblici oratori in cui è conservata la Santissima Eucaristia restino aperti, almeno di­verse ore sia al mattino che alla sera, perché I fedeli possano age­volmente pregare davanti al Santissimo Sacramento». (E.M. 5]) «La Santissima Eucaristia, si custodisca in un Tabernacolo solido e inviolabile, e che sia davvero nobile». (E.M. 54) «Secondo la tradizione, davanti al tabernacolo arda perennemen­te una lampada, come segno dell'onore che è reso al Signore».(E.M. 57)

Ci sono santi la cui esistenza terrena si svolge nella normalità più assoluta. Altri invece ricevono doni speciali, come visioni celesti, estasi, facoltà intro­spettive, intuizioni profetiche. doni di guarigione. E ce ne sono alcuni chiamati a una intensa imitazione di Gesù e ricevono il dono di assomigliargli anche nelle sofferenze fisiche. Allora sul loro corpo appaiono le stig­mate, e con una certa frequenza, in particolari circo­stanze, come il Venerdì, la Quaresima. la Settimana Santa. Queste persone rivivono in forma mistica. ma con effetti fisici reali, le varie fasi della passione di Cristo, cioè la flagellazione, l'incoronazione di spine, la crocifissione. Si tratta di una fenomenologia che ha sempre suscitato perplessità. Però la canonizzazione di Padre Pio che, con le stigmate e altri carismi, è stato un esempio eclatante di questa fenomenologia. ha porta­to un nuovo modo di giudicarla e di valutare le perso­ne in cui si manifesta. Tra queste persone c'è una donna portoghese, morta nel 1955, quando aveva 51 anni, che gode fama di grande santità. Il suo nome è Alessandrina da Co­sta e visse a Balasar, piccolo centro non risolto lonta­no da Fatima. Da un punto di vista carismatico, la sua esistenza terrena ha molte assomiglia e con quella di Padre Pio. Alessandrina non aveva le stig­mate visibili, ma per trent'anni rimase immobilizzata a letto, e quel letto fu per lei una autentica croce. Spesso riviveva la passione di Cristo, in una forma così impressionante da spaventare tremendamente chi eri assisteva. Aveva colloqui quotidiani con Gesù, con la Madonna e anche lei, come Padre Pio, veniva picchiata a sangue da Satana e dagli spiriti del Male. Nata a Balasar il 30 marzo 1904, era figlia di una ragazza madre. Crebbe in grandi difficoltà economi­che e, data la situazione. anche psicologiche. Ma ave­va un carattere aperto, vivace, ottimista. Ebbe dalla madre una educazione religiosa seria e profonda. Frequentò la scuola solo per un anno e mezzo, senza dare alcun esame. A otto anni cominciò a lavorare sotto padrone. A 12 arali fu colpita da una gravissima ma­lattia e rischiò di morire. A 14 era già una signorina, e la sua persona, fine e delicata, emanava un forte fascino. Si invaghì di lei un giovanotto che. insieme ad altri due amici. entrò con la forza niella sua casa per violentarla. Ma la ragazza, per salvare la propria purezza, si gettò dalla finestra, riportando gravi con­seguenze alla colonna vertebrale. Per sette anni fu curata inutilmente e poi finì a letto, paralizzata.All'inizio fece di tutto per guarire. Pregava chie­dendo a Dio la grazia della salute, ma quando si rese conto che. quella era la sua missione, cioè la sofferen­za, accettò volentieri il calvario e lo visse con il sorri­so sulle labbra fino alla morte. La causa di beatificazione di Alessandrina, iniziata nel 1967, è già a buon punto. Infatti, la mistica porto­ghese è stata proclamata "venerabile" nel 1995. Ora la Commissione per le Cause dei Santi sta valutando una guarigione, avvenuta per intercessione di Alessandrina, che potrebbe diventare il miracolo che apre le porte per la beatificazione. Postulatone della Causa è il salesiano Padre Pa­squale Liberatore al quale abbiamo rivolte alcune do­mande.Padre Pasquale, qual è, secondo lei, la caratte­ristica più propria della spiritualità di Alessandrina? «Mi piace che mi ponga questa domanda. È come voler andare subito al cuore di questa esistenza bene­detta: Alessandrina è una -crocefissa-. A 21 anni si è messa a letto e ci è rimasta per 30 anni, ininterrotta­mente fino alla morte. Dall'ottobre 1938 al marzo 1942, e cioè per tre anni e mezzo visse, anche visibilmen­te, la Passione di Cristo. Il fenomeno, che si ripeté ogni settimana per 182 volte, durava dal giovedì al venerdì».Può descriverlo? «Alessandrina entrava in uno stato di estasi e in quella condizione "riviveva" le varie fasi della Passione di Cristo. così come sono raccontate nei Vangeli. Le sue sofferenze fisiche si acuivano già il gior­no prima, giovedì, e crescevano durante tutta la notte e il mattino seguente, raggiungendo il loro culmine nelle tre ore del venerdì, dalle 12 alle 11-9.«Esistono diverse testimonianze scrit­te di persone che hanno assistito a quel­l'evento. Ci sono anche dei filmati e pa­recchie fotografie. A mezzogiorno Ales­sandrina scendeva dal letto. Non si sa come facesse, perché vi giaceva immobi­lizzata dal 1925. Ma nel periodo in cui "riviveva la passione essa si muoveva come se la paralisi non esi­stesse.«Scesa dal letto, si prostrava sul pavimento, con le braccia stese lungo i fianchi e restava a lungo in quella posizione assorta in preghiera, come Gesù nel­l'orto del Getsemani. L'agonia nell'orto era lunga e penosa. Alessandrina emetteva gemiti profondi e la si sentiva singhiozzare.«Seguivano, sempre in forma di "rappresentazio­ne". come in un film, tutte le altre fasi della "Passio­ne di Gesù": la cattura da parte dei soldati romani, il processo davanti a Pilato, la flagellazione, l'incoro­nazione di spine, il viaggio al calvario e la crocifis­sione.«Alessandrina soffriva realmente e in modo cru­dele. 1 presenti, sacerdoti, laici e anche medici, se­guivano preoccupati. Alessandrina, pallida, terrea in volto, sudava e i suoi capelli si impastavano sulla te­sta. AI termine del fenomeno, il suo corpo era pieno di lividi, ecchimosi, ammaccature.«I medici approfittavano per fare degli esperimen­ti. La pungevano con degli spilli, sotto le unghie, vici­no agli occhi, e lei non sentiva niente. Nella "rappre­sentazione" del viaggio al calvario con la croce sulle spalle si verificavano sempre anche le tre cadute in­dicate dai Vangeli. Alessandrina restava a terra, come schiacciata dal peso della croce. Una volta un medico tentò di risollevarla e si accorse che era pesantissima. Chiese aiuto ai colleghi presenti, ma anche in due, in tre non riuscirono a sollevarla di un millime­tro. Alessandrina era come incollata al pavimento. Fi­nita l'estasi, diventava leggera: in quel periodo il peso del suo corpo era di appena 34 chili.«Il fenomeno del "rivivere" la Passione di Cristo durò fino al 27 marzo 1942. Poi iniziò l'altro grande fenomeno, quello del digiuno totale».Cioè? <<Per 13 anni e sette mesi Alessandrina non as­sunse nessun tipo di cibo o di bevanda. Si nutriva solo con l'Eucaristia che le veniva portata dal parroco tutte le mattine. Gesù le aveva detto: "Non ti alimenterai mai più sulla terra. II tuo alimento è la mia carne:il mio sangue. Grande è il miracolo della tua vita".,Alessandrina sentiva in modo fortissimo gli stimoli della fame e della sete, ma se prendeva anche solo un goccia d'acqua veniva presa da dolorosi conati di vomito>, Che cosa dicevano i medici del tempo?«Il fenomeno incuriosiva tremendamente la scien­za medica. Nessun medico credeva che potesse, verifi­carsi un fatto del genere. Poiché i fedeli gridavano al miracolo, i medici, che in quel periodo erano quasi tutti atei dichiarati, volevano dimostrare che era tut­to un imbroglio e riuscirono a convincere Alessandrina a sottoporsi a un controllo scientifico in ambiente ospedaliero. Alessandrina accettò ponendo però una condizione: poter ricevere tutte le mattine la Comu­nione.«Nel giugno del 1943, l'ammalata venne condotta all'ospedale di Foce del Douro, vicino ad Oporto, e affi­data alle cure del professor Gomes de Araujo, della Reale Accademia di Medicina di Madrid. specialista in malattie nervose e. artritiche. Qui vi rimase per 40 giorni. isolata da tutti, sotto stretto controllo di colla­boratori del celebre medico. che la sorvegliavano gior­no c: notte. Dovettero alla fine concludere che si tro­vavano di fronte a un fatto assolutamente inspiegabile.«Alle sofferenze della "passione" e del digiuno. si devono aggiungere le vessazioni diaboliche c le incomprensioni umane. Il demonio la disturbò in tut­ti i sensi, con tentazioni contro la fede c assalendo il suo corpo, gettandola dal letto e procurandole ferite. Né minore fu la sofferenza derivante dall'incompren­sione umana. E non parlo solo di quella, scontata, di chi agiva per pregiudizio, una anche di quella prove­niente dagli uomini di Chiesa che. pur con retta in­tenzione, accrebbero la sua crocifissione. Insomma, fu una crocefissa per tutto il corso della sua esi­stenza. Alessandrina nel suo letto. Tutte queste sofferenze avevano certamente uno scopo particolare, una missione specifica.«La remissione di Alessandrina è stata quella di scuotere il mondo siigli effetti del peccato, invitare alla conversione. offrire una testimonianza di vivissima partecipazione alla Passione di Cristo e quindi di contributo alla redenzione dell'umanità.« "Voleva chiudere l'inferno' è il titolo di un libro di Don Pasquale Umberto, suo direttore spirituale. Quel titolo riassume la missione di Alessandrina. Durante un'estasi fu sentita dire: "O Gesù, chiudete le porte dell'inferno! Collocatemi come sbarra sui quelle soglie affinché  più nessuno si perda! Lasciatemi colà sino alla fine del mondo, a che vi sono peccatori da salvare".«Sulla sua tomba, Alessandrina ha voluto che fos­se scritto: "Peccatori. se le ceneri del mio corpo posso­no essere utili per salvarvi, avvicinatevi. passatevi sopra. calpestatele fino a che spariscano. Ma non pec­cate più: non offendete più il nostro Gesù! Peccatori, vorrei dirvi tante cose! Per scriverle tutte non baste­rebbe questo grande cimitero. Convertitevi. Non offen­dete Gesù! Non vogliate perderlo per tutta 1'eternità! Egli è tanto buono. Basta col peccato. Amate Gesù: amatelo!-. Una missione dunque da grande mediatri­ce: caricarsi dei peccati dell’umanità ed espiarli ai fini della salvezza,>. Pensa che una simile missione sia valida anche nel nostro tempo? Quale interesse può suscitare nell'uomo di oggi?«Quando la santità è autentica il messaggio che ne promana va oltre il tempo, è sempre attuale. Alessandrina scuote l’uomo di oggi per la sua carica profetica. Si impone l'analogia con P. Pio, espressione viva anch'egli del Crocefisso. La sua recente Canonizzazione ha interessato milioni di persone. Chi direbbe che vite di questo genere (si tratta di due con­temporanei) non abbiano presa sull'uomo di oggi? Chi conosce Alessandrina ne rimane affascinato. Ri­cevo lettere da tutto il mondo con richiesta di imma­gini e reliquie. Molti scrivono per segnalare grazie ottenute per intercessione di Alessandrina. La stia tomba (che si trova oggi nella Chiesa parrocchiale di Balasar) è meta di continui pellegrinaggi il flusso di circa 30 mila persone ogni mese». 
Dicembre 2002 tratto dal giornale Medjugorje Torino
Renzo Allegri

 

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